Cobas Poste

‘INSORGIAMO’

(FACCIAMO NOSTRE LE PAROLE D’ORDINE DEI LAVORATORI GKN)

Da anni in poste il sindacalismo di base e conflittuale ha intrapreso una via unitaria che oggi viene finalmente

adottata a livello nazionale e intercategoriale.

Difatti tutte le lavoratrici ed i lavoratori militanti del sindacalismo di base, di tutte le categorie e in tutti i territori, hanno

avviato un percorso unitario per far fronte alle sempre crescenti arroganze padronali capitanate, oggi, dal governo

Draghi.

Uno stato di agitazione permanente che vedrà nello sciopero generale dell’11 ottobre un caposaldo importantissimo.

Non certamente il punto di arrivo ma un passaggio fondante per continuare, a partecipazione allargata e compatta,

una sempre più necessaria opposizione alle politiche messe in atto contro il mondo del lavoro.

Di fronte agli attacchi sistematici abbiamo l’obbligo di resistere e di non perdere di vista, come categoria postale,

quel che accade in altri settori che è esattamente ciò che accade a noi stessi. Noi, lavoratori postali, che siamo già

da tempo sotto la scure della privatizzazione e soggetti ad un disegno politico e padronale che agisce indisturbato

ovunque, che taglia posti di lavoro, che aumenta carichi e rischi, ritmi e controllo, che deroga sulla sicurezza, che

tiene bassi i livelli salariali mentre aumenta il costo della vita, che svende il pubblico per arricchire il privato e per

farlo aumenta le tariffe dei servizi, che abbatte i costi del lavoro, abbassa la qualità perfino di quei servizi realmente

essenziali e necessari a noi tutti come la sanità, la scuola, i trasporti, l’energia, il servizio postale, la tutela del piccolo

e medio risparmio.

Poste è una parte del tutto -il sistematico taglio del personale (più di 15.000 negli ultimi 4 anni), le

disorganizzazioni che ne conseguono, l’aumento dei prodotti e dei carichi di lavoro, la flessibilizzazione del

lavoro (distacchi, abbinamenti, straordinari, clausola elastica), la sua precarizzazione (sempre più ctd a

fronte di migliaia di pensionamenti), le continue pressioni, la repressione come arma quotidiana, l’arroganza

di capetti fomentati da premi ad personam, il contenimento salariale orchestrato con i sindacati concertativi￾e rientra in un disegno più generale costruito scientificamente dalle classi dirigenti che sottovalutano però la capacità

di reazione delle lavoratrici, dei lavoratori e dei fruitori dei servizi.

I signori del potere esprimono la loro forza con totale arroganza ma in realtà la vera forza è nei numeri. Solo la

classe lavoratrice unita può, anche numericamente, cambiare davvero il corso delle cose.

Il capitalismo continua ad usare la crisi economica e sanitaria come grimaldello e lasciapassare delle peggiori

angherie sociali di cui sono vittime gli ultimi della società, tra questi le lavoratrici ed i lavoratori, chiamati l’11 ottobre

allo sciopero ed alla partecipazione attiva necessaria a opporre una resistenza sempre più importante per il futuro

di tutti noi.

Pur senza entrare nelle questioni del passato, ma solo analizzando con la dovuta attenzione la criticità della fase

attuale (GKN, WHIRLPOOL, ecc.), caratterizzata dai licenziamenti facili scaturiti dall'inciucio governativo/padronale,

si può ben capire come diventa fondamentale una piena presa di coscienza anche nella nostra categoria.

È con la lotta contro questo spietato sistema socio-economico e contro i suoi spavaldi esponenti che vanno difesi i

posti di lavoro, così come con azioni mirate e determinate si possono ottenere migliori condizioni lavorative.

Siamo stati, siamo e saremo bersagli delle politiche liberiste, sempre più ciniche e feroci nei confronti dei più deboli,

e soltanto se uniamo le forze possiamo contrastarle in modo efficace e conseguire risultati importanti.

Bisogna agire e reagire con determinazione e concretezza, non esistono alternative all'azione conflittuale. Altre

scappatoie non sono altro che autentiche illusioni.

"NON ESISTONO LIBERATORI. SONO I POPOLI CHE SI LIBERANO DA SÉ".

Le stesse cose che ha ribadito il collettivo di fabbrica dei lavoratori GKN all’indomani del ricorso vinto contro i

licenziamenti: “la mobilitazione continua perché non c’è salvezza fuori dalla mobilitazione. E perché ci sono 30 anni

di attacchi al mondo del lavoro da cancellare.”

FAI SENTIRE FORTE LA TUA VOCE CONTRO L’AGGRESSIONE AI TUOI DIRITTI.

FAI VALERE LA FORZA DELL’UNITÀ DEI LAVORATORI CONTRO LE

POLITICHE CHE CI AFFAMANO E CI TOLGONO LA DIGNITÀ.

