ALCUNE RAGIONI PER DIRE NO

ALLE PRESTAZIONI AGGIUNTIVE

 

RECAPITO

Ricordiamo ai lavoratori che le assenze per ferie estive e tutte le assenze pari o superiori a 15 giorni devono essere sostituite con il personale di scorta o attraverso il ricorso alle fattispecie di lavoro flessibile (CTD), pertanto in questi casi invitiamo i lavoratori a non effettuare la prestazione ripartita per i seguenti motivi

 

✓ Si preclude la possibilità di assunzione ad un disoccupato.

✓ Si avalla il concetto di flessibilità (più mansioni in meno tempo con conseguente aumento dello stress psicofisico).

✓ Si giustificano i tagli occupazionali delle riorganizzazioni.

✓ Si subordina il godimento delle ferie alla disponibilità del collega, pregiudicando un diritto inalienabile.

 

BANCOPOSTA

Anche qui le ferie sono diventate oggetto di indecenti obiettivi legati a budget aziendali ed a lauti premi per i dirigenti mentre le lavoratrici ed i lavoratori vengono sottoposti a continui distacchi e straordinari full-day per sopperire alle carenze strutturali.

 

IN TUTTI I SETTORI PRODUTTIVI

Le richieste di straordinario e prestazioni aggiuntive sono illegittime in questo periodo di emergenza sanitaria perchè espongono i lavoratori a rischio contagio e nel caso della prestazione ripartita obbliga più persone a lavorare su un’unica postazione così da infrangere la distanza di un metro.

 

SCIOPERO DELLE PRESTAZIONI STRAORDINARIE E AGGIUNTIVE

dal 19 GIUGNO al 19 LUGLIO

(LA REGIONE LIGURIA TERMINA IL 15 LUGLIO)

IN TUTTI I SETTORI ED IN TUTTO IL TERRITORIO NAZIONALE

 

Invitiamo tutti i lavoratori stabili a sostenere questa lotta ed a creare posti di lavoro mettendo in evidenza le diffuse carenze strutturali e rispedendo al mittente ogni richiesta di prestazione straordinaria ed aggiuntiva.

 

IL LAVORO SI CREA LAVORANDO MENO

 

 

Giovedì 4 giugno 2020

Sciopero Nazionale di 24 ore in poste italiane

 

L’azienda Poste è malata

 

è stata colpita dall’epidemia del profitto ed è un fenomeno contagioso che mette a serio rischio l’esistenza delle fasce più deboli

Primi sintomi: Contraddizioni e mistificazioni

Alcuni esempi

  • il precariato sta diventando uno standard di vita
  • I tagli occupazionali hanno il paradosso di voler migliorare il servizio
  • I supporti tecnologici che dovrebbero servire a liberare il tempo libero ai lavoratori a parità di salario, né governano invece il controllo ed i tagli occupazionali
  • La salute dei lavoratori che diventa mercanzia barattata con il profitto
  • Le privatizzazioni stanno diventando le soluzioni a tutto, nonostante questa pandemia abbia dimostrato l’esatto contrario

 

BASTA MENZOGNE BASTA PARADOSSI CURIAMOCI DALL’EPIDEMIA DEL PROFITTO PER UNA SOCIETÀ MIGLIORE

 

Primi interventi terapeutici

Assemblea Martedí 2 Giugno ore 17,00

PER COSTRUIRE INSIEME LO SCIOPERO

Per collegarsi è sufficiente cliccare sul seguente link e seguire le indicazioni

https://us02web.zoom.us/j/85987665646?pwd=WXkzVkQzU3ExMWR1ZXcwai84MTZhQT09

Meeting ID: 859 8766 5646  Password: 197861

Il 4 GIUGNO Manifestazione Regionale a Roma PIAZZA BOLOGNA DALLE 10,00 ALLE 13,30 (distanziati 1 metro)

Terapia aggregante senza controindicazioni

 

COBAS Poste              CUB Poste              SICOBAS Poste              SLG-CUB Poste

Cell 371 326 9816

 4 giugno ‘20 sciopero nazionale

 

Lo sciopero del 4 giugno dell’intera categoria è contro il ritorno alla “normalità”; contro il “tornare alle cose come erano prima”.

