Cobas Poste

UN ALTRO PORTALETTERE MORTO, UNO DI NOI.

 

Non è passato neppure un mese dalla morte di Bernardo a Bollate, morto sul lavoro mentre come ogni giorno faceva il suo giro e consegnava lettere, giornali, pacchi, che oggi 4-maggio-maledetto!, con il sangue agli occhi, dobbiamo piangere un altro collega, un giovane portalettere di 26 anni, studente-lavoratore a Comacchio, Ferrara. Nicola si è schiantato contro un autocarro nel suo luogo di lavoro.

Bollate, Ferrara, e prima Como, Mestre, Novi Ligure, Lucca, Cercola, Trapani... poi, e poi...Oh! sì certo la fatalità, il destino, la sfortuna...

 

E voi? voi, vi sentite assolti?

 Raddoppiate le zone, allungate i giri, imponete di correre per completare giri che non finiscono mai in orario di lavoro...questa è opera vostra!

E' figlia della vostra organizzazione del lavoro studiata a tavolino da freddi statistici che con mouse e pc e l'ausilio di algoritmi struttura una organizzazione del lavoro che spacciate per neutra: “ottimizza” i tempi, “razionalizza” le risorse ecc. ecc. ma poi la vita sfugge, i nostri compagni non tornano più a casa nelle condizioni di come sono partiti.

BASTA MORTI SUL LAVORO!! è il grido soffocato che si leva dai posti di lavoro di chi sa come veramente stanno le cose, di chi sa come veramente si lavora, in quali condizioni, con quali mezzi, con quali pressioni, ricatti, carichi come muli.

BASTA MORTI SUL LAVORO!! è il grido di battaglia del sindacalismo di base! Bisogna finirla con il fato; bisogna prevenire, cioè impedire che si muoia sul lavoro, anche rallentando la frenesia produttivista che è tra le cause delle morti sul lavoro.

 

L E    L A V O R A T R I C I    E    I     L A V O R A T O R I      I N      L O T T A

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I padroni non hanno mai digerito le feste operaie:

l’azienda  Poste organizza, nel recapito, il lavoro straordinario nella giornata del 25 aprile!

E' l'avanguardia del crumiraggio!

 

La “notizia” arriva dai lavoratori di Firenze, città dove l'azienda sta partendo con il famigerato progetto del“recapito a giorni alterni” ,l'ultima trovata per tagliare migliaia di posti di lavoro e imporre un'organizzazione del lavoro che fa acqua da tutte le parti, che è destinata al fallimento. Noi ribadiamo la qualità di un servizio di recapito quotidiano, non  a singhiozzo, organizzato per servire tutta la cittadinanza ovunque risieda, senza divisioni tra cittadini di serie a e cittadini di serie b.

Ma i capi si ostinano nella furia organizzatrice e pensano di superare gli ostacoli ricorrendo agli straordinari, non più solo al sabato, la domenica ma addirittura il 25 aprile, che non ha riguardato solo la lavorazione interna ma anche la consegna con l'ausilio di squadre provenienti da altre località e di capetti sempre solerti: giustamente i cittadini hanno risposto con ilarità all'arrivo il 25 aprile di lettere mentre la stessa puntualità non si ha nei giorni normali! Un paradosso che la dice lunga sulla confusione aziendale e le insuperabili contraddizioni.

E questo si spiega col fatto che all'origine di questo nuovo modello di consegnare la corrispondenza, appunto a “giorni alterni”, non c'è alcun serio piano industriale ma solo la preventiva decisione, la ferrea volontà di tagliare posti di lavoro, fare cassa, meglio profitto, scaricando il disastro tanto sui lavoratori quanto sui cittadini.

La provocazione poi, di lavorare in straordinario il 25 aprile, è figlia del clima di potenza di cui sembra essere investita l'azienda che ha al suo fianco sindacati “disattenti” anche davanti al crumiraggio organizzato.

 

Per l'unità del sindacalismo di base e dei lavoratori

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 aprile 2018

NO ALL'ACCORDO SUL RECAPITO

Il 2 marzo 2018, anche i 97 membri della delegazione nazionale RSU hanno approvato l'accordo sul Recapito dell' 8 febbraio 2018, come da disposizioni del Testo Unico sulla Rappresentanza che stabilisce la validità degli accordi sottoscritti da cgil-cisl-uil ecc. dopo ratifica delle rsu. Così, anche quest'ultime hanno svolto il loro compito. Intanto vediamo i contenuti dell'accordo sul Recapito.

