4 giugno ‘20 sciopero nazionale

 

Lo sciopero del 4 giugno dell’intera categoria è contro il ritorno alla “normalità”; contro il “tornare alle cose come erano prima”.

Che cos'è la normalità per Poste?

 E' forse tornare alle abissali diseguaglianze tra gli stipendi dei lavoratori e quello che guadagnano i manager?

 E' forse mantenere un esercito permanente di lavoratori precari, “usa e getta”?

 E’ forse stabilizzare una distanza familiare (mancati trasferimenti) non dovuta al Coronavirus, ma a incomprensibili logiche aziendali, se non dettate dal disinteresse verso i lavoratori pedine da utilizzare a piacimento e solo per il profitto

Oppure distribuire i dividendi di Borsa tra azionisti anziché investirli in un'azienda che, nella crisi Covid-19, ha scoperchiato le profonde ed ingiuste contraddizioni di un servizio “per i ricchi”, di una privatizzazione che cancella i bisogni popolari, di un “servizio essenziale” che è solo la continuazione degli obiettivi economici e della crescita dei profitti?

Le stesse misure di contenimento contro il Coronavirus sono state dettate più dall'esigenza di non fermare la “più grande azienda del Paese” , che dall'interesse alla salvaguardia della sicurezza dei lavoratori: così ci spieghiamo noi il plexiglass, formidabile trovata per aprire ad un pubblico sempre più vasto, ad un mercato che non va fermato “costi quel che costi”.

Ma se chiudiamo tutto moriremo di povertà, se non di inedia. Sappiamo quando duro è stare in casa, è una condizione di tutti. Più difficile per chi è povero, disoccupato, precario...tutte condizioni sociali che ereditiamo da un sistema che si fonda sulle diseguaglianze, come è il sistema capitalista.

Ed è certo che in primo luogo le risorse economiche vanno indirizzate verso questi strati sociali disagiati per permettergli di affrontare la crisi attuale senza doversi affamare, ammalare, morire; ma poi queste condizioni vanno superate non perpetuate.

Parallelamente nei luoghi di lavoro vanno garantite, non a chiacchiere, ma in modo assoluto, rigoroso, vincolante le misure di protezione e sicurezza dei lavoratori e dove queste non sussistono sono i lavoratori a doverlo decidere, non l'Azienda, non il Prefetto, non Confindustria, non il silenzio-assenso.

Non bastano certamente le mascherine, il gel igienizzante, le sanificazioni, tutte misure di primo necessario approvvigionamento, ottenuti anche grazie a mobilitazioni dei lavoratori, più che a spontanea iniziativa aziendale; per mettere in sicurezza i lavoratori bisogna sottoporci tutti all'analisi del tampone, ai test sierologici, a quelle disposizioni che mappano lo stato di salute di chi è costretto ad andare a lavorare, così da dividere i sani dai contagiati. Senza questa vasta misura di prevenzione (a carico dell'Azienda) i lavoratori restano “carne da macello” sacrificabili alla produzione, alla tirannia del profitto.

Noi il 4 giugno scioperiamo e chiamiamo l'intera categoria, ugualmente colpita e ugualmente esposta al pericolo per la propria salute e sicurezza, a scioperare compattamente; a fermare noi la produzione; a dire noi a Poste che così non si può lavorare, che al primo posto va sempre messa la salute e che dopo, ma solo dopo, vengono gli affari.

 

Per discutere dei contenuti e delle ragioni dello sciopero abbiamo fissato una video-assemblea per sabato 23 maggio 2020 alle ore 16,00.

SI INVITANO I LAVORATORI A PARTECIPARE

Nei prossimi giorni pubblicheremo le modalità di accesso

 

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