1. INTRODUZIONE
Questo report nasce dalla volontà di indagare le responsabilità finanziarie connesse al genocidio in corso in Palestina, mettendo a fuoco il ruolo che il fondo pensione FondoPoste svolge attraverso le sue scelte di investimento. A guidare e fondare la nostra analisi è il rapporto ufficiale A/HRC/59/23 della Relatrice Speciale delle Nazioni Unite per i diritti umani nei Territori Palestinesi Occupati, Francesca Albanese. Intitolato “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”, il documento, presentato al Consiglio dei Diritti Umani il 30 giugno 2025, rappresenta oggi un riferimento imprescindibile per chiunque voglia comprendere le responsabilità sistemiche e transnazionali che alimentano l’impunità israeliana.
https://bocchescucite.org/il-rapporto-integrale-tradotto-in-italiano/
Il rapporto individua con rigore giuridico e documentale il modo in cui l’apparato statale e militare israeliano viene sostenuto da una rete di soggetti privati, tra cui spiccano banche, aziende tecnologiche e multinazionali, che traggono profitto dalle politiche di apartheid, colonizzazione e violenza sistemica. Albanese esplicita come l’attuale campagna militare israeliana sia solo l’apice di una lunga trasformazione: da un'economia dell’occupazione fondata sul controllo e lo sfruttamento dei territori palestinesi, a una vera e propria economia genocidaria, in cui la devastazione sistematica si integra nei meccanismi di profitto e investimento. Nel rapporto sono nominate 43 aziende ritenute complici o direttamente coinvolte: non si tratta di una denuncia generica, ma di una mappatura dettagliata, costruita su basi normative internazionali, che richiama gli attori economici e finanziari alla responsabilità di disinvestire, cessare ogni complicità e porre fine al sostegno materiale al regime israeliano.
È su questo quadro politico-giuridico che si innesta la nostra ricerca, il cui obiettivo è dimostrare, attraverso evidenze documentate, che FondoPoste – attraverso i gestori finanziari a cui affida le risorse dei lavoratori – risulta esposto ad aziende direttamente o indirettamente implicate nella rete di complicità descritta dalla Relatrice Speciale. Si tratta quindi di una responsabilità duplice: da un lato di natura finanziaria e operativa, dall’altro etico-politica, poiché i contributi previdenziali delle lavoratrici e dei lavoratori postali finiscono per alimentare un’economia di oppressione e morte.
Per questo abbiamo costruito un metodo di analisi articolato, basato su tre pilastri:
1. Il Rapporto ONU A/HRC/59/23, che costituisce il fondamento giuridico e politico della nostra indagine;
2. La documentazione ufficiale di FondoPoste, incluse schede, regolamenti, atti del bilancio e aggiornamenti sulle modifiche dei comparti e dei gestori;
3. I factsheet, filings e database finanziari pubblici (Morningstar, FT Markets, stockanalysis), incrociati con gli elenchi del movimento BDS e le liste pubblicate nel bilancio di esercizio 2024 del fondo.
La metodologia è stata costruita per rispondere a un principio: produrre un’analisi verificabile e solida, pur nei limiti oggettivi di accesso alle informazioni. Alcuni gestori operano in regime di opacità o con esposizioni solo parzialmente dichiarate. In molti casi i fondi rendono pubblici solo i primi 5 o 10 titoli in portafoglio. Nonostante ciò, abbiamo ricostruito una mappa di sovrapposizioni tra i fondi gestiti e le imprese citate dalla Relatrice ONU, con particolare attenzione a quelle che ricorrono più frequentemente (es. Microsoft, Amazon, Alphabet/Google). Abbiamo inoltre verificato che nel bilancio 2024 di FondoPoste, tra i primi 50 titoli detenuti, risultano presenti queste stesse aziende, confermando così le esposizioni dirette.
Infine, abbiamo incrociato tali dati con le campagne promosse dal movimento BDS (Boycott, Divestment, Sanctions), che individua alcune tra queste aziende – in particolare nel settore tecnologico – come complici attive del sistema di sorveglianza e repressione nei territori palestinesi. In questo modo la nostra analisi si colloca su un crinale preciso che unisce la denuncia politica al rigore della verifica finanziaria, la solidarietà alla Palestina alla responsabilità dei lavoratori di conoscere e intervenire.
Ogni dato, ogni evidenza, ogni tabella che segue si radica in questa consapevolezza: non possiamo permettere che i risparmi previdenziali dei lavoratori postali diventino, anche inconsapevolmente, strumenti di complicità con l’economia del genocidio.
2. FONDOPOSTE: IL CONTESTO E LE CRITICHE STORICHE DEI COBAS
FondoPoste è il Fondo Nazionale di Previdenza Complementare per i lavoratori non dirigenti di Poste Italiane S.p.A. e delle società controllate. Nato nel 2002, è un fondo pensione negoziale che raccoglie i contributi dei lavoratori e del datore di lavoro per investirli nei mercati finanziari, con l’obiettivo di garantire una pensione complementare. Si tratta di un fondo autonomo, con organi propri – l’Assemblea dei delegati, il Consiglio di Amministrazione e il Collegio dei Sindaci – ed è sottoposto alla vigilanza di COVIP, il che richiede un’accurata selezione dei gestori e il monitoraggio continuo delle loro performance.
