Cobas Poste

APPELLO PER L’UNITA’ DEL SINDACALISMO DI BASE ALLE POSTE

 

Il COBAS POSTE della CONFEDERAZIONE COBAS rivolge, su mandato dei coordinamenti territoriali e del coordinamento pensionati riunitesi in assemblea nazionale il 13 gennaio 2018 a Roma , un appello a tutto il sindacalismo di base per costruire e promuovere insieme progettualità ed iniziative di lotta nella consapevolezza che in una fase come questa è imprescindibile l’agire collettivo delle soggettività che da sempre si oppongono  ai piani del governo, di poste italiane spa e dei sindacati concertativi. Piani che stanno imprimendo un’accelerazione senza precedenti allo smantellamento del servizio pubblico e la conseguente privatizzazione di questo importantissimo settore.

Accelerazione che trova la sua massima espressione nel rinnovo del CCNL che porta con se la riorganizzazione del servizio di recapito con il recapito a giorni alterni , esteso di fatto a tutto il territorio nazionale, la massima flessibilità e la perdita di oltre 15.000 posti di lavoro in soli 3 anni:

 la fine del servizio pubblico offrendo ai privati un’azienda “snella “ e flessibile.

E’ necessario rispondere e contrattaccare con una strategia condivisa e a lungo termine che rimetta al centro il servizio pubblico, l’occupazione ed i diritti dei cittadini utenti.

E’ necessario farsi carico tutti insieme di una battaglia che abbia come primo obiettivo lo sciopero generale sociale che veda lavoratori, cittadini/utenti , giovani, pensionati, la società civile tutta, lottare insieme per il servizio pubblico e l’occupazione contro ogni forma di privatizzazione. Che sia espressione della volontà anche di  rivendicare con forza ed in senso migliorativo, rispetto ai continui tentativi con il welfare aziendale (ora tanto caro a poste italiane) il WELFARE STATE unico in grado di  garantire  a tutti pari diritti nella fruizione dei servizi minimi, vitali e necessari ad una esistenza dignitosa e che metta al centro la  lotta per l’occupazione a partire dai ctd super sfruttati e ricattati che ormai da anni lavorano al nostro fianco.

Solo uniti potremmo tentare di fermare questa deriva e contrattaccare per richiedere con forza i nostri diritti come lavorator i cittadini ed utenti .Una nuova stagione di lotte è possibile ma solo se ci ritroviamo tutti sotto un unico striscione :UNITI per l’occupazione, i diritti, il servizio pubblico.

 

 

 

 

Dove lavori?

al CMP!

Con quale mansione?

confeziono cassette postali di cartone!

La responsabilità della Divisione Corrispondenza nell'accumulo di giacenza al CMP di Peschiera Borromeo

 

Prestazioni straordinarie a gogò

Il vertice del Centro di Meccanizzazione Postale di Peschiera Borromeo per azzerare le 1500 tonnellate di giacenza si serve quotidianamente di prestazioni straordinarie per migliaia di ore.

La sostituzione delle cassette di plastica con cartoni da confezionare I vertici della Divisione Corrispondenza hanno deciso di complicare le difficoltà determinate dalla carenza di organico. Proprio per questo hanno deciso di inviare dei cartoni, in sostituzione delle cassette di plastica, che l'impiegato alla ripartizione confeziona e trasforma in cassette postali. leggi il volantino

 

 

Nel mese di dicembre 2017, incassato di fatto il rinnovo del CCNL, azienda e sindacati hanno svolto diversi incontri per definire le linee generali de “I NUOVI MODELLI DEL RECAPITO “. I cambiamenti, di questa prospettata riorganizzazione, interesseranno tutto il recapito nazionale e porteranno ad un ulteriore peggioramento tutto un settore già colpito e drasticamente ridimensionato grazie alle consegne a giorni alterni che stanno causando disservizi su tutto il territorio nazionale, dove la riorganizzazione è già partita. Chiaramente ora si giocherà la pantomima della contrattazione dove si faranno “ aggiustamenti” ma l’impianto generale verrà salvaguardato.

