UN POPE ALL'UFFICIO POSTALE

Erano passati tre mesi da quando era sta­to eletto, il clamore mediatico che aveva suscitato quella elezione non si era del tutto dissolto.
Come un’anima in pena an­dava avanti e indietro nel salone da dove si era affacciato per la prima volta vesti­to di bianco.
Quel giorno, dopo la fumata bianca aveva ricevuto il tributo della fol­la che aveva urlato il suo nome. Nei gior­ni successivi aveva seguito con interesse i dibattiti televisivi delle tv di stato, la scrivania era piena di giornali che parla­vano di lui.
Giornalisti, politici, filantro­pi, letterati e gente dello spettacolo ave­vano scandagliato la sua vita, rivelandone i segreti le passioni, l’infanzia, gli studi, la formazione.
Le domande più frequenti che essi ponevano e che infiammavano i dibattiti erano sempre le stesse; “Sarà un riformatore? Un conservatore? Un pro­gressista? Avrebbe proseguito il cammino del suo predecessore?”

“Sulla linea che aveva intenzione di segui­re aveva le idee molto chiare, ma da una ventina di giorni si era impantanato su una missione che doveva necessariamen­te espletare.
Si trattava della sua prima uscita o meglio visita informale, che la segreteria di stato gli aveva imposto di fare.
Niente di particolare, un rito che fa­ceva parte di un programma messo in atto già da chi l’aveva preceduto. Si trattava di organizzare una visita improvvisata di poche ore, in un luogo comune tra gente comune.
Il modo giusto per dare visibi­lità al suo profilo e all’incarico che si ac­cingeva a ricoprire.
Chi l’aveva preceduto aveva avuto delle idee brillanti e origina­li, l’ultimo alla prima uscita era andato a mangiare alla mensa dei poveri, poi si era recato in un campo di Rom, un altro aveva portato conforto ai disgraziati che bivac­cavano alla stazione centrale, nella stessa mattinata si era recato a trovare i mala­ti in ospedale e così via. Lui non sapeva dove andare, un’idea non l’aveva ancora trovata. Erano appena passate le undici, quando stanco era andato a sedersi die­tro la scrivania, Il telefono continuava a squillare, sapeva che erano loro.
Guardò la poltrona con i braccioli intarsiati, prima di lui si erano seduti uomini più illustri che avevano fatto la storia. I cassetti della scrivania erano stati lavorati con le stes­se finiture, legno pregiato. Ne aprì uno per semplice curiosità, pensava che fosse vuoto invece ci trovò dei fogli con delle scritte incomprensibili, cercò di decifrare la scrittura ma non ci riuscì.
Dallo stesso cassetto tirò fuori un libretto di preghiere e un altro che parlava di santi e di mira­coli dei miracoli, tra i due libretti trovò un opuscoletto di poche pagine che era stato piegato con cura.

Sulla copertina c’era stampata la scritta: “Vedo Rosso “, di seguito c’era una fra­se che gli mise un po’ di agitazione;“ La controinformazione necessaria per fron­teggiare il lavoro alle poste”. Pensò che si trattasse di materiale sovversivo, si chiese come era potuto accadere che fosse arrivato in quelle stanze?

Lesse avidamente le pagine successive, ma alla fine non trovò niente di tutto quello che aveva ipotizzato. Tirò un sospiro di sollievo, anzi tutto quello che aveva letto lo trovò abbastanza interessante.

“Perché no!” si disse, potrebbe essere la soluzione che cercavo”

Si alzò dalla sedia e suonò ripetutamente il campanello, un attimo dopo arrivò il suo segretario, aveva una faccia spaventata.

“Di cosa ha bisogno Pope? In cosa pos­so esserle utile?” Disse il segreta­rio con un marcato accento america­no.

“Ho trovato! “Disse il Pope “Oggi faremo la nostra prima visita informale. Tra venti minuti fammi trovare una macchina, vo­glio un’utilitaria di piccole dimensioni con un autista, non dobbiamo dare troppo nell’occhio !“

“Mi permetto di ricordarle che dovremmo informare la segreteria di stato, in quanto occorre predisporre una scorta armata … e .. e...! “

“Fa come ti ho detto Eduard, non intendo informare nessuno e non ho bisogno di scorte armate, questa sarà la mia prima visita a sorpresa. ““Andremo in un ufficio postale della città!” Aggiunse il Pope.