A questi organi partecipano i sindacati in maniera paritetica e il loro ruolo, spesso predominante e ambiguo, ha generato nel tempo veri e propri conflitti di interesse.
LA7 “Ecco chi guadagna dai vostri fondi pensione”: https://www.youtube.com/watch?v=abcCx130mgA
A differenza dei fondi di risparmio generalisti, FondoPoste è uno strumento di previdenza integrativa regolato dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro e destinato esclusivamente ai dipendenti del gruppo Poste Italiane.
Il funzionamento è quello tipico dei fondi pensione negoziali: raccoglie i contributi mensili dei lavoratori e del datore di lavoro e li affida a gestori professionali. Nel caso di FondoPoste, la gestione degli investimenti è stata affidata a società finanziarie di primo piano come AXA IM, Allianz GI, Amundi, UBS, Schroders, Eurizon, Generali, Macquarie, LGT e Insight. Nei documenti ufficiali del Fondo si sottolinea che “in nessun caso è previsto il conferimento di deleghe a soggetti terzi”. Questo significa che le scelte di investimento sono dirette responsabilità dei gestori incaricati e non possono essere scaricate su ulteriori intermediari.
Fin dalla sua nascita, FondoPoste è stato oggetto di critiche da parte nostra. La contestazione di fondo è che si tratta di uno strumento di privatizzazione della previdenza: un meccanismo che sottrae risorse al sistema pensionistico pubblico, indebolendo lo stato sociale, e trasferisce i risparmi dei lavoratori verso i mercati finanziari. In questo modo il futuro pensionistico dei dipendenti postali viene legato all’andamento della speculazione internazionale, esponendoli a rischi che nulla hanno a che vedere con la garanzia dei diritti sociali.
A questa critica storica, oggi si intreccia un ulteriore livello di responsabilità. Attraverso i gestori finanziari a cui affida le risorse, FondoPoste diventa parte della catena di finanziamento che sostiene multinazionali e istituzioni complici dell’occupazione israeliana e del genocidio in Palestina, come denunciato dalla Relatrice speciale delle Nazioni Unite e come dimostrato in questo breve report. Ciò che inizialmente appariva come una scelta discutibile sul piano sociale – affidare le pensioni dei lavoratori alle logiche di mercato – si rivela oggi anche una scelta carica di implicazioni politiche e morali: i contributi previdenziali dei dipendenti di Poste Italiane finiscono per alimentare, seppure indirettamente, un’economia di colonizzazione e genocidaria.
In questo senso FondoPoste rappresenta una doppia problematicità. Da un lato, priva i lavoratori della sicurezza di una pensione pubblica, trasformando un diritto in un investimento rischioso. Dall’altro, li rende involontari complici di pratiche speculative e di crimini internazionali, perché le risorse accumulate vengono gestite da società che non rispettano principi etici minimi e che sono attivamente coinvolte nell’economia genocidaria israeliana. Per queste ragioni Cobas Poste considera FondoPoste non soltanto uno strumento inadeguato a garantire il futuro previdenziale dei lavoratori, ma anche un dispositivo che li espone a una corresponsabilità collettiva in scelte finanziarie profondamente ingiuste e incompatibili con la difesa dei diritti umani.
3. IL RUOLO DEI SINDACATI NELLA GOVERNANCE DI FONDOPOSTE
Un elemento decisivo per comprendere la natura di FondoPoste riguarda il ruolo dei sindacati concertativi nella sua gestione. FondoPoste nasce da un accordo collettivo firmato dalle principali organizzazioni sindacali rappresentative insieme a Poste Italiane. La sua struttura è fondata su una governance paritetica: nel Consiglio di Amministrazione siedono in ugual misura rappresentanti dei datori di lavoro e rappresentanti dei lavoratori designati dalle sigle sindacali firmatarie. In questo modo i sindacati non si limitano a tutelare formalmente gli interessi dei lavoratori, ma diventano parte attiva delle decisioni più delicate, inclusa la scelta dei gestori finanziari ai quali affidare le risorse previdenziali.
https://www.fondoposte.it/sites/default/files/documentazione/Scheda%20%27Le%20informazioni%20sui%20soggetti%20coinvolti%27.pdf
https://www.slpcislroma.it/rinnovato-consiglio-amministrazione-fondoposte
Questo elemento porta con sé implicazioni significative. Se il Consiglio di Amministrazione decide di assegnare miliardi di euro a gestori come AXA, Allianz, Amundi o Generali, significa che i sindacati hanno contribuito a legittimare queste scelte e ne condividono le responsabilità. Non si tratta dunque di un ruolo neutrale o tecnico, ma di una partecipazione che lega direttamente i sindacati agli orientamenti di investimento del Fondo. Ciò genera un conflitto di interessi: da una parte i sindacati dichiarano di difendere i diritti previdenziali dei lavoratori, dall’altra sono coinvolti nella gestione di strumenti che espongono quei diritti alle logiche speculative del mercato finanziario globale.