L'11 OTTOBRE NIENTE LAVORO, UNISCITI A NOI E SCIOPERA. 

CCNL
LA MONTAGNA HA PARTORITO
IL SOLITO TOPOLINO
Grande vittoria hanno titolato a caratteri cubitali i soliti sindacati firmatari concertativi finalmente abbiamo
firmato il CCNL dopo un’aspra battaglia in cui l’azienda voleva imporre un
contratto a senso unico con arretramenti normativi e quant’ altro…
Nella premessa al contratto dicono che
non si poteva far di meglio in quanto
il paese non cresce e non cresceva a
causa della pandemia e bla bla… anche se siamo in presenza, per ciò che
riguarda poste, di una fase di indubbia espansione con risultati di bilancio
più che positivi e dividendi sempre
crescenti per gli azionisti, ma di contro i nodi strutturali irrisolti per quanto
riguarda la divisione corrispondenza
dove l’ e-commerce non bilancia in
termini di ricavi il declino dei servizi
postali… ed anche se nella piattaforma presentata dagli stessi sindacati
firmatari ai lavoratori qualche mese
fa si parlava delle stesse dinamiche,
ma in termini positivi: «Poste Italiane
sta vivendo una fase “anticiclica” con
ottimi risultati di bilancio, di valore sul
mercato (cresciuto di quasi il 70%), di
apprezzamento nell’opinione pubblica/clientela …. I dati del Bilancio… il
gradimento del mercato borsistico…
sono segnali positivi sullo stato di salute del Gruppo, propedeutici ad un
giusto ed equo rinnovo contrattuale
che riconosca, anche sul piano meramente economico, i sacrifici fatti da
tutti i lavoratori in questi anni» tant’è
che si chiedevano 175,00 euro lordi
di aumento. Nonostante fosse a nostro parere insufficiente tale importo,
siamo fanalino di coda in quanto a salario, su questa richiesta avevamo già
avanzato dubbi rispetto alla pratica in
uso del solito gioco tra le parti: ti chiedo 175 nella speranza di averne una
piccola parte.
Su questo passaggio ci pare necessario ricordare che oltre agli utili di bilancio raggiunti, anche nel periodo di
pandemia più conclamata, i risultati
riportati dall’e-commerce, messi nero
su bianco sul documento aziendale
(sostenere e innovare), ci collocano
al primo posto come azienda in continua crescita e con dividendi sempre
in aumento per gli azionisti, al punto che ci si è spinti all’acquisizione
di Nexive e chiaramente della sua
quota di mercato, alle acquisizioni di
quote di maggioranza di alcuni competitor nell’ambito dell’e-commerce e
la prossima costruzione di 2 Hub a
Milano e Roma, gemelli di quello di
Bologna.
TUTTI SEGNALI NON CERTO DI
UN’AZIENDA IN DIFFICOLTÀ!
Ma partiamo dalla questione principale secondo i sindacati firmatari
ovvero la
PARTE ECONOMICA:
110,00 euro lorde di aumento di cui
20,00 euro per l’aumento dei ticket e
90,00 euro dei minimi tabellari (livello
C medio di riferimento);
20,00 euro aumento ticket così articolato: incremento dei buoni pasto di
50 centesimi totale per 4 settimane
10,00 euro mensili a partire da luglio
2022,
quindi tra un anno.
