CCNL
LA MONTAGNA HA PARTORITO
IL SOLITO TOPOLINO
Grande vittoria hanno titolato a caratteri cubitali i soliti sindacati firmatari concertativi finalmente abbiamo
firmato il CCNL dopo un’aspra battaglia in cui l’azienda voleva imporre un
contratto a senso unico con arretramenti normativi e quant’ altro…
Nella premessa al contratto dicono che
non si poteva far di meglio in quanto
il paese non cresce e non cresceva a
causa della pandemia e bla bla… anche se siamo in presenza, per ciò che
riguarda poste, di una fase di indubbia espansione con risultati di bilancio
più che positivi e dividendi sempre
crescenti per gli azionisti, ma di contro i nodi strutturali irrisolti per quanto
riguarda la divisione corrispondenza
dove l’ e-commerce non bilancia in
termini di ricavi il declino dei servizi
postali… ed anche se nella piattaforma presentata dagli stessi sindacati
firmatari ai lavoratori qualche mese
fa si parlava delle stesse dinamiche,
ma in termini positivi: «Poste Italiane
sta vivendo una fase “anticiclica” con
ottimi risultati di bilancio, di valore sul
mercato (cresciuto di quasi il 70%), di
apprezzamento nell’opinione pubblica/clientela …. I dati del Bilancio… il
gradimento del mercato borsistico…
sono segnali positivi sullo stato di salute del Gruppo, propedeutici ad un
giusto ed equo rinnovo contrattuale
che riconosca, anche sul piano meramente economico, i sacrifici fatti da
tutti i lavoratori in questi anni» tant’è
che si chiedevano 175,00 euro lordi
di aumento. Nonostante fosse a nostro parere insufficiente tale importo,
siamo fanalino di coda in quanto a salario, su questa richiesta avevamo già
avanzato dubbi rispetto alla pratica in
uso del solito gioco tra le parti: ti chiedo 175 nella speranza di averne una
piccola parte.
Su questo passaggio ci pare necessario ricordare che oltre agli utili di bilancio raggiunti, anche nel periodo di
pandemia più conclamata, i risultati
riportati dall’e-commerce, messi nero
su bianco sul documento aziendale
(sostenere e innovare), ci collocano
al primo posto come azienda in continua crescita e con dividendi sempre
in aumento per gli azionisti, al punto che ci si è spinti all’acquisizione
di Nexive e chiaramente della sua
quota di mercato, alle acquisizioni di
quote di maggioranza di alcuni competitor nell’ambito dell’e-commerce e
la prossima costruzione di 2 Hub a
Milano e Roma, gemelli di quello di
Bologna.
TUTTI SEGNALI NON CERTO DI
UN’AZIENDA IN DIFFICOLTÀ!
Ma partiamo dalla questione principale secondo i sindacati firmatari
ovvero la
PARTE ECONOMICA:
110,00 euro lorde di aumento di cui
20,00 euro per l’aumento dei ticket e
90,00 euro dei minimi tabellari (livello
C medio di riferimento);
20,00 euro aumento ticket così articolato: incremento dei buoni pasto di
50 centesimi totale per 4 settimane
10,00 euro mensili a partire da luglio
2022,
quindi tra un anno.
Da luglio 2023 (a sei mesi quindi dalla scadenza del contratto) ulteriori 50
centesimi per 4 settimane altri 10,00
euro di aumento mensile, ticket che
“toccherà” così la cifra di 6,00 euro al
giorno,
tra due anni.
90,00 euro lordi di aumento
65,50
euro netti
sempre livello C così divisi:
48,00 euro da luglio 2022 cioè
35,04
euro netti
(prima trance di aumento
tra un anno).
42,00 euro da luglio 2023 quindi tra 2
anni, cioè
30,66 euro netti a 6 mesi
dalla scadenza del contratto
.
Infine la vacanza contrattuale: solita storia, si fa slittare il contratto poi
si compensa con l’una-tantum con
enorme risparmio per l’azienda, facendo passare la cosa come una
grande vittoria e salario in più. Nello specifico
per il 2020 euro 900,00
lordi e per il 2021 euro 800,00 lordi,
1700,00 euro lordi totali.