Che cos'è la normalità per Poste?

 E' forse tornare alle abissali diseguaglianze tra gli stipendi dei lavoratori e quello che guadagnano i manager?

 E' forse mantenere un esercito permanente di lavoratori precari, “usa e getta”?

 E’ forse stabilizzare una distanza familiare (mancati trasferimenti) non dovuta al Coronavirus, ma a incomprensibili logiche aziendali, se non dettate dal disinteresse verso i lavoratori pedine da utilizzare a piacimento e solo per il profitto

Oppure distribuire i dividendi di Borsa tra azionisti anziché investirli in un'azienda che, nella crisi Covid-19, ha scoperchiato le profonde ed ingiuste contraddizioni di un servizio “per i ricchi”, di una privatizzazione che cancella i bisogni popolari, di un “servizio essenziale” che è solo la continuazione degli obiettivi economici e della crescita dei profitti?

Le stesse misure di contenimento contro il Coronavirus sono state dettate più dall'esigenza di non fermare la “più grande azienda del Paese” , che dall'interesse alla salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: così ci spieghiamo noi il plexiglass, formidabile trovata per aprire ad un pubblico sempre più vasto, ad un mercato che non va fermato “costi quel che costi”.

Ma se chiudiamo tutto moriremo di povertà, se non di inedia. Sappiamo quando duro è stare in casa, è una condizione di tutti. Più difficile per chi è povero, disoccupato, precario...tutte condizioni sociali che ereditiamo da un sistema che si fonda sulle diseguaglianze, come è il sistema capitalista.

Ed è certo che in primo luogo le risorse economiche vanno indirizzate verso questi strati sociali disagiati per permettergli di affrontare la crisi attuale senza doversi affamare, ammalare, morire; ma poi queste condizioni vanno superate non perpetuate.

Parallelamente nei luoghi di lavoro vanno garantite, non a chiacchiere, ma in modo assoluto, rigoroso, vincolante le misure di protezione e sicurezza dei lavoratori e dove queste non sussistono sono i lavoratori a doverlo decidere, non l'Azienda, non il Prefetto, non Confindustria, non il silenzio-assenso.

Non bastano certamente le mascherine, il gel igienizzante, le sanificazioni, tutte misure di primo necessario approvvigionamento, ottenuti anche grazie a mobilitazioni dei lavoratori, più che a spontanea iniziativa aziendale; per mettere in sicurezza i lavoratori bisogna sottoporci tutti all'analisi del tampone, ai test sierologici, a quelle disposizioni che mappano lo stato di salute di chi è costretto ad andare a lavorare, così da dividere i sani dai contagiati. Senza questa vasta misura di prevenzione (a carico dell'Azienda) i lavoratori restano “carne da macello” sacrificabili alla produzione, alla tirannia del profitto.

Noi il 4 giugno scioperiamo e chiamiamo l'intera categoria, ugualmente colpita e ugualmente esposta al pericolo per la propria salute e sicurezza, a scioperare compattamente; a fermare noi la produzione; a dire noi a Poste che così non si può lavorare, che al primo posto va sempre messa la salute e che dopo, ma solo dopo, vengono gli affari.

 

Per discutere dei contenuti e delle ragioni dello sciopero abbiamo fissato una video-assemblea per sabato 23 maggio 2020 alle ore 16,00.