Il problema non è solo tecnico o gestionale, ma anche democratico. I lavoratori iscritti al Fondo non hanno alcun controllo reale sulle scelte compiute; gli organismi decisionali sono monopolizzati dalle sigle concertative (SLP CISL, SLC CGIL, UILPOST, FAILP CISAL, SAILP CONFSAL E UGL COMUNICAZIONI). Così, miliardi di euro di risparmio previdenziale vengono amministrati senza un effettivo coinvolgimento dei lavoratori, rafforzando una logica concertativa che affianca le organizzazioni sindacali ai vertici aziendali e alle multinazionali della finanza.
Le implicazioni etico-politiche sono ancora più profonde. Partecipando alla selezione dei gestori, i sindacati concertativi diventano co-responsabili di investimenti che, come mostra il rapporto della Relatrice speciale ONU e l'analisi comparata che ne facciamo, sostengono multinazionali complici dell’occupazione israeliana e delle violazioni dei diritti umani. Ciò significa che il risparmio previdenziale dei lavoratori postali, invece di essere uno strumento di garanzia sociale, si trasforma in un veicolo che contribuisce a rafforzare un’economia di cancellazione etnica e di distruzione. In tal senso, la critica storica di Cobas Poste trova oggi un’ulteriore conferma: la previdenza complementare non solo privatizza un diritto, ma vincola i lavoratori a un sistema che tradisce le loro aspettative e li rende, loro malgrado, complici di crimini internazionali.
https://www.fondoposte.it/il-fondo/chi-siamo
4. I GESTORI E LE EVIDENZE
L’analisi dei gestori selezionati da FondoPoste mostra in maniera evidente le contraddizioni tra la retorica della “finanza sostenibile” e la realtà di investimenti che alimentano l’economia del genocidio. È in questo capitolo che emergono con più chiarezza i legami diretti e indiretti tra i principali asset manager del Fondo e le multinazionali segnalate dalla Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese nel rapporto “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”. La Relatrice ha infatti evidenziato come grandi compagnie assicurative e gestori patrimoniali – tra cui Allianz e AXA – convoglino miliardi di dollari verso obbligazioni di guerra, banche israeliane e multinazionali direttamente implicate nell’occupazione e nel genocidio.
Due esempi emblematici sono Allianz Global Investors e AXA Investment Managers, entrambi gestori incaricati da FondoPoste.
Allianz, attraverso la controllata PIMCO, risulta tra i maggiori acquirenti di “war bonds” israeliani emessi tra il 2024 e il 2025 per finanziare la macchina militare. Nel rapporto ONU viene quantificato un investimento di almeno 7,3 miliardi di dollari, con Allianz segnalata come uno degli attori centrali del settore assicurativo globale nella filiera dell’occupazione. Approfondimenti sul ruolo di PIMCO:
AXA, dal canto suo, nonostante precedenti annunci di disinvestimento, continua a detenere oltre 4 miliardi di dollari in azioni e bond di società direttamente implicate, incluse le principali banche israeliane finanziatrici delle colonie.
Secondo un’indagine di Ekō e Profundo, AXA è tra i primi cinquanta investitori globali nelle cinque banche israeliane più coinvolte nell’occupazione (Bank Hapoalim, Leumi, Discount Bank, First International Bank, Mizrahi-Tefahot):
https://actions.eko.org/a/axa-investments-in-israeli-banks-financing-war-crimes
https://aks3.eko.org/images/AXA_investments_Israeli_banks_report_2024.pdf
La gravità di queste connessioni non è rimasta confinata agli ambiti istituzionali. In diversi Paesi europei, in particolare nel Regno Unito, il movimento Palestine Action ha condotto azioni dirette contro Allianz, denunciandone i legami con l’industria bellica israeliana e in particolare con Elbit Systems. Tra il febbraio e il marzo 2024 decine di uffici Allianz sono stati occupati e presi di mira da manifestazioni radicali ma non violente, a testimonianza della crescente pressione sociale e politica sul gruppo.
Accanto a queste responsabilità dirette, emergono forme di complicità più opache, ma non meno rilevanti. È il caso di Macquarie Investment Management Austria, altro gestore selezionato da FondoPoste. L’attività di Macquarie si fonda spesso su fondi di fondi e comparti domiciliati in Austria, Lussemburgo e Irlanda, che investono a loro volta in strumenti AXA, Allianz e Amundi, creando catene di responsabilità difficili da decifrare. In questo modo, pur non figurando come investitore diretto in aziende belliche o banche israeliane, Macquarie contribuisce indirettamente a rafforzare lo stesso circuito finanziario denunciato dalla Relatrice ONU, con una responsabilità “di secondo livello” ma comunque tracciabile.
Un ulteriore livello di complicità riguarda il settore tecnologico. La Relatrice Speciale ha messo in luce come la repressione dei palestinesi sia stata progressivamente automatizzata attraverso sistemi di sorveglianza biometrica, droni e infrastrutture di cloud computing fornite dalle Big Tech statunitensi. Microsoft, Amazon e Alphabet (Google) hanno assunto un ruolo cruciale con il contratto Project Nimbus (1,2 miliardi di dollari), che garantisce al governo israeliano accesso a tecnologie cloud e di intelligenza artificiale fondamentali per le operazioni militari.