Ma facciamo un po’ di conti per
avere chiara la questione:
se l’aumento è di 110 euro lordi moltiplicati x
12 sono 1320 euro lordi + tredicesima
e quattordicesima, senza i 20 euro di
ticket e quindi solo i 90 euro lordi di
aumenti tabellari, sono altri 180 euro
lordi, quindi il risparmio contrattuale
per l’Azienda per il 2020 è di 1320 +
180 euro cioè uguale a 1500 euro a
cui vanno sottratti i 900,00 euro dati
come vacanza contrattuale risultano esatte
600 euro risparmiate per
ogni dipendente
. Se moltiplichiamo
poi questo risparmio per 120.000 dipendenti, risulta evidente che poste
ha sottratto dalle tasche dei lavoratori solo per l’anno 2020 68 milioni di
euro.
Facciamo lo stesso per il 2021 con
vacanza contrattuale di 800 euro lorde: 1500 meno 800 uguale
700 euro
risparmiate
per 120.000 dipendenti
totale 84 milioni di euro, il che equivale a dire, per gli anni 2020 e 2021,
un risparmio sugli stipendi dei lavoratori di ben 152 milioni di euro. Senza
contare l’anno 2019 con i suoi 700,00
di una-tantum e con l’ulteriore risparmio per l’azienda di 800,00 euro per
ogni lavoratore e senza contare, ancora, che il primo aumento si avrà a
luglio 2022 dopo ulteriori 6 mesi.
Una una-tantum per vacanza contrattuale dall’apparenza appetibile,
ma che ha tolto salario ai singoli
lavoratori per complessivi 1300,00
euro e che ha fruttato all’azienda
ben 152 milioni di euro.
PARTE NORMATIVA:
I sindacati concertativi scrivono che
hanno condotto una strenua battaglia
contro l’aggressività aziendale tesa
al peggioramento delle questioni normative conquistate in anni di lotte…
A noi questa premessa, oltre che
pretestuosa, ci pare il solito gioco
delle parti: si evidenzia uno spauracchio per poi far digerire ai lavoratori
un contratto pessimo. Infatti di fronte
alle richieste (se vere) dell’azienda,
di diminuire il periodo di comporto ad
un anno invece di due anni, eliminando gli intervalli tra i singoli eventi ed
in più di non pagare i primi tre giorni
di malattia, l’unica risposta non poteva che essere quella di chiamare
immediatamente i lavoratori allo sciopero e quindi alla lotta, come segno
inequivocabile che queste conquiste
non si possono mettere in discussio

ne e come monito e chiaro segnale
per l’azienda e per la sua arroganza.
Per cui ci sembra alquanto strano
“parlare strenuamente” intorno a tali
tematiche e non scagliare la forza
dei lavoratori compatti se poi non
dai contropartite, e la concertazione
chiaramente significa proprio questo.
Inoltre, come dicevamo, è alquanto
usuale agitare simili “spauracchi” tra i
lavoratori (cosa questa fatta puntualmente) per giustificare tutte le scelte al ribasso che si fanno facendole
passare poi per grandiose conquiste.
ORARIO DI LAVORO: è rimasto
pressoché invariato ma va sottolineato come nella piattaforma rivendicativa sindacale per il rinnovo del
contratto, presentata alcuni mesi fa
i sindacati scrivevano testualmente: «occorre rendere più concreto
ed esigibile il contenuto del comma
VIII, con riferimento alla turnazione
di tutto il personale; dobbiamo cioè
superare la situazione di “turno fisso”
oggi riguardante molte figure professionali» Il che significa rinunciare di
fatto ai diritti acquisiti come quello di
poter avere una vita familiare e personale che non venga stravolta continuamente dalle logiche di flessibilità
selvaggia e asservimento all’Azienda, davvero un bell’approccio di questi “rappresentanti” degli interessi dei
lavoratori.
Art. 36 FERIE: condivisa la possibilità della fruizione frazionata della
giornata di ferie, in misura pari alla
metà dell’orario giornaliero, anche
questa è una grande vittoria….
Ma chiaramente
il vero problema
è che con l’accordo sindacale del
28/03/2018 sulle ferie si è andati
oltre a ciò che stabiliva il contratto
dove si ribadiva che: «Il periodo
di ferie è finalizzato a reintegrare le
energie psico fisiche del lavoratore”
e che la società assicura 2 settimane continuative di ferie nel periodo
15 giugno - 15 settembre e su richiesta un’ulteriore settimana di ferie nel
periodo 15 gennaio - 15 aprile» ora
invece a gennaio devi dare una programmazione di tutte le tue ferie per
tutto l’anno, come se uno sapesse
in anticipo quando è il momento di
reintegrare le energie psico-fisiche
o quando, per eventi ed impegni familiari, si ha bisogno delle stesse e,
se il congiunto lavora, quale sia la disponibilità in relazione al suo lavoro,
praticamente anche qui si ribadisce
l’asservimento totale all’azienda e la
fine della vita privata dettata dai tempi e dalle pregiudiziali dell’azienda.
