Cobas Poste

 Spett.le

Poste Italiane S.p.A

Relazioni Industriali -Roma

Fax 06/59587979

Pec: poste@pec.posteitaliane.it

vaccaign@posteitaliane.it

Roma, 03 agosto 2018

Oggetto: Buoni Pasto società QUI-GROUP

La società QUI-GROUP aggiudicatrice di gara d’appalto per 2 lotti che interessano le regioni Piemonte, Liguria, Valle D’Aosta, Lombardia e Lazio risulta esposta a debiti sostanziosi verso le imprese esercenti la ristorazione. Come tale, la Consip, ha disdettato i contratti in essere per le regioni sopra citate.

Anche i dipendenti di poste italiane da mesi subiscono le conseguenze di tale inadempimento della Qui-group, dovendo rinunciare alla pausa pranzo prevista contrattualmente e vedendosi congelare parte del salario accessorio.

Considerato che ad oggi, dopo mesi nei quali si sono succedute segnalazioni per sempre maggiori difficoltà a spendere i ticket, poste italiane non ha dato nessuna risposta nel merito, riteniamo urgente che oltre a dare risposte vi siano azioni concrete per ripristinare il diritto contrattuale.

Come tale, chiediamo che dal prossimo mese di agosto 2018 il valore dei ticket caricati sino ad oggi sulle tessere elettroniche vengano accreditati in busta paga e resi esigibili.

Diffidiamo l’azienda a mantenere un colpevole silenzio e assoluto disinteresse verso quei dipendenti che vengono privati di un diritto

 

Poste fa abuso del lavoro precario sistematicamente da molti anni ad oggi, le assunzioni in programma sono insufficienti e il rischio che venga “privata” ai cittadini è sempre più evidente. Di migliaia di lavoratori precari ne verranno assunti poco più di mille entro giugno 2019, con il requisito del diritto di precedenza, che ha validità di un anno, che  preclude l’inserimento nelle graduatorie di molti lavoratori precari.

La certezza di avere un’azienda più povera di posti lavoro si sta concretizzando, se consideriamo gli accordi firmati contestualmente al rinnovo contrattuale che stabiliscono un ripristino del turn over al 40%, e, recentemente, l’a.d. Del Fante ha dichiarato che nei prossimi 10 anni andranno in pensione 70000 mila persone che saranno rimpiazzate da 10000 assunzioni. Questa è la decantata “ottimizzazione” delle politiche occupazionali, che non rappresenta altro, se non lo sfruttamento dei lavoratori superstiti, con turni di lavoro previsti anche il sabato e la domenica. A tal proposito è stato firmato un accordo Tra Amazon e poste per le consegne del weekend.

Nessuna certezza sui trasferimenti, per chi da anni vive lontano dai suoi affetti e attende risposte sulle disponibilità. Considerando le carenze strutturali, sempre più diffuse in tutto il territorio nazionale, possiamo affermare che  l’atteggiamento aziendale è volto a reprimere i propri dipendenti per renderli più deboli e asserviti.

Nessuna assunzione nel sud

Le assunzioni non avverranno in tutto il territorio nazionale, ma secondo le disponibilità aziendali.. In questo primo step di assunzioni i lavoratori precari possono candidarsi a lavorare solo per la regione Lazio e per le regioni del Nord Italia, e tale sistema aumenterà le situazioni di fragilità per i precari del sud che saranno costretti a rinunciare alla loro famiglia ed alle loro abitudini.

Noi immaginiamo Poste Italiane come azienda pubblica  che abbia a cuore la riqualificazione di tutto il territorio nazionale, e che sia un ponte tra il cittadino e lo stato specialmente là dove lo stato è carente, ed invece Poste Italiane si dimentica del sud con la complicità dei confederali, non assumendo nessuno in territori molto popolati e già flagellati con la consegna a giorni alterni e la chiusura di uffici postali. Che gli interventi occupazionali si facciano per migliorare la vita sociale di lavoratori e cittadini in tutto il territorio italiano e non per soddisfare le esigenze di “Grandi Utenti”.

