DENUNCIA DI UN LAVORATORE, LA SUA TESTIMONIANZA

 

Se non fosse stato chiaro a tutti, con la riapertura di alcuni uffici postali e del CMP a pieno regime, è evidente una volta di più come poste italiane usi il proprio capitale umano come carne da macello in barba ai decreti in cui il governo sollecitava la sola consegna dei prodotti necessari, sprezzanti delle regole imposte dalla straordinarietà del momento ( come dimenticare il balletto delle mascherine, dei guanti e del gel) i nostri dirigenti hanno pensato bene di defilarsi al sicuro tra le proprie mura domestiche, mentre noi applicati nel recapito siamo esposti a qualsiasi rischio, usati come carne da macello per consegnare prodotti, nella maggior parte dei casi, inutili, posta target, bollette il cui pagamento, su indicazione del governo, veniva posticipato di 60gg, e i soliti pacchetti, merce indispensabile per ignoti acquirenti compulsivi.

Eppure si sarebbe potuto fare di più e meglio, intanto nella prima fase della pandemia si sarebbe dovuto chiudere se non altro perché mancavano gli elementi necessari, sanificazione ambientale, mascherine e quant’altro ma si doveva e si poteva  agire a monte delle lavorazioni e scremare quanto più possibile i prodotti e consegnare solo quelli strettamente necessari come pacchi alimentari, raccomandate veloci, e poco altro organizzando il recapito con un paio di addetti per cap che a rotazione giornaliera avrebbero provveduto all’intera filiera, avremmo evitato assembramenti pericolosi, avremmo consentito una permanenza prolungata nella propria abitazione e avremmo evitato inutili esposizioni.

Perché il paradosso di questa gestione insensata è che per 7,12 ore siamo alla mercè del rischio da contagio e per il resto del nostro tempo dobbiamo avere un atteggiamento virtuoso e responsabile rimanendo al sicuro tra le 4 mura domestiche evitando scrupolosamente ogni contatto sociale. 

Forse la nostra dirigenza immagina che il virus agisca a tempo e che differenziando i turni di lavoro chiuda un occhio, per così dire, sui lavoratori di poste? Oppure hanno un santo a cui rivolgersi per immunizzarci…eppure quel santo sembrerebbe non avere pieni poteri visto che anche nella nostra azienda abbiamo avuto dei decessi,  forse è lo stesso santo a cui si richiama CONFINDUSTRIA evocando la fase 2 cosicchè l’intera forza lavoro del paese diventi carne da macello.

Per Poste è bastato uno dei bollettini medici rassicuranti di questi ultimi giorni: i nuovi contagi nel lazio da 163 sono passati a 161 e i decessi da 6 sono passati a 4 per rientrare a pieno regime come se tutto fosse tornato alla normalità ignorando che si registrano comunque nuovi contagiati e che il virus non si combatte psicologicamente facendo credere che tutto vada per il meglio…sta di fatto che ci è piovuta addosso un’orgia di prodotti che neanche in tempi non sospetti avevamo recapitato, migliaia di multe, raccomandate di sollecito di luce e gas, notifiche, pacchi e pacchettini delle più varie tipologie posta target evolution a go-go, sono tornate le patenti e anche qualche carta d’identità e i contrassegni, prodotti che non possiamo consegnare perché il problema è non maneggiare il denaro altrui, in questo caso dobbiamo lasciare l’avviso sentendoci complici e contribuendo in questo modalità  alle file interminabili davanti agli uffici postali che, in questi giorni, sono sotto gli occhi di tutti con l’inevitabile aumento dei rischi per gli operatori della sportelleria.

Per evitare i contatti con la clientela, la dirigenza suggerisce di apporre sulla firma dei prodotti la dicitura Dl 18/2020 art.108 un passepartout utile per recapitare qualsiasi cosa compresi gli atti giudiziari, possibile che dirigenti che percepiscono fior fiore di quattrini siano in grado unicamente di partorire queste soluzioni per evitare il rischio da covid 19?