Questo progetto ha suscitato critiche sia interne che esterne. Attivisti e dipendenti di Google e Amazon, riuniti in un gruppo sotto il nome di “no tech for apartheid”, denunciano come Nimbus faciliti la sorveglianza sui palestinesi e le violazioni dei diritti umani.
Microsoft, presente in Israele dal 1991 con il suo più grande centro di ricerca estero, ha integrato i suoi sistemi nel servizio penitenziario e nelle istituzioni accademiche delle colonie, acquisendo start-up locali di cybersecurity e sorveglianza. Palantir Technologies, infine, ha rafforzato la collaborazione con Israele dopo ottobre 2023, fornendo piattaforme di polizia predittiva e sistemi di intelligenza artificiale per la selezione automatizzata di obiettivi militari, arrivando a rivendicare pubblicamente il proprio ruolo nel conflitto. Queste stesse aziende compaiono nei portafogli dei gestori incaricati da FondoPoste confermando come i contributi previdenziali dei lavoratori postali vengano di fatto investiti in società che sostengono direttamente l’apparato di sorveglianza e il dispositivo bellico israeliano.
Questi tre casi – Allianz, AXA e Macquarie – e la presenza di aziende tecnologiche - Microsoft, Amazon, Alphabet/Google e Palantir - sintetizzano bene la contraddizione strutturale alla base di FondoPoste: i gestori incaricati dichiarano nelle loro politiche ESG di integrare criteri di sostenibilità e rispetto dei diritti umani, ma i fatti dimostrano un coinvolgimento diretto o indiretto con l’economia dell’occupazione e del genocidio. Le evidenze raccolte confermano dunque la piena responsabilità non solo dei singoli asset manager, ma anche di FondoPoste stesso, che sceglie di affidare i risparmi dei lavoratori postali a società già pubblicamente denunciate e sotto pressione internazionale.
Nelle schede che seguono la definizione di responsabilità è differenziata. Responsabilità diretta quando il fondo è gestito in prima persona dal gestore selezionato da FondoPoste o da una società del gruppo con mandato esplicito; indiretta quando l’esposizione avviene tramite fondi di fondi, ETF o comparti della casa madre; zona grigia quando i dati disponibili non consentono di verificare la presenza o meno di tali titoli.
E quanto indicato rappresenta il risultato di una analisi comparata tra le aziende presenti nei portafogli dei gestori scelti da FondoPoste e le aziende denunciate nel Rapporto ONU “Dall’economia dell’occupazione all’economia del genocidio”.
AXA Investment Managers Paris
Evidenze: AXA mantiene circa 4,09 miliardi USD in azioni e bond di società coinvolte nell’occupazione (banche israeliane, Elbit Systems). Nonostante annunci di disinvestimento, permane l’esposizione. Anche AXA è direttamente citata nel rapporto come spiegato in precedenza.
Ekō/Profundo – AXA investments in Israeli banks:
https://aks3.eko.org/images/AXA_investments_Israeli_banks_report_2024.pdf
Morningstar scheda fondo: https://global.morningstar.com/it/investimenti/fondi/F00001060D/quote?marketID=it
Livello di responsabilità: Diretta – investimenti documentati in banche e aziende denunciate.
Nota: AXA IM Paris appartiene al gruppo AXA, che a livello globale continua a investire in banche israeliane e società segnalate dal Rapporto ONU.
Allianz Global Investors GmbH
Evidenze: Allianz, tramite la controllata PIMCO, è tra i principali acquirenti di “war bonds” israeliani (oltre 7,3 miliardi USD), emessi tra 2024 e 2025 per finanziare l’esercito israeliano. È inoltre esposta a Big Tech citate nel Rapporto ONU. È essa stessa direttamente citata nel rapporto.
Fonti: FT Markets – Allianz Global Sustainability (LU0158827518): https://markets.ft.com/data/funds/tearsheet/summary?s=lu0158827518
BankTrack – Seven underwriters of war bonds: https://www.banktrack.org/news/seven_underwriters_of_war_bonds_instrumental_in_enabling_israel_s_assault_on_gaza_new_research_finds
Livello di responsabilità: Diretta – coinvolgimento in finanziamento bellico e in società denunciate.
Nota: Allianz Global Investors GmbH appartiene al gruppo Allianz, che investe direttamente in obbligazioni di guerra israeliane e in multinazionali denunciate dal Rapporto ONU.
Amundi SGR
Evidenze: La Relazione Semestrale di Amundi Azionario America (ISIN IT0001029880, 30 giugno 2025) mostra esposizioni dirette in Amazon, Microsoft e Alphabet (18,33% del totale portafoglio). Si tratta di titoli citati dal Rapporto ONU Albanese.
- Fonte: Amundi Italia – Relazione semestrale Amundi Azionario America: https://www.amundi.it/dl/doc/periodic-report/IT0001029880/ITA/ITA/20250630?inline
Livello di responsabilità: Diretta – gestione attiva da parte di Amundi SGR S.p.A.