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Mezz’ora dopo una 126 bianca anno ‘77, sfrecciava per le vie di Roma. Il Pope e il segretario erano usciti da una porta se­condaria eludendo tutti i controlli. L’au­tista era un nero, Eduard l’aveva contat­tato su internet, con soli cinquanta euro li avrebbe fatto fare il giro di mezza città e riaccompagnati da dove erano saliti. I due non avevano idea dell’ufficio da visitare, chiesero al Nero se ne conosceva qualcuno possibilmente di una zona periferica.

“Ce n’è uno proprio sotto casa mia!” ri­spose questi e senza esitazioni si dires­se nella zona del Quadraro dove abita­va.

“E’ un ufficio di merda Eminenza, ma gli impiegati sono tutti brava gen­te, sono gli unici in tutta Roma che di­spongono degli introvabili moduli, intendevo quelli dei permessi di soggior­no”

“Sono sicuro che riceverà una grande ac­coglienza!“

Quando arrivarono davanti l’ufficio posta­le, la 126 bianca inchiodò con una paurosa frenata. Fuori una cinquantina di anzia­ni erano in attesa di entrare. “Cazzo! “esclamò il Nero “dimenticavo che oggi è giorno di pagamento pensioni !” Si fecero largo tra la folla inferocita che non aveva intenzione di far passare l’uomo vestito di bianco e i due che l’accompagnavano, volarono insulti e male parole. “Fate pas­sare il nuovo Pope “gridava il segretario spaventato. Quando arrivarono alla porta automatica il nero spinse il Pope e il se­gretario nella cabina per farli entrare. Fu per caso o forse per il peso eccessivo dei due, che la porta della cabina rimase bloc­cata. Una decina di minuti dopo, grazie al pronto intervento dei dipendenti, i due riuscirono a mettere piede nell’ufficio postale.

“Non è stata colpa vostra Eminenza, suc­cede spesso che la porta rimane bloccata!” disse Maria Maddalena addetta alla sportelleria. Tra i presenti era stata la prima a riconoscerlo e ad accoglierlo con un sorriso, la donna ebbe il tempo di ingi­nocchiarsi e dopo avergli baciato la mano cadde svenuta.

“Non pensavo che la mia persona potesse causa­re tutto questo” disse il Pope dispiaciuto!” “C’è una mancanza di aerea­zione, aspettiamo da anni che vengano ad istallare i condizionatori d’aria, stamattina è successo la stessa cosa a una vecch… “Non riuscì a completare la frase perché fu gelato dallo sguardo della di­rettrice. La responsabile dell’ufficio si chiamava Tatiana, ma tutti la chia­mavano Tati, aveva una quarantina d’anni, capel­li lisci, unghie lunghe e smaltate e sorriso affa­bile. Fece accomodare i graditi ospiti nel suo uf­ficio. Dopo i convenevoli presentò i suoi impiegati , ringraziò il Pope aver scelto il suo ufficio e della gradita visita. “Sa Eminenza, in questo ufficio siamo una grande famiglia, quest’anno puntiamo al raggiungimento di tutti gli obiettivi aziendali!”

“Ci saranno premi per tutti!”

Prima che i due si congedassero qualcuno propose di fare una foto ricordo, il Pope e la direttrice Tatiana si posizionarono al centro del gruppetto di lavoratori, Eduard si mise di lato . Quando tutto sembrava ormai pronto il Pope notò che accanto ai piedi del suo segretario era posiziona­ta una bagnarola di colore giallo piena d’acqua. Era stata posizionata lì per rac­cogliere le gocce d’acqua che cadevano da un pannello del soffitto, il Pope pensò bene di andare a spostarla, fermò tutti, prima che qualcun altro potesse interve­nire si chinò e raccolse il recipiente. Fu proprio in quel momento che nell’ufficio irruppero alcuni fotografi che con i loro scatti immortalarono il gruppo e sua Emi­nenza con la bagnarola in mano. Non si ri­uscì mai a sapere chi li avesse chiamati e tantomeno a capire perché la porta non si fosse bloccata.

Il giorno successivo come tutte le mat­tine il Pope si svegliò di buon ora, entrò nel suo studio, si sedette dietro la scriva­nia, notò la pila di giornali che gli erano stati portati. Guardò la prima pagina del primo giornale che gli capitò sottomano, poi guardò tutti gli altri. Le prime pagine dei quotidiani parlavano di lui, le foto lo ritraevano con la bagnarola in mano tra gli sguardi inebetiti degli altri presen­ti. Intanto il telefono iniziò a squillare, non alzò la cornetta, voleva gustarsi fino in fondo quel momento. Iniziò a ridere e continuò in modo irrefrenabile,

“Chi l’avrebbe immaginato che sarei fini­to in un Postaccio del genere!”.

“Un Postaccio, si un vero Postaccio!”

(anonimo)

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