Da luglio 2023 (a sei mesi quindi dalla scadenza del contratto) ulteriori 50
centesimi per 4 settimane altri 10,00
euro di aumento mensile, ticket che
“toccherà” così la cifra di 6,00 euro al
giorno,
tra due anni.
90,00 euro lordi di aumento
65,50
euro netti
sempre livello C così divisi:
48,00 euro da luglio 2022 cioè
35,04
euro netti
(prima trance di aumento
tra un anno).
42,00 euro da luglio 2023 quindi tra 2
anni, cioè
30,66 euro netti a 6 mesi
dalla scadenza del contratto
.
Infine la vacanza contrattuale: solita storia, si fa slittare il contratto poi
si compensa con l’una-tantum con
enorme risparmio per l’azienda, facendo passare la cosa come una
grande vittoria e salario in più. Nello specifico
per il 2020 euro 900,00
lordi e per il 2021 euro 800,00 lordi,
1700,00 euro lordi totali.
Ma facciamo un po’ di conti per
avere chiara la questione:
se l’aumento è di 110 euro lordi moltiplicati x
12 sono 1320 euro lordi + tredicesima
e quattordicesima, senza i 20 euro di
ticket e quindi solo i 90 euro lordi di
aumenti tabellari, sono altri 180 euro
lordi, quindi il risparmio contrattuale
per l’Azienda per il 2020 è di 1320 +
180 euro cioè uguale a 1500 euro a
cui vanno sottratti i 900,00 euro dati
come vacanza contrattuale risultano esatte
600 euro risparmiate per
ogni dipendente
. Se moltiplichiamo
poi questo risparmio per 120.000 dipendenti, risulta evidente che poste
ha sottratto dalle tasche dei lavoratori solo per l’anno 2020 68 milioni di
euro.
Facciamo lo stesso per il 2021 con
vacanza contrattuale di 800 euro lorde: 1500 meno 800 uguale
700 euro
risparmiate
per 120.000 dipendenti
totale 84 milioni di euro, il che equivale a dire, per gli anni 2020 e 2021,
un risparmio sugli stipendi dei lavoratori di ben 152 milioni di euro. Senza
contare l’anno 2019 con i suoi 700,00
di una-tantum e con l’ulteriore risparmio per l’azienda di 800,00 euro per
ogni lavoratore e senza contare, ancora, che il primo aumento si avrà a
luglio 2022 dopo ulteriori 6 mesi.
Una una-tantum per vacanza contrattuale dall’apparenza appetibile,
ma che ha tolto salario ai singoli
lavoratori per complessivi 1300,00
euro e che ha fruttato all’azienda
ben 152 milioni di euro.
PARTE NORMATIVA:
I sindacati concertativi scrivono che
hanno condotto una strenua battaglia
contro l’aggressività aziendale tesa
al peggioramento delle questioni normative conquistate in anni di lotte…
A noi questa premessa, oltre che
pretestuosa, ci pare il solito gioco
delle parti: si evidenzia uno spauracchio per poi far digerire ai lavoratori
un contratto pessimo. Infatti di fronte
alle richieste (se vere) dell’azienda,
di diminuire il periodo di comporto ad
un anno invece di due anni, eliminando gli intervalli tra i singoli eventi ed
in più di non pagare i primi tre giorni
di malattia, l’unica risposta non poteva che essere quella di chiamare
immediatamente i lavoratori allo sciopero e quindi alla lotta, come segno
inequivocabile che queste conquiste
non si possono mettere in discussio