LAVORO AGILE: si parla nei
termini come conciliazione della vita
familiare con quella lavorativa e di
come sia ecologicamente appropriato e positivo in quanto elimina l’andare in ufficio e quindi gli spostamenti
e l’immissione di CO2 nell’area… ma
questo strumento, se non ben normato, come spesso è accaduto in
questo periodo, impegna il lavoratore
per l’arco dell’intera giornata senza
un tempo reale di lavoro, diminuisce
o annulla del tutto la partecipazione
ed il confronto con gli altri colleghi
alienandone la partecipazione alla
vita sociale e sindacale lavorativa. I
sindacati dichiarano solo l’intento di
occuparsene ed estendere la possibilità delle assemblee anche a questi
lavoratori, attendendo i tempi per la
verifica sul funzionamento dell’impianto regolatorio varato dalle parti,
ora avocato in crisi pandemica dal
governo.
ASSEMBLEA: evitare il disagio
alla clientela nei primi 2 giorni di pagamento pensioni, quindi si può indire l’assemblea, ma non in quei giorni...
ulteriore restrizione dei diritti
sindacali.
Art. 22 RAPPORTO DI LAVORO A TEMPO DETERMINATO:
anche qui toni trionfalistici perché
l’azienda voleva portare dall’8% al
13% il ricorso a questi contratti...
chiaramente si sarebbe dovuto fare
un discorso di occupazione stabile
che non è la prospettata “buona occupazione” intesa come il favorire chi
ha già lavorato in poste e quindi presenta una maggiore professionalità,
cosa buona questa, se non fosse per
il fatto che stiamo assistendo ad una
drastica riduzione di personale ed ad
un ricorso costante ai contratti a tempo, con un reintegro delle uscite di
personale al 40%. Si è passati infatti
dai 138.000 dipendenti del 2017 ai
124,000 del 2020 (in sostenere ed innovare l’azienda vantava il fatto che
si era andati oltre le più rosee previsioni) e che nel 2024 scenderemo
a 120.000 unità. Sarebbe necessario
invece parlare di piano occupazionale stabile e reintegro al 100% di tutte
le uscite con l’assunzione a tempo
indeterminato di tutti i ctd, e non di
buona occupazione che non garantisce l’inserimento di tutti i precari.
Art. 23 PART-TIME: anche qui
lotta contro la pretesa aziendale di
modifica unilaterale di part-time di
durata non predefinita (ex miste) rimandando al mittente tale richiesta
che invece, questa la vittoria, deve
essere concordata con il lavoratore
assistito da un
rappresentante sindacale.
In pratica il rafforzamento di tutte le
istanze di concertazione, cogestione
e partecipazione del sindacato alle
politiche aziendali, cosa questa che
per noi lavoratori fa a pugni con la
nostra tutela.
Rimandiamo al mittente l’ennesimo contratto truffa per una vera
inversione di tendenza: i sacrifici
fin qui fatti devono, anche per noi
lavoratori, avere un vero ritorno
positivo sia in termini economici che normativi, riprendiamoci il
nostro giusto peso nella contrattazione.
Quale contratto di svolta? sempre
più un contratto a senso unico tra
azienda ed il suo alter ego: i sindacati cogestori, dove i lavoratori, per
questi “sindacati”, non hanno più alcun peso di contrattazione.
Un contratto in cui era necessario
rimettere concretamente al centro
l’
occupazione, a partire dall’assunzione di tutti i CTD e la fine del precariato sfruttato, ricattato ed usato
anche come grimaldello per estendere a tutti i dipendenti le intensificazioni e le prestazioni non dovute che
invece richiede continuamente ai Ctd
sotto minaccia del non rinnovo del
contratto, dove i diritti dei lavoratori
e le regole sottoscritte dalla stessa
Azienda vengono calpestate ed immolate alla logica del profitto e quindi
della massima flessibilità ovunque e
comunque.
FACCIAMO VALERE LA
NOSTRA FORZA
VOTIAMO NO A QUESTO
ENNESIMO CONTRATTO
CAPESTRO
NON FACCIAMOCI
ABBINDOLARE
DIFENDIAMO I NOSTRI DIRITTI
ED INTERESSI
COBAS poste