ANCHE PER QUESTI MOTIVI ABBIAMO INDETTO LO SCIOPERO NAZIONALE DELLE PRESTAZIONI AGGIUNTIVE E STRAORDINARIE IN TUTTI I SETTORI DELL’ AZIENDA

DAL 23 LUGLIO AL 23 AGOSTO       

LE REGIONI MOLISE, EMILIA-ROMAGNA E SICILIA TERMINANO IL 22 AGOSTO

LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SERVIZIO PUBBLICO passa anche dalla stabilizzazione del lavoro precario, in questo periodo estivo poste utilizza le prestazioni straordinarie e aggiuntive per sostituire le ferie. SCIOPERANDO TUTTI , oltre che essere meno asserviti,  contringeremo l’azienda ad attuare interventi occupazionali.

 

IL LAVORO DEI POSTINI E’ UN LAVORO USURANTE

 

Nei lavori gravosi, introdotti con la legge di bilancio 2017 non è compreso il lavoro del portalettere

Quello del portalettere invece è un lavoro pericoloso e usurante, riconosciuto già nel 2009 dall’ISPELS (Istituto Superiore per la Prevenzione e Sicurezza del Lavoro), dalla ASL e dall’Università di Torino, che attraverso studi precisi e concreti hanno dimostrato che il postino ha un’aspettativa di vita inferiore di 4 anni rispetto ad altri lavori.

Fare il postino è un lavoro che USURA! Un lavoro che i portalettere svolgono tutto l’anno, in ogni condizione climatica e lo fanno principalmente usando dei motomezzi carichi all’inverosimile e con una borsa a tracollo dal peso di diversi chili.

Sono numerose le patologie più diffuse, vere e proprie malattie professionali, a cui è soggetta questa categoria di lavoratori a partire dalle ernie e protusioni della colonna vertebrale, inguinali e cervicali -artrosi, patologie agli arti inferiori e superiori- abbassamento della vista, - disturbi respiratori dovute all’inalazione continua dei gas di scarico, - ansia, stress e disturbi psichici

Sono migliaia gli infortuni ogni anno e la maggior parte sono dichiarati“incidenti stradali”(anche gravissimi e mortali):ma questi sono alla stregua di tutte le morti bianche, morti sul lavoro, solo morti sul lavoro; ricordiamo gli ultimi: 4 maggio muore portalettere di Comacchio (Ferrara) di 26 anni, 19 marzo a Bollate portalettere di 41 anni.

LA STRADA E’ IL NOSTRO LUOGO DI LAVORO E QUELLO CHE CI  ACCADE LI’ E’ SEMPRE INFORTUNIO E NON INCIDENTE STRADALE

Certo, i pericoli non si possono eliminare, ma il rischio si, ma non è questa, oggettivamente, la volontà né di poste né dei sindacati che invece stanno imponendo: raddoppio delle zone di recapito (nuova organizzazione),  aumento: dei carichi di lavoro, del tragitto , delle ore sul motorino, del carico trasportato e degli ingombri degli oggetti voluminosi, della  pressione psicologica…Si accorpano i centri di distribuzione, si aumenta l’orario giornaliero e il carico di lavoro per tagliare zone, lo straordinario diventa ordinario

I mezzi  spesso non rispettano i canoni della sicurezza, con poca e tardiva manutenzione  Tutto questo con la prospettiva attuale di rimanere in sella al motorino fino a 67 anni o ai 70 nel 2025.

Nessuno ci tutela, dobbiamo iniziare a farlo da soli.

Abbiamo il diritto (nessuno potrà mai dirci niente) e l’OBBLIGO, di rifiutare condizioni di lavoro pericolose; dobbiamo imparare a dire di no ogni volta che non sono rispettate le norme di sicurezza.

Se ci accade qualcosa, più o meno grave, nessuno ci ridarà la salute (o la vita…), niente ci solleverà dal rimorso di non essere stati capaci di dire di no.

Tutti, giovani ed anziani, dobbiamo capire che si lavora per vivere e non il contrario; che obbedendo servilmente contribuiamo a costruire il meccanismo della contrapposizione tra lavoratori che tanto piace al padrone; che l’indifferenza è la rovina.

