La nostra posizione

Rinnovo contrattuale 2010 - 2012

Un  contratto a misura di liberalizzazioni
 
SI E’ APERTA PER I LAVORATORI LA CORSA A PERDERE!

 

Ci muoviamo o seguitiamo a lasciarli fare?
La nuova scadenza contrattuale 2010-2012, si inserisce in una fase in cui, notizie di stampa di questi giorni, il governo agisce in sinergia con i vari gruppi imprenditoriali e finanziari mettendo in atto manovre, comprese quelle relative ad ottemperare  obblighi antitrust, che richiedono di  spostare manager e azioni societarie nei settori dove c’è in percentuale la sua  partecipazione proprietaria; il  tutto avviene, naturalmente, con dispute intestine nelle commissioni parlamentari e previo accordi  con i vari CdA delle varie società. Queste operazioni  non sono certo una novità dell’oggi, ma, diversamente da altre fasi,  avvengono unicamente a spese del lavoro, dei lavoratori e dei cittadini, che, da qualche anno ormai,  stanno pagando duramente i costi delle ristrutturazioni aziendali in chiave privatistica dei servizi pubblici.
Senza farci impelagare da ragionamenti che non ci danno risposte certe sui giochi contorti che sono propri dei poteri politici, burocratici e finanziari, ci siamo comunque posti da tempo la domanda su cosa  potrebbe avvenire in prossimità della liberalizzazione  del settore postale, decisa per il 2011 dalla comunità europea. Domanda che abbiamo girato anche al Ministero dell’Economia in occasione dello sciopero del 30 aprile; avendo anche sentore che erano  in movimento novità che andavano ben oltre le operazioni di questi giorni con al centro la Cassa Depositi e Prestiti. La CDP è stata, fino ad oggi, lo strumento operativo finanziario principale del Ministero dell’Economia e Finanze ora cede di nuovo la sua quota azionaria di poste (35%) allo stesso, così l’azienda Poste è tornata ad essere di proprietà unica del ministero dell’Economia, fermo restando che il rapporto di lavoro rimane di natura privata per i suoi dipendenti.
Cosa si prospetta all’orizzonte non lascia presagire nulla di buono, anche perché il governo si è già pronunciato su una completa liberalizzazione, attendiamo comunque il successivo passo della politica. Come sindacalismo di base seguiteremo a seguire con  interesse i mutamenti e, come sempre, saremo pronti a  denunciare tutte le operazioni  che penalizzano il lavoro, i lavoratori e i cittadini.
Intanto è un fatto che, in ambito poste, ci troviamo per la prima volta davanti ad una scadenza  contrattuale  2010/2012 che in sei mesi ( PRIMA DELLA LIBERALIZZAZIONE) vuole realizzare sia il CCNL che il Contratto di Settore che coinvolgerà il settore del recapito
Rispetto a quanto sta avvenendo, non convincono le motivazioni della concertazione sindacale che spiegano la novità del contratto di settore, coprendosi dietro supposti aspetti solidaristici “regole normative comuni” e non dicono per esempio che, ferma restando la mancanza di regole certe sulla correttezza del mercato internazionale, si possono creare “cartelli Imprenditoriali” che possono  generare contrattazioni di settore a ribasso,  come è già avvenuto e sta avvenendo nelle telecomunicazioni, e che per giunta non hanno garantito la tenuta occupazionale di uno stesso Gruppo. 
Pertanto, davanti ai cedimenti sindacali, davanti ai rischi del mercato e all’avventurismo politico, i lavoratori del recapito  devono, per esempio, chiedere ai sindacati  cosa significherà, in termini chiari, il contratto di settore, cosa comporterà di diverso dal resto della categoria e dal bancoposta
Noi seguitiamo a pensare, che lo scorporo e il distacco contrattuale tra recapito e bancoposta (notizia di questi giorni anche l’ipotesi di una privatizzazione del bancoposta) significherà minor potere contrattuale fino a rovinare, in tempi brevi, l’unità aziendale dei due settori. Se davvero si vuole favorire la solidarietà  tra lavoratori  dello stesso  settore anche se appartenenti a diverse agenzie di recapito si sarebbe potuto sindacalmente proporre di stabilire interventi ad hoc per estendere a tutti gli stessi diritti, come è avvenuto in  Germania per esempio con l’introduzione del  salario minimo garantito .