UBS Asset Management (Italia) SGR
Evidenze: UBS emette l’UBS Core MSCI World UCITS ETF (ISIN IE00B7KQ7B66), replica integrale MSCI World, con Big Tech segnalate dal Rapporto ONU.
- JustETF – panoramica ETF MSCI World (incluso UBS): https://www.justetf.com/en/how-to/msci-world-etfs.html
- StockAnalysis – holdings aggiornati: https://stockanalysis.com/quote/etr/UBU7/holdings/
- Documento ufficiale “Real Estate & Private Markets” – evidenzia il ruolo formale come rappresentante legale e distributore sul territorio italiano.
Livello di responsabilità: Indiretta (replica integrale)
Nota: Nessun fondo è identificabile come gestito direttamente da UBS AM (Italia) SGR; il suo ruolo appare prevalentemente di rappresentante legale/distributore per fondi della capogruppo UBS AM, che a livello globale emette ETF esposti a Big Tech denunciate (Nvidia, Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta).
Schroders IM Ltd. / Europe S.A.
Evidenze: Oltre alle esposizioni già documentate in fondi equity globali verso Big Tech (Microsoft, Alphabet, Amazon; e Nvidia, Meta non direttamente citate ma al centro di altre inchieste), nel fondo Schroder Special Situations Fund – Structured Income (ISIN LU2600581263) emergono posizioni obbligazionarie in BNP Paribas SA e Goldman Sachs.
- Morningstar - Schroder ISF Global Equity: https://global.morningstar.com/it/investimenti/fondi/F0GBR05W0H/societa
- Financial Times – top holdings: https://markets.ft.com/data/funds/tearsheet/summary?s=lu0215106534
- Morningstar - Portfolio: https://global.morningstar.com/en-gb/investments/funds/F0GBR06KMR/portfolio
- Schroders – Fund Manager Report Structured Income (LU2600581263): https://api.schroders.com/document-store/SSSF-Schroder-Special-Situations-Fund-Structured-Income-E-Dis-FMR-LUEN.pdf
- BankTrack – Seven underwriters of war bonds…: https://www.banktrack.org/news/seven_underwriters_of_war_bonds_instrumental_in_enabling_israel_s_assault_on_gaza_new_research_finds
Livello di responsabilità: Diretta – gestione attiva dei titoli.
Nota: Schroders IM Ltd. è l’investment manager delegato di questi fondi lussemburghesi; le esposizioni sono da imputare direttamente alla sua responsabilità gestionale.
Eurizon Capital SGR
Evidenze: La scheda prodotto “Eurizon Azioni America” (ISIN IT0001050126, aggiornamento 30 giugno 2025) evidenzia esposizioni dirette a Microsoft (~8,22%), Nvidia (~7,35%), Apple (~5,1%), Amazon (~4,63%). Essendo un fondo a gestione attiva di Eurizon Capital SGR, la responsabilità è pienamente diretta.
- Eurizon Capital – scheda prodotto: https://www.eurizoncapital.com/it-IT/offerta/prodotti/prodotti/eurizon-azioni-america
- Borsa Italiana – scheda fondo: https://www.borsaitaliana.it/borsa/fondi/dettaglio/1SPHA.html
- FT Markets – fondo Eurizon Azioni America: https://markets.ft.com/data/funds/tearsheet/summary?s=IT0001050126
Livello di responsabilità: Diretta – fondi a gestione attiva.
Generali Insurance Asset Management SGR
Evidenze: Il comparto Generali Investments SICAV – World Equity CX (ISIN LU0260158042) detiene come principali posizioni Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia, oltre a Palantir, società citata nel Rapporto ONU per il supporto ai sistemi di sorveglianza e all’apparato militare israeliano. Questa esposizione, riportata nei factsheet ufficiali Generali, conferma una responsabilità diretta.
Fonte: https://piper.gipcdp.generali-cloud.net/static/documents/FAC_LU0260158042_EN.PDF
Livello di responsabilità: Diretta – esposizione accertata.
Nota: Generali Insurance AM SGR appartiene al gruppo Generali.
Macquarie IM Austria
Evidenze: gestisce fondi di fondi domiciliati in Austria, Lussemburgo e Irlanda, che a loro volta investono in strumenti AXA, Allianz, Amundi. In questo modo, pur non comparendo direttamente come detentrice di titoli, Macquarie contribuisce a finanziare indirettamente società denunciate dal Rapporto ONU Albanese (banche israeliane, Big Tech, aziende militari).
- Morningstar – Macquarie Bonds Europe A (ISIN AT0000A1E2B3): https://global.morningstar.com/de/investments/fonds/F000013SEL/portfolio
- Macquarie AM – fondi domiciliati in Austria: https://www.macquarie.com/at/en/about/company/macquarie-asset-management/general-public/capabilities/austrian-domiciled-funds.html
Livello di responsabilità: Indiretta (secondo livello) – esposizione tramite “fondi di fondi”.
LGT Capital Partners (Ireland) Ltd.
Evidenze: fondi alternativi con esposizione a Microsoft e Alphabet.