Questo stabilisce l'estensione in tutto il territorio nazionale, salvo poche enclave, del “recapito a giorni alterni”; la riduzione di migliaia di unità; i turni pomeridiani, la consegna il sabato e, se serve, la domenica; l'ampliamento delle zone di consegna; lo spostamento continuo dalla propria zona; introduce il concetto della prestazione “a saturazione” dell'orario, non più quindi con criteri che mettono insieme numero pezzi, tempi necessari e spazi da percorrere, ma solo il criterio dei capisquadra/responsabili che ogni giorno determinano quanto “saturare” i lavoratori business, in una sorta di neocottimismo che ben si sposa con una flessibiltà senza limiti. Siamo davanti alla distruzione della prestazione lavorativa dei ptl: questa è la sostanza, al di là di quello che possono raccontare gli spiegoni filoaziendali per far digerire quella che è una vera e propria controriforma.

Il fatto che oggi si aggiungono ai firmaioli anche le rsu non toglie nulla alle nostre possibilità di lotta: le 97 rsu solo uno “stato maggiore”, piegato sulle posizioni dei sindacati firmatari, espressione di questi sindacati, privi di autonomia che tra l’altro hanno sottoscritto l’accordo senza neppure “sentire” i lavoratori, fatta alcuna assemblea, ricevuto alcun mandato!

Dunque quello che è uscito dalla porta con i sacrifici e le lotte dello scorso anno, rientra oggi dalla finestra. E ciò non ci deve meravigliare:in realtà la controriforma non è mai definitivamente uscita ma era in attesa (cambio AD, elezioni...) e sempre presente nei piani aziendali, per riproporsi, riprendendo un'offensiva che tenta ora l'affondo finale, con la complicità delle rsu.

Questa è la settima ristrutturazione negli ultimi 10 anni, e sarebbe un errore credere che l'accordo cada per contraddizioni interne, per esaurimento o muoia per anemia. Nessun accordo cade senza la lotta dei lavoratori: è' necessario organizzarsi  e ricominciare a lottare per far sentire la nostra voce fino ad arrivare allo sciopero generale della categoria; che rimetta al centro il servizio pubblico, la necessità di garantire un servizio puntuale ed uguale per tutti, e farlo a partire dalla stabilizzazione di tutti i ctd nessuno escluso e contro le continue pressioni e le politiche di massima flessibilita’ anche nel bancoposta con la sperimentazione dei nuovi turni 10,00 – 17,42 o addirittura 11,30 - 19,12 che decreteranno, come nel recapito, la fine della vita privata  impegnando i lavoratori dalla mattina alla sera.                                                                 

Marzo 2018

Per l’unità del sindacalismo di base e dei lavoratori

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CONTRO IL PRECARIATO

per la stabilizzazione di tutti i Ctd alle Poste

UNIRE LE LOTTE!

 

La diffusione dei contratti precari, oltre 40 tipologie, negli ultimi decenni da straordinario e occasionale, è divenuto un sistema ordinario, consueto, attraverso il quale, padroni e aziende,con la complicità di governo e sindacati  cercano di mantenere alti i  loro margini di profitto comprimendo sempre più i diritti e le conquiste dei lavoratori, aumentandone lo sfruttamento, la precarietà, con salari sempre più bassi: lavoratori sottopagati, ricattati, senza orario, ferie e malattie..

E' una condizione che tocca il lavoro privato come quello pubblico, migliaia di lavoratori, giovani ma non solo. Qui da noi alle Poste, gruppi di lavoratori precari si sono autorganizzati in comitati, cioè hanno fatto i primi passi verso la soluzione del loro problema, passi a cui devono seguirne altri, ma non da soli.