Dall’analisi dei documenti aziendali è immediata la nuova impostazione dell’azienda che addirittura rivede la riorganizzazione del servizio di recapito a giorni alterni, fortemente penalizzante per lavoratori ed utenti, in termini ulteriormente peggiorativi. Delle 9 aree metropolitane, uniche ad assicurare il recapito quotidiano, affiancate anche da una linea Plus, ne viene salvata soltanto una, Milano con 8 CD. Mentre Roma (5 CD su 18) e Napoli (2 CD su 9) in modo parziale. Tutti gli altri vengono considerati come aree regolate alla stessa stregua dei piccoli capoluoghi di provincia con recapito a giorni alterni e linea plus ed addirittura (udite, udite) alcuni CD di Roma e Napoli verranno valutati a standard di servizio con il recapito a giorni alterni.

Viene inoltre introdotta la massima flessibilità operativa che prevede la possibilità, in caso di assenza di personale delle lavorazioni interne, di spostare un portalettere a copertura e di conseguenza applicare l’areola sull’area territoriale dello stesso. Inoltre con l’istituzione della zona frazionabile (in passato zona baricentrica), il titolare di tale zona di volta in volta si sposterà sulle zone scoperte dell’areola mentre gli altri componenti dell’areola si divideranno la zona frazionabile, ma la novità, sta nel fatto che ciascun portalettere dovrà conoscere altre 2 zone di recapito, dette zone gemelle, appartenenti ad altre aree territoriali e per 5 volte al mese dovrà prestare servizio su queste zone in sostituzione o a fini formativi . Ci sarà, inoltre anche una nuova remunerazione della flessibilità in base alle prestazioni svolte all’interno dell’orario o oltre l’orario di lavoro.

E’ palese l’obiettivo aziendale: tagliare ulteriormente i posti di lavoro (15000 esodi incentivati ed oltre) e allo stesso tempo ottenere la massima flessibilità dai lavoratori superstiti. Che in questi documenti emergono verità dettate da strategie prettamente privatistiche lo si evince anche dal fatto che quando si parla di territori non vengono mensionati dati relativi all’utenza o alla densità di popolazione, ma ci si riferisce solo ai volumi di prodotti postali. Nel ribadire che tutti i cittadini del territorio italiano meritano un servizio puntuale, efficiente, garantito e quotidiano crediamo che nei territori ad alta densità abitativa ci debbano essere strutture adeguate a soddisfare le esigenze dei cittadini dove ci sono dei CD che per numero di abitanti serviti eguagliano città di media grandezza.

Il peggioramento ancora una volta andrà tutto a scapito della qualità del lavoro, del servizio pubblico e dell’occupazione. E’ necessario allargare nel più breve tempo possibile la discussione e le proposte d’iniziativa e lotta a tutte le forze ed ai lavoratori che si oppongono a questo nuovo e nefasto progetto. Riteniamo come non mai, che sia giunto il momento che i lavoratori e le lavoratrici , non solo di questo settore, scendano direttamente in campo per difendere il loro futuro e respingere, fermare, quello che si prospetta un pericoloso percorso senza ritorno.

Di seguito riportiamo in modo schematico quello che è il progetto di riorganizzazione del recapito proposto:

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  Il  tempo  dei  ringraziamenti !

 