- Yahoo Finance – LGT Sustainable Equity (ISIN 0P0001FEFJ): https://finance.yahoo.com/quote/0P0001FEFJ/holdings/
- SwissFundData – LGT Fund Management Co Ltd (report fondi): https://www.swissfunddata.ch/sfdpub/docs/anr-4639_01_06-20240430-en.pdf
- Fintel – portafoglio LGT Capital Partners: https://fintel.io/i/lgt-capital-partners
Livello di responsabilità: Indiretta – esposizione tracciabile ma limitata.
Nota: LGT Capital Partners (Ireland) Ltd. appartiene al gruppo LGT.
Insight Investment Management (Europe) Ltd.
Evidenze: Parte del gruppo BNY Mellon, non pubblica factsheet completi per i fondi equity globali domiciliati in Irlanda o riservati a investitori istituzionali. Tuttavia, il modello di gestione e le analisi di mercato disponibili indicano una probabile esposizione a Microsoft, Amazon, Apple, Alphabet, Meta e Nvidia, in linea con la maggioranza dei fondi globali comparabili.
Livello di responsabilità: Zona grigia – mancano factsheet completi.
5. TABELLA RIASSUNTIVA
| Gestore | Evidenze (sintesi) | Livello di responsabilità |
|---|---|---|
| Allianz Global Investors GmbH | PIMCO (controllata) tra i principali acquirenti di war bonds israeliani (~7,3 mld USD); esposizione a Big Tech; Allianz citata nel Rapporto ONU. | Diretta |
| AXA Investment Managers Paris | Investimenti in banche israeliane (~4,09 mld USD) e in Elbit Systems; AXA citata nel Rapporto ONU. | Diretta |
| Amundi SGR S.p.A. | Relazione semestrale Amundi Azionario America (30/06/2025) mostra Amazon, Microsoft e Alphabet (18,33% portafoglio). | Diretta |
| UBS Asset Management (Italia) SGR | ETF UBS Core MSCI World (replica integrale) esposto a Big Tech; ruolo dell’SGR italiana come distributore. | Indiretta (replica integrale) |
| Schroders Investment Management Ltd. | Fondi ISF Global Equity con Microsoft, Alphabet, Amazon, Nvidia, Meta; obbligazioni BNP Paribas SA e Goldman Sachs. | Diretta |
| Eurizon Capital SGR S.p.A. | Eurizon Azioni America (30/06/2025): Microsoft (~8,22%), Nvidia (~7,35%), Apple (~5,1%), Amazon (~4,63%). | Diretta |
| Generali Insurance AM SGR | SICAV World Equity CX: Microsoft, Apple, Amazon, Alphabet, Meta, Nvidia, Palantir. | Diretta |
| Macquarie IM Austria | Fondi di fondi con investimenti in Allianz, AXA, Amundi → esposizione indiretta a Big Tech e banche israeliane. | Indiretta (secondo livello) |
| LGT Capital Partners (Ireland) Ltd. | Fondi alternativi con esposizione a Microsoft e Alphabet. | Indiretta (limitata) |
| Insight Investment (Europe) Ltd. | Nessun factsheet pubblico. Probabile esposizione a Big Tech (Microsoft, Amazon, Apple, Alphabet, Meta, Nvidia). | Zona grigia |
6. BILANCIO 2024 E LE SOVRAPPOSIZIONI
Dal giugno 2025 FondoPoste ha rinnovato l’offerta: ai due comparti storici si sono aggiunti Monetario e Crescita e il Fondo ha selezionato nuovi gestori finanziari nell’ambito dell’aggiornamento strategico (pagina ufficiale: https://www.fondoposte.it/nuova-offerta-previdenziale). Ne consegue che nel 2024 risultavano meno comparti e una platea di gestori diversa: accanto a gestori oggi rinnovati (Eurizon Capital SGR S.p.A.; AXA Investment Managers Paris; LGT Capital Partners (Ireland) Ltd; Generali Asset Management), figuravano anche Anima SGR S.p.A., HSBC Asset Management (France), PIMCO Europe GmbH, non più presenti nel set attuale.
Nel Bilancio d’esercizio 2024, per ciascuno dei due comparti (Bilanciato e Garantito), il Fondo pubblica le liste nominative dei primi 50 titoli detenuti: non sono esaustive dell’intero portafoglio, ma costituiscono una evidenza diretta e verificabile alla fonte.
https://www.fondoposte.it/sites/default/files/documentazione/Bilancio%20d%27esercizio%202024_0.pdf
Dalle tabelle “Top 50” emergono sovrapposizioni esplicite con tre soggetti indicati nel Rapporto della Relatrice Speciale ONU: Microsoft, Amazon e Alphabet (Google). Nel Comparto Bilanciato compaiono Microsoft, Amazon e Alphabet-A; nel Comparto Garantito figura Microsoft. L’esposizione aggregata riconducibile a questi tre titoli è di circa € 35,2 milioni.