In tutto questo ancora oggi noi continuiamo a vivere due realtà separate, da una parte,  gli esperti e il governo consigliano vivamente di non abbassare la guardia per non vanificare gli sforzi sin qui fatti continuando nella strategia dell’ isolamento sociale e dall’altra poste italiane che a pieno regime, come se fossimo in una normalità ancora lontana dall’essere, ci sottopone ai normali ritmi lavorativi in una situazione di  straordinaria delicatezza e torniamo ad essere, senza mai averne abbandonato l’identità, CARNE DA MACELLO.

 


 In piena emergenza Coronavirus, dove si contano a migliaia i morti, a centinaia

di migliaia i contagiati positivi (stando alle sole dichiarazioni ufficiali), Poste

Italiane SpA ha deciso “in piena autonomia” la riapertura di altri 1077 Uffici

Postali in tutta Italia a partire dal 14 aprile 2020, anche in alcune località già

duramente colpite dalla diffusione del Covid-19 come Bergamo, Brescia,

Cremona, Piacenza, Rimini, Vicenza, Reggio Emilia...

Noi affermiamo che ancor oggi Poste Italiane SpA non garantisce la salute e la

sicurezza dei lavoratori nei posti di lavoro; nessun rigore sulle distanze di

sicurezza, prima fonte di contagio; non effettua come si dovrebbero, cioè con

cadenza periodica e non “una tantum”, le sanificazioni degli ambienti di lavoro,

degli strumenti e dei mezzi.

Noi affermiamo che Poste Italiane SpA non ha fornito nessuna seria mappatura

del contagio che serpeggia in categoria; che non ha effettuato l'analisi del

tampone a tutto il personale in servizio e che le misure adottate più che

proteggere i lavoratori sono un palliativo per chi vive all'esterno.

Dichiariamo infine tutta la nostra rabbia davanti al vergognoso silenzio dei

sindacati concertativi che non muovono un dito contro un'azienda che continua

ad anteporre il profitto alla salute dei lavoratori. 

MEZZE MISURE del GOVERNO in CARICA:

 

Mentre l'ex Presidente della BCE Mario Draghi si candida a sostituire Conte e l'intera compagine governativa, con intervista pubblicata dal Financial Times, il governo annuncia un nuovo provvedimento entro la data del 16 aprile dal valore di 50 MLD, inteso tra l'altro a far slittare il pagamento delle tasse e ad estendere per 6 mesi gli ammortizzatori sociali.

Sulla ''morosità da coronavirus'' delle utenze domestiche: ACQUA, LUCE e GAS, l'Authority ARERA ha bloccato i distacchi delle stesse fino al 3 aprile, anche a fronte della “Campagna Forum Acqua”, ma il decreto legge “Cura Italia” (N. 18 del 17/03/2020 da convertire in legge entro 60 gg., il16 maggio 2020) purtroppo non ha recepito questo indirizzo, stabilendo la sospensione dei pagamenti delle tre utenze esclusivamente per gli abitanti di 11 Comuni situati nella zona rossa lombardo-veneta.

Alla stessa stregua il Decreto non si è fatto carico di sospendere gli affitti delle Case Popolari, degli Enti, studentati e altri, né si è posto il problema di bloccare gli sfratti di ogni genere. Così come non sono stati sospesi i pagamenti delle bollette - tasse sui rifiuti, tassa di possesso auto (ex bollo auto) e altro ancora.

QUESTO SAREBBE IL SERVIZIO ESSENZIALE ATTRIBUITO ALLE POSTE OLTRE AL PAGAMENTO DELLE PENSIONI?

OPPURE SONO I PRODOTTI DA BANCO E QUELLI FINANZIARI CHE SOTTO SOTTO VOGLIONO MANTENERE?

In una situazione drammatica, necessaria a fermare il contagio con l'imposizione del “restare a casa” ed altre limitazioni personali e “democratiche”, con milioni di italiani a ridotto e/o scarso

reddito, il Governo Nazionale, con i reiterati decreti d'emergenza, guarda caso, “si dimentica e/o non si fa carico di accollarsi le più elementari esigenze della danneggiata popolazione”.

E molti lavoratori, fra questi i più esposti a rischio contagio anche nella nostra azienda, continuano a pagare anche con la propria vita per queste scelte

NON CI SONO SCUSE. ESIGIAMO IL BLOCCO DEL PAGAMENTO DELLE UTENZE, DEGLI AFFITTI C.P., DEI TRASPORTI, COME TUTTE LE ALTRE TASSE PER TUTTA LA DURATA DELLA PANDEMIA.