ne e come monito e chiaro segnale
per l’azienda e per la sua arroganza.
Per cui ci sembra alquanto strano
“parlare strenuamente” intorno a tali
tematiche e non scagliare la forza
dei lavoratori compatti se poi non
dai contropartite, e la concertazione
chiaramente significa proprio questo.
Inoltre, come dicevamo, è alquanto
usuale agitare simili “spauracchi” tra i
lavoratori (cosa questa fatta puntualmente) per giustificare tutte le scelte al ribasso che si fanno facendole
passare poi per grandiose conquiste.
ORARIO DI LAVORO: è rimasto
pressoché invariato ma va sottolineato come nella piattaforma rivendicativa sindacale per il rinnovo del
contratto, presentata alcuni mesi fa
i sindacati scrivevano testualmente: «occorre rendere più concreto
ed esigibile il contenuto del comma
VIII, con riferimento alla turnazione
di tutto il personale; dobbiamo cioè
superare la situazione di “turno fisso”
oggi riguardante molte figure professionali» Il che significa rinunciare di
fatto ai diritti acquisiti come quello di
poter avere una vita familiare e personale che non venga stravolta continuamente dalle logiche di flessibilità
selvaggia e asservimento all’Azienda, davvero un bell’approccio di questi “rappresentanti” degli interessi dei
lavoratori.
Art. 36 FERIE: condivisa la possibilità della fruizione frazionata della
giornata di ferie, in misura pari alla
metà dell’orario giornaliero, anche
questa è una grande vittoria….
Ma chiaramente
il vero problema
è che con l’accordo sindacale del
28/03/2018 sulle ferie si è andati
oltre a ciò che stabiliva il contratto
dove si ribadiva che: «Il periodo
di ferie è finalizzato a reintegrare le
energie psico fisiche del lavoratore”
e che la società assicura 2 settimane continuative di ferie nel periodo
15 giugno - 15 settembre e su richiesta un’ulteriore settimana di ferie nel
periodo 15 gennaio - 15 aprile» ora
invece a gennaio devi dare una programmazione di tutte le tue ferie per
tutto l’anno, come se uno sapesse
in anticipo quando è il momento di
reintegrare le energie psico-fisiche
o quando, per eventi ed impegni familiari, si ha bisogno delle stesse e,
se il congiunto lavora, quale sia la disponibilità in relazione al suo lavoro,
praticamente anche qui si ribadisce
l’asservimento totale all’azienda e la
fine della vita privata dettata dai tempi e dalle pregiudiziali dell’azienda.
LAVORO AGILE: si parla nei
termini come conciliazione della vita
familiare con quella lavorativa e di
come sia ecologicamente appropriato e positivo in quanto elimina l’andare in ufficio e quindi gli spostamenti
e l’immissione di CO2 nell’area… ma
questo strumento, se non ben normato, come spesso è accaduto in
questo periodo, impegna il lavoratore
per l’arco dell’intera giornata senza
un tempo reale di lavoro, diminuisce
o annulla del tutto la partecipazione
ed il confronto con gli altri colleghi
alienandone la partecipazione alla
vita sociale e sindacale lavorativa. I
sindacati dichiarano solo l’intento di
occuparsene ed estendere la possibilità delle assemblee anche a questi
lavoratori, attendendo i tempi per la
verifica sul funzionamento dell’impianto regolatorio varato dalle parti,
ora avocato in crisi pandemica dal
governo.
ASSEMBLEA: evitare il disagio
alla clientela nei primi 2 giorni di pagamento pensioni, quindi si può indire l’assemblea, ma non in quei giorni...
ulteriore restrizione dei diritti
sindacali.
Art. 22 RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO:
anche qui toni trionfalistici perché
l’azienda voleva portare dall’8% al
13% il ricorso a questi contratti...
chiaramente si sarebbe dovuto fare
un discorso di occupazione stabile
che non è la prospettata “buona occupazione” intesa come il favorire chi
ha già lavorato in poste e quindi presenta una maggiore professionalità,
cosa buona questa, se non fosse per
il fatto che stiamo assistendo ad una
drastica riduzione di personale ed ad
un ricorso costante ai contratti a tempo, con un reintegro delle uscite di
personale al 40%. Si è passati infatti
dai 138.000 dipendenti del 2017 ai
124,000 del 2020 (in sostenere ed innovare l’azienda vantava il fatto che
si era andati oltre le più rosee previsioni) e che nel 2024 scenderemo
a 120.000 unità. Sarebbe necessario
invece parlare di piano occupazionale stabile e reintegro al 100% di tutte
le uscite con l’assunzione a tempo
indeterminato di tutti i ctd, e non di
buona occupazione che non garantisce l’inserimento di tutti i precari.
Art. 23 PART-TIME: anche qui
lotta contro la pretesa aziendale di
modifica unilaterale di part-time di
durata non predefinita (ex miste) rimandando al mittente tale richiesta
che invece, questa la vittoria, deve
essere concordata con il lavoratore
assistito da un
rappresentante sindacale.
In pratica il rafforzamento di tutte le
istanze di concertazione, cogestione
e partecipazione del sindacato alle
politiche aziendali, cosa questa che
per noi lavoratori fa a pugni con la
nostra tutela.
Rimandiamo al mittente l’ennesimo contratto truffa per una vera
inversione di tendenza: i sacrifici
fin qui fatti devono, anche per noi
lavoratori, avere un vero ritorno
positivo sia in termini economici che normativi, riprendiamoci il
nostro giusto peso nella contrattazione.
Quale contratto di svolta? sempre
più un contratto a senso unico tra
azienda ed il suo alter ego: i sindacati cogestori, dove i lavoratori, per
questi “sindacati”, non hanno più alcun peso di contrattazione.
Un contratto in cui era necessario
rimettere concretamente al centro
l’
occupazione, a partire dall’assunzione di tutti i CTD e la fine del precariato sfruttato, ricattato ed usato
anche come grimaldello per estendere a tutti i dipendenti le intensificazioni e le prestazioni non dovute che
invece richiede continuamente ai Ctd
sotto minaccia del non rinnovo del
contratto, dove i diritti dei lavoratori
e le regole sottoscritte dalla stessa
Azienda vengono calpestate ed immolate alla logica del profitto e quindi
della massima flessibilità ovunque e
comunque.
FACCIAMO VALERE LA
NOSTRA FORZA
VOTIAMO NO A QUESTO
ENNESIMO CONTRATTO
CAPESTRO
NON FACCIAMOCI
ABBINDOLARE
DIFENDIAMO I NOSTRI DIRITTI
ED INTERESSI
COBAS poste