SI INVITANO I LAVORATORI A PARTECIPARE

Nei prossimi giorni pubblicheremo le modalità di accesso

 

Cub Poste COBAS Poste SICOBAS Poste SLG-CUB Poste

 

COLLEGHE e COLLEGHI, IL SINDACALISMO di BASE delle POSTE INDICE UNA

 

VIDEOASSEMBLEA sabato 23 MAGGIO ore 16

 

Da sempre denunciamo il peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità del servizio postale che per scelta ideologica non punta a soddisfare le reali esigenze della collettività. Difatti, i tagli occupazionali, l’abuso del lavoro precario e l’aumento smisurato della flessibilità sono tutte conseguenze di un processo di privatizzazione che vede a poco a poco, partendo dalla menzogna sul debito pubblico, sottrarre alla popolazione un altro pezzo di Stato Sociale. Anche l’introduzione del welfare aziendale, per volere di confindustria e dei sindacati confederali, ha questa finalità: affidare ai privati tutti quei servizi che andrebbero socialmente garantiti come sistema egualitario a protezione delle fasce più deboli. Un esempio lampante è il sistema sanitario pubblico, letteralmente demolito dalle istituzioni "democratiche" nei decenni precedenti a vantaggio delle strutture private attraverso una concatenazione fra affari e politica. Processi e logiche di potere che hanno portato all’ inevitabile tracollo a cui abbiamo assistito in questi ultimi mesi di emergenza.

 

Per questo, e tanto altro ancora, abbiamo proclamato lo

SCIOPERO dell’INTERA GIORNATA il 4 GIUGNO 2020

 

ULTERIORI APPROFONDIMENTI, ANALISI E DISCUSSIONI SI FARANNO IN UN CONFRONTO APERTO DURANTE LA VIDEOASSEMBLEA DEL PROSSIMO 23 MAGGIO ALLE ORE 16.00.

 

Invitiamo tutte le lavoratrici ed i lavoratori alla partecipazione di questa iniziativa per costruire insieme lo sciopero del 4 giugno.

 

 

per collegarsi è sufficiente digitare il seguente link e seguire le istruzioni

https://us02web.zoom.us/j/84965817622?pwd=THppMFlXOWJ5cCtaUHc2YUtTN1lrUT09

 

 

meeting ID: 849 6581 7622                                                       password: 617203

 

 

CUBposte          COBASposte         SICOBASposte       SLG-CUBposte

 Ci preme rilevare che il confronto e la discussione -nonostante fosse la prima volta e con persone tra loro “sconosciute”

quindi anche restie ad esprimersi - ha segnato una condizione comune sia rispetto alla protezione della salute, giudicata

insufficiente, sia per le prospettive di una riapertura delle attività produttive, con tutti rischi che questa comporta.

Fondamentale è stato il lavoro sul “questionario sicurezza in Poste” - il primo serio tentativo attuato da lavoratori per

lavoratori - e l’averne riportato i risultati; basato su un campione di 530 risposte che hanno messo a fuoco la situazione

rispetto ai DPI (tardivi, insufficienti, materiale scadente o addirittura assenti), alla sanificazione (una tantum e non

sistematica), al non ripetto della distanza sociale, alle pulizie quotidiane a fine turno (non potenziate né in ore né in

personale), alla mancata sanificazione dei mezzi di trasposto. Il dibattito, rimarcando le tracce del questionario, ha

aggiunto, alle esperienze personali, domande, richieste e proposte sul come andare avanti, che ha permesso anche a noi

del sindacalismo di base di meglio definire e precisare una “strategia” in questa fase di emergenza, che è nuova, inedita,

davvero sconosciuta, e che quindi bisogna affrontarla, sia con metodi adeguati, che con uno sforzo di intelligenza in più.

Noi riteniamo che lo sciopero nazionale alle Poste sia la risposta e l’obiettivo giusto sia per far comprendere all’azienda

che così come ha organizzato il lavoro non va; sia per imporre un’altra agenda della protezione della salute dei lavoratori

per quelle poche attività indispensabili che riteniamo debbano essere aperte. Lo stesso smart working (lavoro a distanza,)

tanto sbandierato dai media che non hanno mai messo un piede negli ambienti di lavoro, ora è imposto per un numero

limitato e marginale di lavorazioni e che, nell'organizzazione frettolosa e vorrebbe rispondere ad una modernità rachitica,

presentano già le prime criticità: i lavoratori lamentano mancanza di spazi adeguati nelle proprie abitazioni; la promiscuità

familiare di una convivenza con bimbi piccoli che spaziano nei pochi metri quadri della casa, non possono conciliare con la

serenità delle operazioni sottoposte a permanenti distrazioni.