Il  97,5 % dei lavoratori/ici di Poste Italiane (che ha partecipato alle assemblee) ha detto si.   Si al nuovo contratto (bidone) di lavoro e il risultato ora viene sventolato con soddisfazione dai sindacati firmatari, i quali nelle fasi di consultazione hanno ancora una volta sostenuto che era il massimo che si poteva ottenere. La “discussione” sulla  parte economica di questo contratto è risultata il punto di maggiore interesse da parte dei lavoratori/ci , in quanto non è stato facile digerire la proposta  aziendale di un aumento salariale cosi esiguo, con l’introduzione del fondo pensione e sanità integrativa, sottratti all’aumento salariale che di fatto incentivano la politica del privato e in questo ritroviamo ancora una volta  lo zampino e gli interessi  delle organizzazioni sindacali. Nelle poche assemblee  che si sono tenute abbiamo riascoltato  le solite frasi pronte a  giustificare un’insoddisfazione comune:  “momento di crisi……  (sic)  …… calo dei flussi…  e balle varie ”.  Sono stati messi in secondo piano questioni non meno importanti, che prevedono una drastica prospettiva occupazionale, con la perdita di migliaia di posti di lavoro (15000), tra esodi incentivati e con un rientro occupazionale di poche migliaia di assunzioni. Questo contratto è stato rinnovato dopo cinque anni e quest’anno è già in scadenza, l’ aumento andrà a regime (59 euro) a tre mesi dalla scadenza del contratto stesso, la  vacanza contrattuale (5anni) è stata  liquidata con 1000 euro lordi forfettarie che ha fatto risparmiare a Poste Italiane una somma (in media)  cinque volte superiore a quella elargita per ogni suo dipendente, milioni di euro risparmiati sulle nostre spalle .

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NEI GIORNI A SEGUIRE TUTTI I LAVORATORI DI POSTE VERRANNO CHIAMATI NELLE ASSEMBLEE DEI SINDACATI FIRMATARI AD ESPRIMERE UN PARERE SUL NUOVO CCNL

 

A FRONTE DI AUMENTI IRRISORI CHE ANDRANNO A REGIME A 3 MESI DALLA SCADENZA DEL CONTRATTO IL 31 DIC 2018 E DI ALTRI FINTI AUMENTI SOTTO FORMA DI WELFARE AZIENDALE, OLTRE AD UNA DRASTICA PROSPETTIVA OCCUPAZIONALE CON LA PERDITA DI OLTRE10.000 POSTI DI LAVORO TRA ESODI INCENTIVATI E

RIENTRI OCCUPAZIONALI, E DI UN PROGETTO INDUSTRIALE CHE PREVEDERA’ UNO SMANTELLAMENTO REPENTINO DEL SERVIZIO

 

NOI DICIAMO NO AL CONTRATTO-PONTE E AL CONTENTINO

 

Anche l’“una tantum” equivale a poco più di un euro lordo al giorno (senza contare il triennio 2013- 2016). Non c’è un aumento sostanziale del salario che rappresenti un miglioramento della qualità della vita, e l’introduzione del fondo pensione e sanità integrativa sottratti all’aumento salariale, di fatto, incentivano la politica del privato che si sostituisce allo stato.

 

Un CCNL “ANOMALO”, un contratto ponte, di breve durata tant’è che a giugno 2018 riprenderanno le trattative per il successivo rinnovo dove probabilmente si andrà ad incidere sulla parte normativa con introduzioni di clausole peggiorative per i lavoratori. Il contratto successivo sarà veicolato

dall’intesa raggiunta tra azienda e confederali sull’occupazione che oltre alle 15000 uscite programmate prevede la possibilità di ulteriori esodi rimpiazzati solo per il 40%, con ulteriore taglio dei posti di lavoro e dalla trasformazione del servizio di recapito con l’introduzione della consegna a giorni alterni in quasi tutto il territorio nazionale. A noi sembra chiara l’intenzione di arrivare presto alla seconda tranche di privatizzazione:” offrendo un’azienda “snella” a misura privatistica.

 

Siamo consapevoli, che per difendere il lavoro, il servizio pubblico, per salvaguardare diritti e porre fine al precariato, occorre che cresca la partecipazione conflittuale dei lavoratori, diversamente saremo in balia di questi disegni che snatureranno la funzione originaria di Poste come fornitore di un servizio di pubblica utilità, che non può essere condizionata dalla sete del profitto a tutti i costi. Anche se i

tempi, sempre più stretti, richiederebbero fin d’ora una partecipazione diretta dei lavoratori, noi ci siamo con la convinzione che senza lotta queste trasformazioni in negativo si realizzeranno.

 

Per questo crediamo che non sia opportuno lasciarli fare.

 

FACCIAMOCI SENTIRE: VOTANDO NO A QUESTO CCNL!