Le trasformazioni in Poste hanno assunto un ritmo travolgente, furibondo.

Non manca giorno che una novità, sia di ordine interno (nuove disposizioni, nuovi lavori, nuove flessibilità) che esterno

(acquisizioni di società, posizionamento nel mercato borsistico, espansione del suo raggio d’intervento, dalle assicurazioni ai

nuovi servizi di gas ed energia) ci piombi addosso “unilateralmente”, senza cioè che possa procedere una discussione collettiva,

tutto è assunto a prescindere, l’azienda marcia senza interlocutori, senza ostacoli…

I “pieni poteri”, matrice delle diseguaglianze sociali, qui non vengono teorizzati ma praticati. I sindacati ormai sono chiamati

solo per suggellare le nuove scelte aziendali, per ratificare nuovi aumenti di produttività che determinano un progressivo

peggioramento della nostra condizione.

L’Azienda, nei posti di lavoro, si struttura concentrando i poteri e le decisioni sempre più in alto, in un manipolo ristretto. Non

solo le categorie di massa (portalettere, sportellisti, logistica e cmp) sono privati di qualsiasi autonomia nel loro lavoro ma ora

questa sottrazione di potere e decisioni si estende ai consulenti, ai responsabili locali di recapito, ai direttori di ufficio. I toni

arroganti e l’aggressività delle videoconferenze, vittime direttori e consulenti, “trattati come cani” dalle filiali dimostra che

quello che vogliono non è essere stimati, ma temuti.

E una nuova organizzazione del lavoro si adegua al “clima militaresco”; non cercano collaborazione ma obbedienza, fedeltà al

comando; al posto delle “linee guida”… ordini; la prestazione lavorativa, svuotata dalla peculiarità umana, è robotizzata,

uniformata; il conformismo, la nuova divisa; il dissenso diventa insubordinazione, attentato alla mission aziendale, al profitto,

simulacro sdoganato anche dai sindacati.

I lavoratori, così senza rappresentanza, vivono nella solitudine più nera, disperata, questo flusso che pare non arrestarsi di

fronte a nulla; ognuno è lasciato solo, con i suoi problemi, con i suoi drammi, e nessuno sa come uscirne, pare una galera

psicologica ma è invece reale, concreta…fuori dal lavoro ti sembra di essere “libero”, dentro uno schiavo impotente.

Da questa complessiva condizione si esce insieme. Ognuno, con i “suoi” specifici problemi (di orario, salario, casa, figli…di

stabilizzazione, di trasferimento, di lavoro agile, di orari sforati e non pagati, di part-time imposti…) è parte di una stessa radice:

la sottomissione assoluta all’impresa, ai suoi principi economicisti, alla sua autorità, indiscussa, intoccabile, sacra.

PER QUESTO C’È NECESSITÀ DI UNA ROTTURA, DI UNO SCIOPERO.

Uno sciopero che segni un punto chiaro e fermo: che avvii una svolta. Serve un colpo decisivo di autonomia nostra, un

momento in cui concentrare la nostra rabbia, sofferenza, i diritti negati, le nostre esigenze sempre posticipate o, ipocritamente,

“compatibili” con le esigenze aziendali.

Noi proponiamo lo sciopero. Lo proponiamo con una lettera aperta per avviare una discussione a fondo, con tutti i lavoratori,

affinché maturi, si precisi meglio, anche nei dettagli rivendicativi, fino a diventare lo strumento di ognuno di noi, sentirlo nostro.

Noi, come sindacalismo di base, lo proponiamo ma diciamo subito che non è nostro, non delle sigle, ma delle lavoratrici e dei

lavoratori; che noi mettiamo la firma, cioè diamo la copertura legale.

Ripetiamo: lo sciopero non è nostro ma delle lavoratrici e dei lavoratori – se lo decideremo.

Una giornata in cui i lavoratori delle Poste, così bistrattati, derisi, “incapaci di lottare”, divisi, individualisti, sconfitti, facciano di

quella giornata un episodio storico. Di questo c’è bisogno.

Avviamo ora una campagna sulla necessità dello sciopero con lo scopo di raccogliere adesioni, consensi, saggiarne la maturità.

In seguito, indiremo una assemblea nazionale on-line per fare il punto di dove siamo arrivati e scambiarci lì le nostre opinioni

e prendere una decisione collettiva.

le Lavoratrici ed i Lavoratori di

CUBposte COBASposte SI COBASposte

Titolammo così a novembre del 2020 su un nostro volantino dopo l’intervento dell’Asl nell’UP Rm 90 da noi chiamata per risolvere gli annosi problemi inerenti la salute e la sicurezza.

 Tutto ciò dopo aver chiesto all’azienda (Filiale RM est), come O.S. Cobas Poste, un sopralluogo per verificare le condizioni di salute e sicurezza dopo le diverse richieste di intervento dei lavoratori, sopralluogo che ci venne negato, forse perchè memori di un’iniziativa analoga (UP Rm 84) dove l’azienda, dopo la nostra denuncia all’asl, si è vista costretta a ristrutturare l’intero ufficio che ora vanta una più che ottimale condizione di tutela della salute e sicurezza dei lavoratori ed un ambiente di lavoro giustamente confortevole, ed anche perché gli altri sindacati interpellati dai lavoratori non hanno mai voluto affrontare in termini concreti la pessima situazione dell’Up in questione.

