precari di poste in sit-in

precari di poste in sit-in

È ANCHE LA NOSTRA LOTTA.

«La volpe sa molte cose, ma il riccio ne sa una, importantissima». Ecco, ci sono ctd ed ex ctd, colleghi ed ex colleghi, non assuefatti dalle logiche aziendali e sindacali, che sanno una cosa importantissima e che questa purtroppo sfugge a molte lavoratrici e lavoratori di poste: l'autodeterminazione è l'unica via risolutiva.

Faticosa, impervia, piena di complicazioni. Ma l'unica strada possibile da percorrere nella giungla delle privatizzazioni.

Autorganizzarsi vuol dire non delegare ad alcun apparato, ancor più se corresponsabile delle condizioni che si intendono denunciare. 

Vuol dire prendere in mano le proprie necessità collettive e spingerle in avanti con quanta più forza ed intelligenza possibile. Affidarla in mani altrui significherebbe perdere il contatto con sé stessi, significherebbe darsi in pasto alle volpi.

Ma loro sanno bene che la furbizia è la virtù dei fessi, piuttosto servono aculei lunghi ed affilati. 

Ieri, 28 novembre, una parte consistente di quel precariato d'azienda, che è poi precariato di stato visto che poste è, in buona parte, ancora un'azienda di stato, si è autorganizzata, autodeterminata, autofinanziata e con i sacrifici di chi non ha neanche un lavoro, ha raggiunto la capitale da distanze improbabili (da Siracusa a Milano) per manifestare il proprio dissenso alla gestione che l'azienda fa in maniera sistemica da decenni dei lavoratori con contratti a tempo determinato. 

Lavoratrici e Lavoratori spesso, ma non sempre, ingannati dall'aspettativa di un rinnovo necessario ad un posizionamento nelle graduatorie di stabilizzazione svolgono talune volte funzioni e compiti che valicano le regole di applicazione, perfino, lavorando ore straordinarie non pagate. Ricattati, vessati, minacciati continuamente questi colleghi rappresentano per l'azienda una fonte di profitto al punto che negli ultimi anni queste assunzioni sono state pari a molte decine di migliaia a fronte di un numero di stabilizzazioni irrisorie attraverso quelle che poste e sindacati affini chiamano ingannevolmente "politiche attive", pur essendo passive, barattate poi con l'espulsione dal ciclo produttivo di migliaia di lavoratori stabili (30.000 dal 2017 ad oggi).

La denuncia di "Lottiamo Insieme" e la sua capacità autorganizzativa non ha potuto non suscitare la nostra solidarietà e condivisione per una questione che ci riguarda, comunque, in prima istanza. E da sempre.

Le parole d'ordine dei nostri ultimi quattro scioperi e tra i punti avanzati nella ultima ipotesi di contratto, che solo chi ha interessi economici e di potere opposti a quelli dei lavoratori può minimizzare, partono dal presupposto di stabilizzazione di tutti quei soggetti che hanno prestato servizio in poste da precari. Misure necessarie affinché possano porre fine a tale abusata condizione discriminatoria e affinché venga ristabilito quel pareggio occupazionale necessario a tutte le lavoratici e lavoratori che vengono pressati da carichi eccessivi, da pressioni crescenti e già insopportabili, dall'incessante imposizione di flessibilità che la logica del profitto attraverso il taglio occupazionale impone loro per fare felici i manager e gli azionisti che mettono nelle tasche molto di più di quanto non viene riconosciuto a chi quel profitto produce, ogni giorno, trentasei ore alla settimana, per quarant'anni.

Solo la lotta autorganizzata che vede lavoratori stabili e precari di poste, dal basso, insieme, può avere una possibilità reale di cambiare questo stato di cose senza mediazioni e tatticismi che dividono e scontentano la maggior parte dei lavoratori scoraggiandoli a perseguire nella lotta i propri diritti.

Solo il protagonismo dei lavoratori stabili e precari uniti nella lotta può, nell'obiettivo comune di condizioni e ritmi di lavoro dignitosi e a misura d'uomo, arrivare a mettere la parola fine al precariato in poste.

Ed allora: "Lottiamo Insieme" per un lavoro stabile e dignitoso.

Informazioni

Cobas poste è un organismo sindacale di base composto esclusivamente da Lavoratrici e Lavoratori che attraverso l'autorganizzazione mettono in atto la contrarietà alle politiche aziendali tese all'esclusivo profitto per manager ed azionisti. Rivendicando il servizio offerto come bene necessario per la collettività esercitano una molteplicità di azioni ad autosalvaguardia dell'operato e della integrità di chi lavora ogni giorno.  

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