Lo sciopero come strumento per “piegare” l’azienda alla volontà dei lavoratori.

Ma certo lo sciopero si deve organizzare: non basta decidere una data, esso deve maturare nei posti di lavoro, esso deve

riguradare l’intera categoria, esso deve essere di massa, deve fermare le produzioni in tutta Italia. Questa l’ambizione,

questo l’obiettivo. E lo sciopero si prepara proprio nei posti di lavoro dove ci costringono a lavorare puntando

essenzialmete sulla salvaguardia della salute e della sicurezza dei lavoratori. Su questo non si transige. Non sono permesse

leggerezze perchè una volta preso il virus, inizia un cambiamento molecolare della nostra vita che ci piomba in una

situazione atroce...si ripercuote innanzitutto nella famiglia, sui nostri affetti cari...cominciano le preoccupazioni serie..si

vive in solitudine la stessa malattia, magari in ospedale, in isolamento per settimane...l’azienda allora diventa

lontana...malediremo l’inettitudine di capi e capetti che con superficialità ci esponevano al rischio..

In questa fase di cosiddetta “convivenza” con il virus la nostra lotta, che deve “concludersi” con lo sciopero nazionale, deve

incentrarsi sulla sicurezza senza deroga alcuna: questo vuol dire che laddove non vengono rispettate le misure di

protezione dobbiamo agire; agire significa andare dalle astensioni, lì dove c’è la forza di farlo, alla lettera-diffida (che

possiamo scrivere noi come sindacato per non esporre i lavoratori – allo scopo raccogliere e far pervenire i dati e le

informazioni precise), così da accumulare consapevolezza dello sciopero e materiale per eventuali denuncie sia ai giornali

che alle Asl che ai tribunali, tutti strumenti che dobbiamo utilizzare ai fini della costruzione della mobilitazione per lo

sciopero che induca l’azienda a rivedere a fondo la sua strategia di anticontenimento del virus. Il distanziamento sociale è

la più importante misura da adottare per contenere la diffusione del virus, ed è qui che l’azienda è più deficitaria perchè

ereditiamo un’organizzazione del lavoro basata sul concentranento delle lavorazioni, dai cmp (reparti collegati, mense,

spogliatoi, ascensori...) al recapito (casellari attaccati l’un l’altro, cassette che passano di mano in mano...) e l’azienda qui

non intende intervenire se non con lo sfasamento orario e ...lavarsi spesso le mani! Qualcuno ha proposto che meglio

sarebbe ridurre l’orario di lavoro a tre ore al giorno, anche perchè le lavorazioni con guanti e mascherine intralciano le

operazioni, le rallentano e impediscono la produzione di prima. Ma significa anche non permettere i distacchi, né gli

straordinari, tutte disposizioni a cui bisogna reagire e non lasciar passare sotto silenzio, perchè vanifica tutti gli sforzi a cui

siamo sottoposti e vanificandoli, prolunga la permanenza del virus anziché sconfiggerlo/contenerlo. La rivendicazione dei

tamponi per tutti coloro che sono costretti ad andare a lavorare, insieme alla dislocazione in ogni ambiente di lavoro di

strumenti per la misurazione quotidiana della temperatura (dai termoscanner alla strumentazione portatile tipo

supermercato) deve essere permanente. Nè vanno dimenticate le rivendicazioni che sanciscano la integrità salariale, anche

ricorrendo ad una “patrimoniale” sui benefit e sui grandi stipendi del management di Poste; come respinte vanno anche

tutte le ipotesi (dalle ferie, al conteggio penalizzante della malattia) che siano i lavoratori a doverci rimettere perchè

causate dall’emergenza coronavirus, non da comportamenti dei singoli.

COBASPoste CUB Poste SICOBAS Poste