Un errore da evitare è di cadere, anche involontariamente, nelle braccia di chi è concausa della precarietà e che sostiene vi siano degli obiettivi specifici e separati da quelli del movimento di lotta dei lavoratori “stabili” in corso  contro i massicci tagli occupazionali, cominciati con la  riorganizzazione  del recapito. E' la posizione di cgil-cisl-uil ecc. che non parlano infatti di abolizione del precariato, ma di assorbimento, parziale e graduale...“compatibilmente” con i dettati economici! Gli stessi sindacati che accettano di introdurre nei contratti le forme precarie più varie…

Noi sosteniamo che è nella lotta contro l’offensiva aziendale- che vuole sopra ogni cosa ridurre l’occupazione( tanto nel recapito quanto nella sportelleria e nei Cmp) che si imposta giustamente anche la battaglia sulla stabilizzazione dei ctd: se cade l'accordo, cade l'impianto di riduzione dell'occupazione. I lavoratori precari hanno tutto l’interesse che questa lotta diventi comune, non il contrario stare fermi , buoni, isolati così magari si spera in un rinnovo.  Attendere in graduatoria significa non dare certezze per il proprio futuro aspettare che il padrone faccia delle concessioni per pochi “eletti”.

Delle 6.000 assunzioni, veicolate con il taglio di 15.000 e più posti di lavoro, una parte sono riservati ai passaggi part-time a full-time, una parte ad assunzioni esterne, e la restante parte ad assunzioni dei precari. Noi invece ribadiamo l’ assunzione di tutti i precari nessuno escluso La lotta per la stabilizzazione di tutti i ctd è la lotta per la riaffermazione del servizio pubblico tutti i giorni ed uguale per tutti, contro l’accordo del recapito a giorni alterni;è anche la lotta per rivendicare la possibilità dei portalettere over 60, dopo una vita di lavoro di godersi finalmente la pensione senza attendere “in sella” al proprio motorino i 67 o i 70 anni previsti nel 2025, dando così anche una reale prospettiva di lavoro a migliaia di precari che lavorano ormai da anni  al nostro fianco.

Alla stabilizzazione non si accede dalle graduatorie, ma passa dalla lotta unitaria e comune contro le politiche aziendali volte a ridurre l'occupazione.

Nondimeno è interesse dei lavoratori “stabili” lottare contro il precariato per impedirne la diffusione che intacca tutta l'organizzazione del lavoro, trasformando l'occupazione in un'intera area di precariato, sempre più povero e senza diritti. La stabilizzazione è parte integrante della piattaforma del sindacalismo di base, sangue della sua carne. Per questo ci sentiamo in diritto di chiamarvi a partecipare alla costruzione dello sciopero generale della categoria (a metà maggio) per l’occupazione e il servizio pubblico, l’unico in grado di garantire dignità ai lavoratori e un servizio sociale uguale per tutti, al di fuori delle logiche del profitto.

 

Per l'unità del sindacalismo di base e dei lavoratori

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IN POSTE SI CONTINUA A MORIRE

 

E’ morto ieri un portalettere, un lavoratore ed anche se non lo conoscevamo personalmente questo ci basta per piangerlo e pensare alle persone a lui care.

Quello che invece non accettiamo è che venga archiviato come “ tragica fatalità” perché non lo è e non lo sono le migliaia di infortuni, più o meno gravi, che ogni anno si verificano in Poste Italiane.

L ‘Azienda fa partecipare i portalettere alla formazione sulla sicurezza, fornisce i DPI, ma nega nei fatti l’indissolubile legame tra infortuni ed organizzazione del lavoro che con i tagli dei posti di lavoro, il conseguente aumento dei carichi e le continue pressioni a cui i postini sono sottoposti, sono le cause principali dell’aumento dei ritmi, del conseguente calo dell’attenzione e quindi di maggior rischio infortuni.

E questa situazione peggiorerà ancora con la nuova riorganizzazione che partirà ad aprile, se poi pensiamo allo stato del parco motomezzi, vecchi e malfunzionanti il quadro è completo.

Costretta per legge ad illustrare le norme a cui i lavoratori devono attenersi per limitare il rischio infortuni, è la stessa Azienda a far pressione sui portalettere per smaltire la corrispondenza, sostituire le unità mancanti con gli abbinamenti cosi che i postini escono con motorini stracarichi, con lo stress di dover consegnare tutta la corrispondenza nell’orario previsto, e questo aggiunto alle condizioni climatiche diminuisce la soglia di attenzione al traffico ed alla strada. Anche per questo non si può accettare che vengano definiti “incidenti stradali” ma solo infortuni sul lavoro.

L’Azienda risponderà, insieme alle OO.SS. firmatarie, che la riorganizzazione si deve fare in nome del profitto anche a scapito però dell’occupazione, della sicurezza e della dignità di tutti i lavoratori.

Contro tutto questo, per non dimenticare, continueremo a lottare!

20 marzo ’18

Per l’unità del sindacalismo di base

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