È necessario iniziare a praticare i diritti. Dobbiamo imporre in modo determinato il tema della sicurezza e del carattere usurante del lavoro di recapito.

Dobbiamo pretendere che Poste attivi la sorveglianza sanitaria sui portalettere, oggi la sola mansione priva di tutela sanitaria, volutamente evitata per non doversi confrontare con seri problemi di gestione del personale.

La sicurezza non è un optional ma la condizione necessaria per un lavoro degno di questo nome.

Noi abbiamo aderito il 21 maggio 2018 alla manifestazione a Roma a Montecitorio promossa dal comitato “POSTINI USURATI” per chiedere che il lavoro del portalettere venga riconosciuto come  lavoro usurante e siamo pronti a proclamare o sostenere altre iniziative per ribadire queste rivendicazioni

IL NOSTRO APPOGGIO E PLAUSO VA A QUESTI LAVORATORI AUTORGANIZZATI CHE HANNO FATTO, DI QUESTO RICONOSCIMENTO, UNA BATTAGLIA DI VITA, PER LA VITA E PER UN LAVORO DIGNITOSO  li invitiamo però, nel contempo, a stare attenti, a diffidare e ad evitare di farsi strumentalizzare da sindacati o capi popolo che hanno altri interessi dai loro, gli stessi artefici di tutti gli accordi peggiorativi che di fatto incidono sulla sicurezza nei posti di lavoro.

 

Come si sa, Slg-Cub Poste e Cobas Poste, il 13 luglio hanno presentato una richiesta di intervento alla ASL, per la mancanza di aria condizionata nei locali per il bar/mensa e per la preparazione delle vivande, che i lavoratori consumano, NON sono terra di nessuno e tutti i lavoratori, sia i dipendenti di Poste Italiane e sia i dipendenti della ditta appaltatrice CAMST hanno il diritto di essere tutelati. Ecco perché non poteva essere accettato che Poste e CAMST condividessero la gestione del problema, con il posizionamento a terra di un mega-ventilatore, del tipo di quelli in uso nelle stalle, per ventilare le vacche. L'unica soluzione corretta è solo quella dell'attivazione dell'aria condizionata, così come deve essere, per tutelare i lavoratori e garantire anche la buona conservazione degli alimenti esposti. E ciò valga, pure per i locali dei servizi igienici, in questo periodo soffocanti, e per gli avvii sempre ritardati dell'aria condizionata, ogni anno, nei locali produttivi e degli impianti di smistamento.

Chiediamo

> il ripristino di una temperatura decente anche in tutti questi ambienti, e perciò l'attivazione dell'impianto di condizionamento dell'aria d'estate e del riscaldamento d'inverno anche in mensa, al bar e relativi spazi accessori;

> l'attivazione immediata dell'aria condizionata in tutti i locali produttivi, e non dopo giorni o settimane dall'arrivo del caldo, come avviene ogni anno.

Per Cobas Poste e Slg-Cub Poste

non possono esistere lavoratori di seconda serie e tutti hanno diritto ad un ambiente di lavoro confortevole e salubre, anche se non sono dirigenti.

Confermiamo il presidio esterno, il 7 agosto, davanti al cancello del CMP, in via Archimede

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Contrastare il piano poste è necessario e possibile

 

Indicazioni utili: Sciopero straordinari e prestazioni, Orario lavoro e Sicurezza

Dopo lo sciopero del 25 maggio che ha segnato una svolta sentita  in  categoria, la lotta si fa ora sul terreno quotidiano nei posti di lavoro. Poste e sindacati stanno lavorando per estendere il piano Delivery 2022 a tutto il territorio nazionale. Là dove questo è già avvenuto, i risultati sono esattamente quelli che ci si aspettava: un vero disastro sia per il servizio di recapito che per la condizione dei portalettere.

In particolare nei territori interessati dai giorni alterni, la quasi totalità del paese, anche in grandi città (Firenze, Torino, …) la situazione è già al collasso: cumuli di corrispondenza ferma si accompagnano ad effetti devastanti sui lavoratori, aumento delle assenze per malattia, insostenibili livelli di stress.