QUESTO VA SCRITTO NEL PASSAGGIO A LEGGE DEL DECRETO “CURA ITALIA”. ESIGIAMO OLTREMODO LA COMPENSAZIONE DI QUEGLI IMPORTI A CARICO DELLA CONTABILITÀ

GENERALE, ALLA PARI DI TANTE ALTRE VOCI DOVUTE ALLA PANDEMIA.

NON CI SONO SCUSE. ESIGIAMO IL BLOCCO DEL PAGAMENTO DELLE UTENZE, DEGLI AFFITTI C.P., DEI TRASPORTI, COME TUTTE LE ALTRE TASSE PER TUTTA LA DURATA DELLA

PANDEMIA.

QUESTO VA SCRITTO NEL PASSAGGIO A LEGGE DEL DECRETO “CURA ITALIA”. ESIGIAMO OLTREMODO LA COMPENSAZIONE DI QUEGLI IMPORTI A CARICO DELLA CONTABILITÀ

GENERALE, ALLA PARI DI TANTE ALTRE VOCI DOVUTE ALLA PANDEMIA.

AL MASSIMO, IL CONTRIBUTO SOCIALE DELLE FAMIGLIE PUÒ ESSERE UNA EQUA QUOTA FORFETTARIA A FRONTE DELLA COSTRIZIONE A CUI SONO STATE OBBLIGATE CON RELATIVI

CONSUMI SUPERIORI DI ACQUA LUCE E GAS.

Attiviamoci con i mezzi che abbiamo a disposizione per conseguire questo risultato, a partire dalla mobilitazione dei lavoratori che con gli scoperi/astensione sulle mancanze aziendali in termini di salute e sicurezza, soprattutto in questo momento, sono in grado più degli altri di farsi sentire.

 

ROULETTE RUSSA NEI NOSTRI LUOGHI DI LAVORO: CHI LA/IL PROSSIMA/O?

 

Azienda e sindacati concertativi vogliono farci credere che siamo tutti sulla stessa barca, impegnati a portare avanti un servizio ritenuto essenziale tanto dalla maggioranza che dall’opposizione parlamentare nonché dai vertici aziendali.

Invece questa situazione emergenziale mette in evidenza il vergognoso opportunismo di questa classe dirigente che al riparo da reali rischi, da esposizione al contagio, ben protetta e comodamente seduta in quelle stanze dove esplica la gestione strategica, spinge - a suon di comunicati confortanti sulle misure di sicurezza “adottate e rafforzate” - i lavoratori costretti in prima linea a continuare “orgogliosamente” a svolgere il proprio ruolo. E, logicamente, non mancano i ringraziamenti di circostanza nell’ipocrisia più sfacciata.

In verità, come da continue segnalazioni dai vari territori, la condizione di molti operatori (cmp - recapito - sportelleria) resta a tutt'oggi decisamente critica per le forniture insufficienti dei dpi o non consone (mascherine monouso in confezioni famiglia e non singole e sterili) e fatiscenti sanificazioni degli ambienti di lavoro non coerentemente in linea con le relative norme. Intanto si continua a lavorare con la tensione alle stelle ed il pericolo dietro l'angolo che incombe giorno dopo giorno. Infatti già si cominciano a contare a decine i contagiati e, purtroppo, i primi morti. La “falsa normalità” non è l’arma contro questo contagio, ma il restare a casa modello Cina.

I vertici aziendali hanno letteralmente fallito col trattamento riservato ai lavoratori. Le burocrazie sindacali hanno letteralmente fallito col fiancheggiamento ai potenti di turno. L’unità di azione della classe lavoratrice è l’unica arma in difesa di un diritto che è per definizione inviolabile e perciò inalienabile: “la salute e l’incolumità personale (e non solo)”. Ancor di più oggi in piena pandemia.

Non è certamente questo il momento di divisione fra i lavoratori, le differenti appartenenze alle organizzazioni sindacali lasciano il tempo che trovano. È il momento di agire uniti nell'interesse collettivo che significa anche difendere ciò che appartiene alla sfera individuale.

Nel proclamare lo sciopero nazionale di categoria ci troviamo oggi di fronte ai divieti imposti dalla commissione di garanzia quale autorità istituita nel 1990 con la legge n. 146 per la regolamentazione di tale esercizio nei servizi pubblici essenziali.