Sono rilevanti poiché il Rapporto Albanese segnala il ruolo delle Big Tech cloud/AI nell’infrastruttura digitale israeliana.
scheda ONU A/HRC/59/23:
https://www.ohchr.org/sites/default/files/documents/hrbodies/hrcouncil/sessions-regular/session59/advance-version/a-hrc-59-23-aev.pdf
In particolare, nel 2021 il governo israeliano ha assegnato ad Amazon AWS e Google/Alphabet il contratto Project Nimbus di cui si è accennato nel Capitolo 4.
Reuters 21/04/2021: link
Reuters 24/05/2021: link
The Guardian 12/10/2021: link
Oltre alle Big Tech, emerge un dato ulteriore: nel Top-50 del Comparto Garantito è presente un’obbligazione Goldman Sachs Group Inc. 12/02/2031 3 – ISIN XS51362373224, con controvalore di circa 6 milioni di euro. Goldman Sachs, pur non nominata esplicitamente nella Relazione ONU, è documentata da ricerche indipendenti (BankTrack, 2024) come uno dei principali sottoscrittori di oltre 7 miliardi di dollari in war bonds israeliani, collocati tra il 2023 e il 2025 per finanziare direttamente il bilancio militare di Israele:
Sempre nel Top-50 del Comparto Garantito compare il subordinato Allianz SE 25/09/2049 VARIABLE – ISIN DE000A2YPFA1 con controvalore di circa € 4,55 mln. Inoltre, tra i gestori del 2024 risulta PIMCO Europe GmbH, società del gruppo Allianz. Nelle rassegne giornalistiche sul Rapporto della Relatrice Speciale ONU, PIMCO è indicata tra i principali acquirenti di titoli sovrani israeliani e Allianz è menzionata nel cluster delle compagnie assicurative con investimenti rilevanti nell’economia dell’occupazione. Questo non trasforma automaticamente l’investimento del Fondo nel bond Allianz SE in un’esposizione diretta a Israele (è un’emissione corporate tedesca), ma evidenzia un ulteriore nesso con soggetti che il Rapporto include nella filiera finanziaria dell’“economia del genocidio”.
In sintesi: pur con i limiti intrinseci delle liste Top-50, il Bilancio 2024 di FondoPoste è una base documentale sufficiente a evidenziare sovrapposizioni dirette con il perimetro delineato dal Rapporto ONU (Big Tech cloud/AI) e, sul versante finanziario, la presenza esplicita di un bond Goldman Sachs oltre ai legami di gruppo (Allianz/PIMCO) citati nelle analisi del Rapporto. Trattandosi di posizioni dichiarate dal Fondo stesso, tali presenze costituiscono evidenza diretta e non equivocabile per il 2024; nel contempo, la mutata architettura dei comparti e la selezione di nuovi gestori dal 2025 impongono di tenere distinto il perimetro 2024 dal quadro attuale e, così come fatto nei capitoli 4 e 5, sono state verificate le sovrapposizioni attraverso ISIN e schede esplicative per la mappatura generata.
7. BDS E LE CONGRUENZE CON I PORTAFOGLI
Le stesse aziende già citate, presenti nel fondo pensione Fondoposte, sono attualmente oggetto di campagne di boicottaggio e pressione internazionale promosse dal movimento BDS.
Questa esposizione riguarda Microsoft (boicottaggio consumer), Amazon e Google/Alphabet (pressione per Project Nimbus):
https://bdsmovement.net/no-tech-apartheid
https://bdsmovement.net/microsoft#complicity_cat
Il movimento BDS – Boycott, Divestment, Sanctions nasce nel 2005 da un appello della società civile palestinese rivolto alla comunità internazionale. Si tratta di un’iniziativa che chiede, attraverso campagne coordinate, il rispetto del diritto internazionale e dei diritti fondamentali del popolo palestinese.
I tre obiettivi dichiarati sono: la fine dell’occupazione e colonizzazione avviate nel 1967; la piena uguaglianza per i/le cittadinə palestinesi di Israele; il rispetto del diritto al ritorno per i/le profughə palestinesi (Risoluzione ONU 194).
https://bdsmovement.net/call
Lo fa attraverso azioni mirate di: boicottaggio dei prodotti e servizi di aziende complici; disinvestimento da fondi e istituzioni finanziarie che vi siano coinvolte; pressione politica per l’adozione di sanzioni internazionali verso Israele.
Negli ultimi anni, una particolare attenzione è stata rivolta al settore tecnologico, nell’ambito della campagna No Tech for Apartheid, che denuncia il coinvolgimento di grandi aziende digitali nei sistemi di sorveglianza e gestione coloniale dei territori occupati.
Incrociando da un lato i factsheet dei fondi analizzati nei capitoli 4 e 5 e dall’altro gli elenchi dei primi 50 titoli detenuti nei due comparti del FondoPoste al 31 dicembre 2024, emerge che alcune aziende presenti nei portafogli e che già si sovrappongono a quelle indicate nel rapporto, risultano essere oggetto di campagne attive da parte di BDS.
- Microsoft Corporation
– Presente tra i primi 50 titoli detenuti nei due comparti (Bilanciato e Garantito).
– Presente nei fondi selezionati dai gestori analizzati nei capitoli precedenti.
