L'ha stabilito il Tribunale di Roma ribadendo l'accordo del febbraio 2018
C’è una costante nella gestione del personale di Poste Italiane: quando un lavoratore osa chiedere il rispetto delle regole, l’azienda risponde come sa fare meglio. Ovvero con una sanzione disciplinare.
È successo ancora, ed è successo a Roma.
La vicenda riguarda un portalettere della Linea Mercato (lavoratore aderente al Cobas Poste) punito, con una multa da quattro ore di retribuzione, perché ha semplicemente fatto notare che la notifica degli atti giudiziari non destinati a grandi utenti non è di pertinenza delle linee mercato. Gli veniva contestato di aver rilasciato una serie di atti giudiziari e una raccomandata in contrassegno e tale posizione da parte del lavoratore è stata presa non per capriccio, ma in base all’Accordo Sindacale dell’8 febbraio 2018, che assegna quelle attività alle Articolazioni di Base e Linea Business, non alle Linee Mercato.
Poste Italiane, con la solita arroganza, ha pensato bene di trasformare un legittimo chiarimento in un atto di insubordinazione, arrivando persino a rifiutare la conciliazione prevista dallo Statuto dei Lavoratori e promuovendo un ricorso in tribunale contro il dipendente.
Il Tribunale di Roma ha però rimesso le cose a posto.
Il datore di lavoro, ricorda il giudice, ha l’onere di provare che il lavoratore abbia davvero violato un obbligo.
La Contestazione disciplinare è apparsa alquanto pretestuosa poiché priva, sin dall'inizio, di qualsiasi riferimento all’obbligo opinabilmente disatteso dal lavoratore. Infatti non vi è nessuna fonte normativa che attribuisca alle Linee Mercato la notifica degli atti giudiziari.
L’accordo dell’8 febbraio 2018 è inequivocabile: la Linea Mercato è un’articolazione distinta rispetto all’Articolazione di Base e alla Linea Business. Le sue attività sono elencate in modo specifico e non includono la notifica degli atti giudiziari.
A pagina 7 dell’accordo si chiarisce infatti che la struttura del recapito può prevedere tre articolazioni separate (Base, Business e Linea Mercato) e che solo le prime due – Base e Business – sono competenti per la notifica degli atti giudiziari.
In altre parole:
gli atti giudiziari non sono mansione delle Linee di Mercato, né l’accordo attribuisce loro tale obbligo. L’azienda non può quindi pretendere che il personale della Linea Mercato svolga attività assegnate ad altre articolazioni.
Per la consegna della raccomandata in contrassegno non destinata a grandi utenti, Poste Italiane non ha dimostrato che questo tipo di lavorazione rientri tra i compiti della Linea Mercato.
Il lavoratore ha invece spiegato – e il Modello MPT lo conferma – che per quell’indirizzo è prevista la consegna diretta al portiere, senza necessità di cercare il destinatario; invece la raccomandata in contrassegno richiede obbligatoriamente il pagamento da parte del destinatario, e quindi un contatto diretto con lui, non con il portiere.
Di conseguenza, quel tipo di consegna non era esigibile dalla Linea Mercato e non può essere considerato un inadempimento.
Insomma, nessun inadempimento, nessun obbligo violato, nessuna prova.
Solo la solita strategia: punire il lavoratore per piegarlo.
Il Giudice ha rigettato il ricorso di Poste Italiane, definendo la sanzione: infondata, generica giuridicamente e insostenibile, basata su una pretesa inesigibile.
La multa è dunque illegittima, e l’azienda dovrà anche pagare le spese di lite.
Una lezione che la dirigenza tutta evidentemente continua a non imparare.
Questa vicenda dimostra una cosa chiara: che, anche se può risultare faticoso, è necessario pretendere il rispetto delle regole da un'Azienda che molto spesso le omette a suo piacimento e tornaconto Quando i lavoratori conoscono le regole e pretendono che vengano rispettate, Poste Italiane li intimidisce con la sanzione disciplinare. Quest'ultima Infatti, ancora una volta, viene usata come strumento di repressione per ridurre al silenzio il dissenso dei lavoratori. In questo caso Poste Italiane l’ha impiegata non solo per colpire chi ha sollevato una questione legittima, ma anche per isolare colui che ha osato far valere la “regola” e inviare un messaggio minaccioso agli altri:
“Ecco cosa succede se pretendete il rispetto delle regole.” Ma alla fine il lavoratore informato ha fatto valere un suo diritto, una regola che non gli attribuiva una prestazione non di sua pertinenza: il conoscere le regole, i propri diritti è il primo passo per l'emancipazione contro i soprusi e lo sfruttamento aziendale.
Infatti, i lavoratori iscritti al Cobas, proprio perché consapevoli delle normative, non esitano a esporsi anche a procedimenti giudiziari pur di rispondere all’arroganza aziendale.
In queste dinamiche emergono tutte le contraddizioni tra gli enunciati più volte sbandierati dall’Azienda e la pratica quotidiana.
Nei corsi di formazione l'azienda parla di rispetto, di comunicazione, di collaborazione tra colleghi. Ma quando un lavoratore mette in pratica questi principi e chiede chiarimenti su un aspetto organizzativo, l’unica risposta dell’azienda diventa la contestazione disciplinare.
Per Poste Italiane, in definitiva, “comunicare” sembra significare solo una cosa:
obbedire, non creare problemi e accettare decisioni calate dall’alto senza discuterle.
Modus operandi spietato al quale ci opponiamo e ci dobbiamo opporre con forza in ogni circostanza e questa vicenda, insieme a mille altre, è la riprova che si può e si deve pretendere il rispetto delle regole e dei diritti questo è il primo passo per avere dignità e rispetto per il proprio lavoro.
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