Comunque sia, rispetto alla manovra politico-aziendale e anche su alcune problematiche che riguardano gli aspetti contrattuali e la quotidianità del lavoro nei vari settori, la comune posizione del sindacalismo di base si è già espressa con lo sciopero del 30 aprile 2010 e  seguita a farlo con lo sciopero dello straordinario nel recapito contro un accordo che sta imponendo la nuova organizzazione di lavoro su 5 gg con la perdita di 10.000 posti di lavoro.
Per noi  rimane imprescindibile l’unità aziendale e contrattuale, così come va riaffermata la centralità del lavoro a tempo indeterminato, recuperando tutti I precari.
Vogliamo inoltre sottolineare la  nostra critica rispetto ad alcuni aspetti emergenti dalla stessa piattaforma contrattuale che al di là delle premesse  fatte, non da in realtà garanzia alcuna sulla cosiddetta coesione sociale. Per di più, nel momento della diffusione della stessa, la Cisl mette le mani avanti, affermando in un’ intervista  ” il percorso delineato inizialmente sarà sicuramente più difficile del previsto ...e  il sindacato non potrà sottrarsi dal condividere scelte dolorose” il tutto in sintonia (vedi piattaforma contrattuale) con le intenzioni che vuole perseguire, ovvero annuncia a  “ modelli di tipo partecipativo”(azionariato e consiglio di azienda) “che qualifichino i rapporti tra le parti e perseguano un equilibrio tra le esigenze di performance aziendale e le aspettative dei lavoratori”
Noi non presenteremo alcuna piattaforma alternativa, in quanto sarebbe velleitario da parte ns pensare di poterla in qualche modo presentare a seguito di resistenze antisindacali tenute dall’Azienda  nei ns confronti. Si ripresenta, in tutta la sua portata democratica,  il diritto del riconoscimento reale di tutte le sigle che di fatto rappresentano i lavoratori.
Per quanto detto, chiediamo ai colleghi e colleghe  di non farsi unicamente convincere da alcuni punti contrattuali proposti ed imbellettati in qualche modo, ma riaffermare alcuni elementi imprescindibili per ogni contratto di lavoro.
Per quanto attiene la parte economica ci danno poco più di un euro lordo al giorno (140 EURO IN TRE ANNI), non c’è il riconoscimento degli scatti di anzianità, non si parla di lavori usuranti, non ci sono novità reali : per quanto riguarda salute e sicurezza sul lavoro; per l’ indennità di cassa; per garantire adeguatamente il diritto allo studio, alla maternità e alla cura dei figli con i congedi di malattia; per il diritto alla salute nel senso di avere permessi (vecchio congedo straordinario) per fare visite e controlli senza dover prendere ferie, permessi da recuperare o malattia che poi incide sul diritto ai premi; non ci sono novità di rilievo sulla parte fissa del salario che permetterebbe, aldilà di qualsiasi premio incentivante, un livello di vita adeguato .
Siamo altresì consapevoli, che per difendere il lavoro, per non far peggiorare il servizio pubblico, per salvaguardare diritti e porre fine al precariato, occorre che cresca la partecipazione conflittuale delle varie categorie di lavoratori, diversamente saremo in balia di altri disegni che interverranno all’interno di una azienda pubblica che come   Poste riguarda 150mila lavoratori e che, come altre aziende, da un servizio di pubblica utilità e di grosso peso industriale, che non può essere condizionato dalla sete del profitto a tutti i costi.
 La necessità  di ribadire interventi diversi che affrontino la questione poste rimangono tutti, anche se i tempi sempre più corti richiederebbero fin d’ora una partecipazione diretta dei lavoratori, noi ci siamo con la convinzione che senza lotta tutte le  trasformazioni si realizzeranno  a spese dei lavoratori e dei cittadini. Per questo crediamo che non sia opportuno lasciarli fare.

 

Roma 15 Luglio 2010
Coordinamento unitario del sindacalismo di base
Cobas pt Cub e Cobas Poste della Federazione Cobas del lavoro Privato

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