FERIE IMPOSTE E LUNGHE FILE IN POSTE
Negli uffici postali si lavora e si vive male. Si lavora e si vive sempre peggio.
Ancor più in questa chiusura di anno solare, quando, tra le tante altre problematiche che pesano su chi negli uffici ci lavora, ad appesantire ci sono anche le ferie forzate e d’ufficio, comminate malamente al fine del raggiungimento dei KPI di tutti quei soggetti che pur lavorando in poste gli uffici li vedono da lontano, lontanissimo: dallo spioncino delle loro statistiche. Quello è il loro mondo postale, non il nostro. Ma quei dati non sono la realtà: sono una forma distorta delle nostre condizioni di lavoro, volutamente distorta e menzognera, utile solo a restituire una rappresentazione lontana dal vero.
Le ferie d’ufficio sommano carico ai pochi superstiti, già massacrati dall’emorragia occupazionale e dai regimi lavorativi al limite del collasso sia per il sistema che per gli sportellisti.

Dai dati ricavati dai bilanci aziendali fino al 2019 (dopo quell’anno poste è stata attentissima a non rendere trasparenti tali informazioni) e dai resoconti annuali della Corte dei conti si determina la serie storica del numero delle risorse applicate agli sportelli. Il dato è evidentissimo, in poco più di un decennio agli sportelli ci sono più di 12000 operatori in meno, con un calo del 21% ed una drastica caduta a seguito della privatizzazione del 2015.
Visto che i resoconti della corte dei conti si fermano al 2023, operando controlli finanziari relativi a due anni precedenti, la condizione che viviamo adesso è aggravata da ulteriori due anni di sospensione del turnover, taglio del costo del lavoro e di inette politiche attive buone solo per le sbandierate vuote dei sindacati che le firmano.
Tant’è che nel dicembre 2024 poste e concertativi si accordano senza colpo ferire per un fabbisogno aziendale entro il 2026 di 31200 risorse. A testimonianza di un ulteriore drastico, vertiginoso e inaccettabile taglio.
I lavoratori non avrebbero neanche bisogno delle statistiche per accorgersi che negli uffici sono più gli sportelli vuoti che quelli con presenza di colleghi e che contestualmente allo svuotamento si sono moltiplicate le funzioni da svolgere, i prodotti, le competenze da acquisire e tutte le responsabilità ad esse collegate.
Con l’accordo ferie del marzo 2018, controfirmato da tutti i concertativi, queste sono scivolate ancor più in mano aziendale. Nonostante l’accordo preveda che la programmazione, là dove non effettuata dal lavoratore, venga fatta d’ufficio, la fruizione dovrebbe comunque essere sempre un’intesa tra le esigenze delle due parti. Altrimenti, quando forzata, verrebbe meno l’accezione del riposo psico-fisico a cui le ferie dovrebbero assolvere.
La prassi delle ferie imposte è accompagnata da dubbi di legalità, come sancito da sentenze relative a problematiche sollevate in altre categorie lavorative.
Non a caso raramente queste vengono comminate dall’azienda nella maniera formale e con comunicazioni specifiche al lavoratore da parte dei gestori delle risorse umane ma quella che viene adoperata è una modalità che permette alle filiali di nascondere ogni eventuale implicazione: vengono esercitate pressioni ai direttori che a loro volta le riversano sui lavoratori, vengono fatte telefonate dirette o incontri informali in filiale, cosicché i periodi di ferie decisi d’imperio risultino essere una scelta del lavoratore ed una responsabilità del direttore anche, là dove, nei giorni di pagamento delle pensioni gli uffici dovessero rimanere con inadeguato personale generando così disservizi enormi, con code infinite che non fanno altro che esasperare gli utenti, le cui frustrazioni ricadono ancora una volta sui lavoratori.
Le ferie d’ufficio non sono una novità, ma data l’estrema riduzione delle risorse diventano condizione sempre più insostenibile.
Sono anni che assistiamo sistematicamente a questo atteggiamento: a fine anno, all’Sono anni che assistiamo sistematicamente a questo atteggiamento: a fine anno, all’improvviso, non conta più presenziare in ufficio a pieno organico per fronteggiare i giorni di pagamento pensioni, al punto che anche in caso di emergenze vengono spesso rigettate le richieste di ferie degli sportellisti. All’improvviso, e per di più in coincidenza col pagamento delle tredicesime, questo principio viene accantonato. E viene abbracciato, in pieno spirito natalizio, il disservizio maggiore per gli utenti costretti a file interminabili, alle quali si aggiungono altri tipi di disservizi: mancanza di contanti, stampanti rotte, ATM che non funzionano, e in alcuni casi sono state negate anche le risme di carta per saturazione budget. È il modello organizzativo del lavoro in poste: una via di mezzo tra l’ottocentesco taylorismo e la distorsione becera della contemporanea Lean Production, produzione snella, dove il superfluo viene eliminato. Ed il superfluo per poste italiane siamo noi: Lavoratrici, Lavoratori, e perfino le nostre ferie.