 A nulla è valso anche aver elencato all’azienda, con nota scritta del 28 settembre2020, nel dettaglio tutte le criticità che mettevano in pericolo la salute degli operatori di sportello, tra le altre addirittura una postazione di lavoro che ostruiva l’uscita di emergenza ed un blocco sul maniglione antipanico. Abbiamo atteso una risposta dell’azienda per più di un mese; quest’ultima, anzi , nella sua arroganza, non solo non si è curata assolutamente della salute dei suoi lavoratori, ma addirittura ha trovato nella figura dei suoi responsabili, solo il tempo di andare nell’Up, con fare inquisitorio, al solo scopo di identificare chi erano i lavoratori che si erano rivolti al nostro sindacato.

Tutto ciò con l’entrata in campo, in contemporanea, dei rappresentanti sindacali concertativi che non hanno saputo fare altro che prospettare ai lavoratori che la loro iniziativa li avrebbe portati solo alla chiusura dell’ufficio e alla “deportazione” degli stessi a Colleferro, (l’ufficio più lontano della filiale Roma est) e che invece l’unica soluzione era quella di attendere l’azienda ed i suoi tempi, con la loro “supervisione”, nonostante la situazione era in questo stato disastroso ormai da numerosi anni.

A questo punto, dopo aver concesso più del tempo tollerabile all’azienda, abbiamo chiamato l’Asl che il 26 novembre è venuta per l’ispezione chiedendo e pretendendo chiaramente la nostra presenza, cosa questa che avevamo preannunciato all’azienda al momento del diniego al nostro sopralluogo.

Nella visita ispettiva l’Asl ha trovato moltissime mancanze relative alla tutela della salute, anche le più semplici e basilari, dalle postazioni di lavoro, alle sedie, alla sporcizia, all’illuminazione, alle sanificazioni dei fan coil, alla mancanza di un percorso e dei piani di evacuazione, alle infiltrazioni di acqua dal soffitto ecc. ecc., ed ha intimato all’azienda di procedere ad una ristrutturazione che tenesse conto di tutte le criticità da noi sollevate, riscontrate e certificate dalla ispettrice dell’ASL.

 Ristrutturazione che è terminata lunedì 14 giugno 2021 dopo ben 3 mesi di chiusura dell’ufficio.

Ora l’ufficio finalmente ha tutte le caratteristiche di vivibilità e sicurezza, sono state risolte finalmente dopo moltissimi anni tutte le problematiche e criticità che mettevano a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori. L’ufficio è anche arioso, luminosissimo, con postazioni, ambiente e spazi confortevoli , tutto ciò che necessità per poter svolgere in sicurezza e adeguatamente l’attività lavorativa, con un impianto di areazione (tra le molteplici criticità una delle più impellenti) molto potente e silenzioso, addirittura con split posizionati quasi su ogni postazione da poter comandare singolarmente ottenendo così un microclima quasi personalizzato. Queste chiaramente dovrebbero essere le condizioni di lavoro normali, non di certo i “tuguri” in cui spesso ci fanno lavorare.

Tutto questo a dimostrazione che è possibile modificare lo stato delle cose tanto più in situazioni, come queste, che mettono a repentaglio la salute e la sicurezza dei lavoratori. I ricatti, le intimidazioni, la rassegnazione, non debbono avere il sopravvento sulle giuste, non barattabili, richieste inerenti ai diritti e alla tutela della salute che a lungo andare minano anche il nostro futuro fuori dall’ambito lavorativo dopo decine di anni di posture sbagliate, di ambienti mal salubri, di sistemi di illuminazione non adeguati, di condizioni pessime lavorative, in un azienda poi che si fregia di un codice etico dove al centro di tutto dovrebbe esserci il rispetto dei lavoratori.

E’ necessario che non ci facciamo intimorire che rivendichiamo con forza i nostri diritti

 NOI CI SIAMO !! potete sempre contare su di noi,

ma chiaramente lo dobbiamo fare insieme

 

 CONSIDERAZIONI SUL RINNOVO CCNL

In questi giorni le OO.SS. firmatarie stanno facendo girare una piattaforma per il rinnovo del contratto scaduto nel 2018 e che interesserà il triennio 2019/2021, come sempre il rinnovo contrattuale arriva a ridosso, cioè in ritardo, della scadenza dello stesso che si sta firmando. Ricordiamo che l’ultimo contratto è stato firmato il 30 novembre 2017 ed è scaduto nel 2018, che quello precedente scaduto nel 2012 non è stato neanche rinnovato negli anni 2013-2016, ma dal 2012 siamo arrivati, saltando una contrattazione, all’ultimo scaduto da più di due anni. Secondo confindustria i contratti vanno aboliti ed è evidente che secondo i sindacati firmatari questi vanno diluiti.