– BDS la include tra i bersagli del boicottaggio consumer, con una campagna lanciata nel 2025 che invita a non acquistare prodotti e servizi legati al brand Xbox, e a interrompere ogni collaborazione istituzionale ove possibile.
- Alphabet Inc. (Google)
– Presente tra i Top 50 titoli del bilancio 2024.
– Presente nei fondi selezionati nei factsheet.
– BDS la indica come target di pressione all’interno della campagna No Tech for Apartheid, per la sua partecipazione, insieme ad Amazon, al contratto governativo israeliano Project Nimbus, che fornisce infrastrutture cloud e servizi di sorveglianza digitale.
- Amazon.com Inc.
– Presente nei Top 50 titoli del bilancio 2024.
– Presente nei fondi selezionati nei factsheet.
– Anche Amazon è nel mirino della campagna No Tech for Apartheid, con appelli a disinvestire e, dove possibile, boicottare i servizi consumer come Amazon Prime, AWS e marketplace.
Tutte e tre queste aziende, come già indicato nelle pagine precedenti, risultano coinvolte a vario titolo nella digitalizzazione dell’occupazione israeliana, nella fornitura di infrastrutture cloud (Project Nimbus) e in strumenti di sorveglianza e controllo nei territori occupati.
Il fatto che siano visibili tra i primi titoli detenuti dovrebbe esporre FondoPoste a campagne di denuncia pubblica e pressione dal basso, come già avvenuto in ambito universitario, sindacale e accademico a livello internazionale.
8. CONCLUSIONI
L’indagine condotta dimostra con chiarezza che FondoPoste, attraverso i gestori finanziari cui affida le risorse previdenziali dei lavoratori postali, è esposto in misura rilevante a imprese e istituzioni che la Relatrice Speciale ONU Francesca Albanese ha denunciato come parte integrante dell’“economia del genocidio”.
Non si tratta di esposizioni marginali: i portafogli del Fondo includono direttamente e indirettamente le stesse aziende – Microsoft, Amazon, Alphabet/Google, Palantir – che forniscono al regime israeliano infrastrutture digitali, cloud e intelligenza artificiale, elementi chiave della macchina genocidaria. Queste aziende sono parte del progetto Nimbus, infrastruttura digitale del governo israeliano che potenzia sorveglianza e controllo nei territori occupati.
Al tempo stesso, Allianz, AXA e altri grandi gestori selezionati da FondoPoste compaiono nel Rapporto ONU tra i principali finanziatori dell’esercito israeliano tramite obbligazioni di guerra, o come investitori stabili nelle banche che sostengono le colonie.
La loro presenza nei portafogli di FondoPoste rappresenta una prova inequivocabile che i risparmi previdenziali dei lavoratori postali alimentano strumenti tecnologici della colonizzazione e della repressione.
In questo scenario, tuttavia, la clausola statutaria di FondoPoste – “nessuna delega a soggetti terzi” – elimina alibi: le scelte di investimento sono sempre imputabili ai gestori selezionati e, per riflesso, al Fondo stesso e ai sindacati concertativi che ne condividono la governance.
Alla luce di queste evidenze, la responsabilità di FondoPoste e dei suoi gestori non è solo finanziaria ma etico, politica e potenzialmente giuridica. Non si può far finta di nulla: le informazioni sono pubbliche, i rapporti ONU inequivocabili, le campagne della società civile – come BDS e No Tech for Apartheid – ampiamente note.
La Relatrice ONU ha mostrato come si sia compiuta una trasformazione: dall’economia dell’occupazione all’economia genocidaria, in cui la devastazione diventa fattore strutturale di profitto. In questo quadro, la corresponsabilità dei soggetti finanziari è piena: non si tratta di “scelte neutre di mercato”, ma di decisioni che rafforzano un regime di apartheid e contribuiscono a crimini contro l’umanità.
Il nostro lavoro mostra che FondoPoste non è solo un dispositivo di privatizzazione della previdenza, ma oggi è anche un ingranaggio dell’economia genocidaria israeliana. I sindacati concertativi, che siedono nel Consiglio di Amministrazione e approvano la selezione dei gestori, portano quindi una responsabilità politica e morale che va oltre la retorica della tutela previdenziale: hanno reso i lavoratori postali inconsapevoli azionisti di un sistema che produce oppressione e morte.
Alla luce di queste evidenze, non è più sufficiente invocare maggiore trasparenza o criteri ESG di facciata. È necessario un atto netto: disinvestire dalle aziende e dai gestori complici, interrompere ogni legame con chi finanzia o trae profitto dall’occupazione israeliana, e restituire ai lavoratori postali il diritto di decidere che il proprio risparmio non diventi strumento di complicità con il genocidio.
Il movimento BDS ha tracciato da anni questa strada, così come il rapporto della relatrice speciale, indicando la responsabilità della società civile nel colmare il vuoto lasciato dalle istituzioni.
Anche per le lavoratrici e i lavoratori di Poste Italiane, questa indagine deve rappresentare un punto di partenza per rivendicare una scelta diversa: sottrarre i propri contributi alla filiera del genocidio e affermare, con la forza della solidarietà concreta, che la previdenza non può poggiare sullo sterminio di un popolo.