Stanno di fatto tentando di affossare definitivamente il servizio pubblico postale sostituendolo con uno modello corriere espresso: priorità assoluta a prodotti ad alto valore aggiunto, tempestività del recapito, quindi flessibilità degli orari di consegna. E’ proprio su questo elemento si fonda il raggiungimento degli obiettivi di poste, la flessibilità totale del lavoratore: dal punto di vista contrattuale (diffusione lavoro precario);  dell’orario di lavoro (introduzione vari turni e copertura di tutta la settimana); dell’aumento della produttività (tagli zone e carichi indefiniti); della durata della prestazione (ricorso al lavoro straordinario).

E’ la flessibilità, nelle sua varie declinazioni, il punto principale sul quale intervenire.

Lo sciopero nazionale degli straordinari e delle prestazioni aggiuntive per tutti i settori di Poste dal 23 luglio al 23 agosto 

L’astensione è limitata al 22 agosto per Emilia-Romagna, Molise e Sicilia

Da anni i sindacati di base dichiarano scioperi delle prestazioni straordinarie ed aggiuntive nel recapito contro il ricorso all’areola. Oggi questo strumento di lotta è più che mai attuale e poiché,  a differenza del passato, anche l’accordo, prevede che ogni prestazione che superi l’orario di lavoro sia da ritenersi straordinaria,  anche se legata alla sostituzione in areola, e ancora più palese l’assoluta legittimità dello sciopero dello straordinario, non più contestabile in alcuna sede..

E’ in definitiva uno strumento di lotta e resistenza che oltre ad esprimere concretamente il nostro dissenso ci aiuta, mettendoci al riparo dalle pretese aziendali. Ma da solo potrebbe non bastare. Va rafforzato facendo ricorso al  rispetto dell’ORARIO di LAVORO.

Moltissimi portalettere hanno ormai la cattiva abitudine, coperti chiaramente dai direttori degli uffici, di entrare in ufficio molto prima  dell’inizio del turno e trattenersi oltre l’orario d’obbligo.

Questa situazione, oltre che essere contraria allo stesso CCNL e alle disposizioni aziendali, è deleteria per i lavoratori rende di fatto fattibile un carico di lavoro eccessivo che, invece di espletarlo nell’orario normale, lo si fa in  un orario dilatato senza percepire compensi, una pratica ormai diffusa e chiaramente non osteggiata dall’azienda, in questo modo di fatto si giustificano gli aumenti dei carichi di lavoro.

Il rispetto dell’orario di lavoro diviene un altro elemento importante per contrastare il piano aziendale che evidenzia l’impossibilità di sostenere i ritmi e i carichi di lavoro imposti da questa riorganizzazione.

Ad affiancare queste pratiche di lotta e non, nel tentativo di difenderci e, perché no, attaccare, vi è anche un altro mezzo: la sicurezza sul lavoro.

Molti lavoratori, sia che si tratti di usare mezzi non idonei, pericolosi, sia che si compiano azioni vietate come sovraccaricare i mezzi, spesso agiscono con molta leggerezza mettendo a repentaglio la propria sicurezza (migliaia di infortuni ogni anno e purtroppo alcuni mortali).

Oggi, per la maggior parte dei lavoratori, il tema della sicurezza (e della difesa della salute) è percepito in modo distorto, nel migliore dei casi come una sciocca imposizione aziendale, coniugata dalla noia delle ore dei corsi. E’ necessario, che i lavoratori, finalmente comprendano che la sicurezza è una cosa seria, ne guadagnerebbe non solo la tutela della salute dei lavoratori stessi, ma, nello stesso tempo, si determinerebbero anche degli effetti sulla riorganizzazione.

Negarsi dal lavorare in modo “insicuro”, in condizioni ambientali e con strumenti insicuri, è un passo fondamentale; respingere pressioni e imposizioni, su carichi e tempi di lavoro, in nome della sicurezza è possibile e necessario.

Nessuno ti può dire niente! Invitiamo pertanto i lavoratori a dare uniti una risposta a questo piano aziendale a partire da questi primi elementi: sciopero straordinario e prestazioni aggiuntive, orario  di lavoro e sicurezza.

Noi ci siamo!! Stiamo preparando nuove azioni di lotta ..solo uniti ce la possiamo fare