A parte queste precisazioni, che però rendono palese un fatto non certo episodico, ma divenuto ormai strutturale nella nostra Azienda, che ha determinato e determina tuttora una perdita economica consistente per i lavoratori in quanto le varie una tantum non compensano e né tantomeno pareggiano tutti i mesi persi senza percepire alcun aumento contrattuale; la piattaforma, pur partendo dall’ assunto: “Poste Italiane sta vivendo una fase “anticiclica” con ottimi risultati di bilancio, di valore sul mercato (cresciuto di quasi il 70%), di apprezzamento nell’opinione pubblica/clientela …. I dati del Bilancio 2018, quelli dei primi due trimestri 2019 (con il costo del lavoro in calo), il gradimento del mercato borsistico e l’annunciato acconto sul dividendo 2019 (poco meno di 300 milioni) sono segnali positivi sullo stato di salute del Gruppo, propedeutici ad un giusto ed equo rinnovo contrattuale che riconosca, anche sul piano meramente economico, i sacrifici fatti da tutti i lavoratori in questi anni”, ricalca il rinnovo contrattuale precedente dedicando una parte consistente alle relazioni industriali e al welfare aziendale invece, fatte queste premesse, ci saremmo aspettati un contratto di svolta, una parte economica con aumenti finalmente degni ed invece…Nel dettaglio:

• Welfare aziendale. Anche in questo contratto si parla di incremento del welfare aziendale ricordiamo che in quello passato si sono destinati euro 12,50 per il piano sanitario + euro 8,00 per il fondo pensione in sostituzione dell’equivalente aumento salariale. Chiaramente siamo contrari, come più volte sostenuto, al welfare aziendale, che altro non è che la progressiva distruzione dello stato sociale, con la progressiva sostituzione di una gestione privatistica di servizi che dovrebbe invece garantire lo Stato (Welfare state) in cambio delle tasse che paghiamo, servizi vitali e necessari per tutti, che tendono ad attenuare le disuguaglianze sociali e che in questa pandemia hanno dimostrato la loro importanza vitale, basti pensare al servizio sanitario nazionale, servizi che invece ci vengono sottratti immolandoli agli interessi privati.

Ma a parte queste evidenti considerazioni facciamo anche i conti con il pallottoliere: quanti soldi abbiamo perso di mancati aumenti contrattuali fino ad oggi? Se calcoliamo che il contratto è stato firmato a novembre 2017, il calcolo è semplice, sono passati 40 mesi che moltiplicati per il mancato aumento di Euro 20,50 sottratto all’aumento salariale per fondo poste e sanità integrativa, fa ad oggi la cifra di 820,00 euro che avremmo potuto utilizzare come meglio credevamo. Ora anche in questo rinnovo contrattuale si paventa un ulteriore incremento del nostro salario trasformato in welfare aziendale. Si potrebbe obiettare che intanto c’è un fondo pensione, ed un’assicurazione sanitaria, ma vale la pena ricordare che fino a qualche anno addietro il TFR ha maturato un interesse (tra l’altro fisso) superiore a quello del fondo poste, senza contare che i fondi pensione sono soggetti alle leggi del mercato finanziario, alle obbligazioni e ci sono stati esempi più che negativi in questo senso: Enasarco (fondo agenti commercio) e Poligrafici Fondo complementare Casella che hanno accumulato negli anni perdite per milioni di euro, e il fatto che pochi hanno usufruito dell’assicurazione sanitaria, imposta per non perdere i soldi ad essa dedicati, mentre tutti avrebbero avuto circa uno stipendio in più da utilizzare come meglio volevano.

È chiaro che al sindacato e ai datori di lavoro conviene gestire questa enorme quantità di denaro mentre i lavoratori sono chiamati solo a finanziare con il proprio lavoro queste attività speculative, i primi ci guadagnano senza di fatto rischiare nulla, i lavoratori invece rischiano i propri soldi, i propri aumenti contrattuali, senza avere nessuna partecipazione diretta.

• Relazioni industriali. Si ribadisce il ruolo del Coordinamento Nazionale RSU e del territorio per le materie ad esso demandate (art. 2 lettera b); (art.4) che l’azienda fornisca, in regime di assenza di trasparenza, ai soli sindacati firmatari i documenti normativi riguardanti il rapporto di lavoro; si richiede di rendere più concreta la partecipazione agli indirizzi strategici dell’impresa dei sindacati art. 5; si propone inoltre l’istituzione di uno specifico Osservatorio paritetico sulla digitalizzazione del lavoro; allargando le competenze dell’Osservatorio sulla proposizione commerciale. Si puntualizza una questione rispetto all’articolo 11 (contributi sindacali).

In pratica il rafforzamento di tutte le istanze di concertazione, cogestione e partecipazione del sindacato alle politiche aziendali, in un’ottica sempre più neocorporativa e con sindacati chiamati a garantire la pace sociale, resta in vigore il sistema marcio della rappresentanza, distaccato dai luoghi di lavoro, svuotati dei poteri di decisione che escludono i Sindacati di base. Cose queste che per noi lavoratori fanno a pugni con l’enunciato finale di questo capitolo della piattaforma: “.. nel ribadire infine il ruolo imprescindibile dell’azione sindacale a tutela dei lavoratori”, la tutela dei lavoratori per l’appunto.