Siamo comunque pronti e preparati a contrastare ogni inadempienza di Poste in merito alla salvaguardia della salute dei lavoratori, con interventi e denunce anche su vostre segnalazioni, senza estromettere la ripresa del conflitto attraverso la pratica dello sciopero in concomitanza dello sblocco di questa inaccettabile restrizione

Nei nostri comunicati abbiamo espresso a chiare lettere che Poste Italiane Spa non eroga alcun tipo di servizio che si possa ritenere essenziale nel contesto di una pandemia planetaria molto difficile da controllare e contenere, escludendo quei pochi giorni di pagamento pensioni e che è necessario arrivare in tempi brevissimi alla chiusura totale di Poste Italiane.

Non sono gli scioperi a propagare la pandemia ma la circolazione delle merci e dei lavoratori che non svolgono attività indispensabili per la sopravvivenza del genere umano. È del tutto evidente che tale decisione rappresenta la volontà del potere politico e legislativo di fermare il megafono dei Lavoratori ponendosi in aperto sostegno alla voce dei padroni, di confindustria, dei banchieri e spregiudicati di vario genere, col beneplacito dei sindacati concertativi, che antepongono il profitto alla salute.

Per cambiare questo stato di cose presenti abbiamo bisogno della capacità critica e della volontà di noi lavoratori. Abbiamo necessariamente bisogno della nostra forza. Uniti per un cambiamento radicale. Le Bastiglie le abbattono i popoli.

COBAS poste CUB poste SI COBAS POSTE

 

LAVORATORI = CARNE DA MACELLO

 

OGGI L'IMPERATIVO É SALVARSI

NON MORIRE PER IL PROFITTO!

 

Ancora una volta gli argomenti del profitto hanno prevalso su quelli della salute dei lavoratori e di quella pubblica.

Dopo la sortita a reti unificate, della contrita dichiarazione del Presidente del Consiglio Conte di "chiudere tutte le attività produttive non essenziali", scaturita dalla cruda realtà della crescita della pandemia e delle migliaia di morti, son bastate 24 ore alla Confindustria per capovolgere il Decreto lasciando pressoché immutata la possibilità di produrre per il profitto.

 

Per la Confindustria e il Governo i lavoratori sono e rimangono

"carne da macello".

E nonostante sia ormai conclamato quello che sosteniamo da decenni, ovvero il rapporto causa-effetto tra modello di produzione-consumi capitalista e crisi ambientale-climatica, tra queste e la pandemia presente. per loro, ad ogni costo

il profitto non si deve fermare!!

NON SONO MAI SAZI!! nonostante ai padroni vada " l'acqua per l'orto", con i miliardi delle “provvidenze” governative ed europee anche quelle derivate dalla sospensione del patto di stabilità.

Mentre ai lavoratori di ogni ordine e grado vanno miserevoli briciole per 9 settimane e fino all'esaurimento dei soldi, chiaramente non sufficienti per tutti, stanziati per ogni tipologia di ammortizzatori sociali:

  • dipendenti nei cicli industriali la CIGO e la CIGS;
  • commercio, turismo ed altri la "CIG in deroga";
  • autonomi, partite Iva ed altri la ridicola elemosina di 600

Di fronte, a questo odierno affamamento, a un futuro ancor più buio, al rischio concreto e permanente della vita, non c'è che da ribadire

LA SALUTE INNANZITUTTO, PER NOI STESSI, I NOSTRI FAMIGLIARI, LA COLLETTIVITA'.

Cosa che stanno già facendo e si apprestano a fare in concreto i lavoratori in numerose fabbriche e servizi, rifuggendo dagli effetti annuncio dei complici sindacati concertativi ed è quello che sta accadendo in Poste Italiane dove il 'contributo' in termini di vite umane e contagiati è altissimo ed in continua  crescita.

E ancor di più, se questa ragionevole soluzione viene ignorata o bypassata da Padroni e Governo, non rimane che AGIRE INDIVIDUALMENTE IN AUTOTUTELA E COLLETTIVAMENTE CON TUTTE LE FORME DI LOTTA POSSIBILI FINO ALLO SCIOPERO.