• Parte economica. Per quanto riguarda i contenuti della parte economica, come dicevamo, nonostante la premessa sull’aumento dei ricavi e degli utili raggiunti da poste, grazie anche a una costante riduzione della forza lavoro (frutto anche degli accordi di “ristrutturazione” sottoscritti dagli stessi sindacati negli ultimi anni con il taglio di migliaia di posti di lavoro) e da un notevole aumento della produttività individuale e generale, si parla di una richiesta di aumento nel triennio di 175 euro lorde (che ovviamente sono la base della contrattazione a cui chiaramente l’azienda cercherà di strappare un accordo al ribasso, nel gioco delle parti si chiede una cifra per ottenerne un’altra inferiore), il che equivale a dire 134 euro netti, a questi vanno tolti gli aumenti che andranno nel welfare aziendale ed inoltre tutti gli aumenti legati alla produttività. Viene infatti introdotta una struttura del salario che prevede il Trattamento economico Complessivo (TEC) costituito dal trattamento Economico Minimo (TEM), il salario fisso, e da tutti gli ulteriori trattamenti economici legati alla produttività, come l’ Elemento Distintivo della retribuzione (EDR) ovvero salario accessorio, da erogare mensilmente che tenga conto dell’aumento della produttività individuale e di sistema, ottenuta con le riorganizzazioni di tutti i settori produttivi, del calo degli addetti e dell’aumento dei ricavi pro capite.

Ancora una volta invece di proporre un contratto di svolta che vede un aumento considerevole del salario fisso, uno dei più bassi in Italia, si legano gli aumenti ad ogni tipo di salario accessorio con rivalutazioni delle indennità, della produttività per cui solo la presenza e il raggiungimento degli obiettivi aziendali, posti sempre un gradino più in alto, tra l’altro non cerificabili, può garantire un minimo di vivibilità, cosa questa non garantita a chi per patologie, malattie o quant’altro non possa assicurare all’azienda i richiesti standard di sfruttamento.

• Orario di lavoro. Altra chicca di questa piattaforma sindacale per il rinnovo contrattuale è l’articolo 29 nella parte normativa dove si dice testualmente: “occorre rendere più concreto ed esigibile il contenuto del comma VIII, con riferimento alla turnazione di tutto il personale; dobbiamo cioè superare la situazione di “turno fisso” oggi riguardante molte figure professionali”. Il che significa rinunciare di fatto ai diritti acquisiti come quello di poter avere una vita familiare e personale che non venga stravolta continuamente dalle logiche di flessibilità selvaggia e asservimento all’Azienda, davvero un bel regalino da parte di quelli che dovrebbero garantire gli interessi dei lavoratori, ma chiaramente la cogestione di cui dicevamo prima è questa ed è incompatibile con le istanze dei lavoratori.

• Ferie. Infine per quanto riguarda le ferie, art. 36, si richiede la fruizione anche su base oraria con relativa contabilizzazione.

Ma chiaramente il problema non è questo, il vero problema è che con l’accordo sindacale del 28/03/2018 sulle ferie si è andati oltre a ciò che stabiliva il contratto dove si ribadiva che: “Il periodo di ferie è finalizzato a reintegrare le energie psico fisiche del lavoratore…” ora invece a gennaio devi dare una programmazione delle tue ferie per tutto l’anno, come se uno sapesse in anticipo quando è il momento di reintegrare le energie psico fisiche o quando per eventi ed impegni familiari si ha bisogno delle stesse e, se il congiunto lavora, quale sia la disponibilità in relazione al suo lavoro, praticamente anche qui si ribadisce l’asservimento totale all’azienda e la fine della vita privata dettata dai tempi e dalle pregiudiziali dell’azienda.

Quale contratto di svolta? sempre più un contratto a senso unico tra azienda ed il suo alter ego, i sindacati cogestori, dove i lavoratori, per sé stessi, non hanno più alcun peso di contrattazione.

Un contratto dove era necessario rimettere concretamente al centro l’assunzione di tutto i Ctd e la fine del precariato sfruttato, ricattato ed usato anche come grimaldello per estendere a tutti i dipendenti le intensificazioni e le prestazioni non dovute che invece l’Azienda richiede continuamente ai CTD sotto minaccia del non rinnovo del contratto, dove i diritti e le regole sottoscritte dalla stessa Azienda vengono calpestate ed immolate alla logica del profitto ed alla massima flessibilità ovunque e comunque.

Rimandiamo al mittente l’ennesimo contratto truffa per una vera inversione di tendenza: i sacrifici fin qui fatti devono, anche per noi lavoratori, avere un vero ritorno positivo sia in termini economici che normativi, riprendiamoci il nostro giusto peso nella contrattazione.