Presidente del Consiglio dei Ministri

 [email protected]

Ministero della Salute [email protected]

Ministero del Lavoro e P.S. [email protected]

Ispettorato del Lavoro [email protected]

Procura della Repubblica [email protected] [email protected]

Poste Italiane S.p.A [email protected]

 

 

Roma 24 Marzo 2020

 

Oggetto: Evoluzione relativa a quanto rappresentato in data 17 marzo 2020 sull’impatto che ha avuto il fenomeno epidemiologico in corso sul personale dell'azienda : 38 positivi al coronavirus di cui 2 deceduti ed altri 712 in quarantena precauzionale.

 

PREMESSO CHE

  • La scrivente O. S. in più occasioni ha denunciato alle autorità competenti i mancati o insufficienti interventi relativi alle misure preventive
  • Molti lavoratori nei giorni scorsi si sono astenuti dalle mansioni per la mancata fornitura di tutti i DPI (Mascherine, Gel e Guanti) nonché mancati o insufficienti interventi di sanificazione e pulizia straordinaria degli ambienti e degli strumenti in uso
  • I due lavoratori della provincia di Bergamo deceduti a causa del contagio COVID-19 avevano prestato servizio fino a pochi giorni prima del decesso
  • Da allora ci sono stati ulteriori contagi, ulteriori ricoveri e un altro decesso accertato a Merate in provincia di Lecco

 

PRETENDIAMO CHE

  • Venga costantemente monitorata ed aggiornata la situazione del fenomeno epidemiologico con dati attendibili inerenti alle strutture
  • Venga informata la segreteria nazionale della scrivente organizzazione sull’evolversi dei contagi in azienda, così come ad ogni lavoratore attraverso le strutture aziendali del territorio di competenza.
  • Si effettui verifica sugli adempimenti datoriali previsti dai decreti attinenti a tutti i meccanismi di prevenzione, compresa l’identificazione del personale venuto a contatto con i colleghi contagiati
  • Si effettui verifica sulla corretta applicazione di tutte le norme previste dai DPCM e dal Protocollo d’intesa del 14 marzo.
  • Si predisponga intervento da parte degli organismi di controllo per l’indagine epidemiologica al fine di stabilire eventuali responsabilità della dirigenza di Poste Italiane.

 

Originale firmato

COBAS POSTE

20/03/2020

 

Giungono da più parti d'Italia e da ogni settore postale, a getto continuo, segnalazioni di lavoratrici e lavoratori relative alla mancata fornitura delle mascherine FFP2 da parte aziendale.

Abbiamo visto comunicati fittizi dei vertici di Poste affissi in diversi luoghi di lavoro nei quali si asserisce che le mascherine non sono necessarie per tutti, cosa che viene riportata verbalmente e mai per iscritto da responsabili e capisquadra a diretto contatto con i dipendenti.

Affermazioni puntualmente contraddittorie.

In una comunicazione datata 10 marzo 2020 l'azienda garantiva la consegna delle suddette mascherine a tutto il personale esposto in prima linea; cioè, a stretto contatto col pubblico.

Stessa copertura veniva indicata relativamente alla sanificazione degli ambienti   di   lavoro   ed   alla   fornitura    di    guanti,    gel disinfettante, adesivi per distanza di sicurezza. Così come nel documento valutazione dei rischi adeguato alla situazione attuale.

Per di più, nel protocollo sicurezza emanato dal governo in data 14 marzo 2020  viene  esplicitamente   imposto   al   datore   di   lavoro   il   rispetto della misura precauzionale inerente alla distanza di un metro come anche il ricorso all'utilizzo delle altre misure di cui innanzi a tutela della salute di tutti i lavoratori, in conformità alle disposizioni degli organismi scientifici e sanitari.

A tal riguardo, in considerazione che anche in tempi non sospetti fosse comunque rilevante la percentuale collegata alla malattia professionale, agli infortuni, ai decessi e quant'altro ancora, ribadiamo con forza che senza protezioni non si lavora.

Il coronavirus non si arresta con la legge  del  mercato.  La  salute  prima di tutto.

 

COBAS poste      

 

 

Poste Italiane S.p.A                                                                                     

Datore di Lavoro, TU. 81/08

Presidente del Consiglio dei Ministri Ministero della Salute                                                

Ministero della Salute

Ministero del Lavoro e P.S

Ministero degli Interni Presidenti delle Regioni

 

 

Oggetto: COVID19 – chiusura totale di Poste Italiane S.p.A.

 

In riferimento all'oggetto, coerentemente con quanto affermato sin dal principio dello stato emergenziale, con la presente rivendichiamo il pieno diritto alla salute anche per i lavoratori di Poste Italiane attualmente costretti all'esercizio delle proprie funzioni. Nel ribadire che il servizio pubblico erogato dalla stessa S.p.A. non rientra nella globalità delle prestazioni ritenute essenziali in questa fase di pandemia, la sottoscritta 0.S. reputa procrastinabile ogni attività attinente alla stessa categoria compresi i servizi minimi essenziali previsti in caso di sciopero, visto che l'evolversi della situazione ha ormai assunto aspetti altamente preoccupanti in rapporto all'espansione rapida del fenomeno. Più di 29.000 contagiati in espansione numerica, circa 3.000 decessi ed altrettanti in terapia intensiva rendono drammaticamente palese la situazione; anche i Lavoratori di poste stanno pagando in prima persona queste scelte con 2 decessi a Bergamo ed oltre 750 dipendenti tra contagiati e posti in quarantena.

L'indice relativo alla crescita giornaliera dei casi di contagio sull'intero territorio nazionale dovrebbe indurre a provvedimenti ancor più restrittivi (modello Cina) nei confronti del tornaconto di una classe dirigente completamente assorta nella logica dei ricavi e diversamente coinvolta nella salvaguardia della salute, nel pieno rispetto del termine, di coloro considerati unicamente un costo da contenere. Questa stessa dirigenza che punta esclusivamente ai servizi finanziari a discapito di un servizio pubblico ormai ridotto all'osso. Di fronte ad un evento di portata epocale sostanzialmente complesso, come si evince dalle dichiarazioni dell'OMS, esporre i lavoratori di un settore non essenziale in tale contesto che possono essere contagiati ed a loro volta contagiare, oltre alla sottrazione del materiale utile a prevenire eventuali contaminazioni nei luoghi appropriati per salvare vite umane, non è pertinente al sacrificio imposto al resto della popolazione poiché il pericolo reale è comunque in continua circolazione. Ribadiamo pertanto la necessità impellente di una chiusura totale di tutte le attività di poste italiane per almeno tre settimane.

 

Roma, 19/03/2020

ESECUTIVO NAZIONALE COBAS

 

 Comunicato stampa 19 Marzo 2020

 

Moltissimi sono i lavoratori di Poste Italiane, portalettere, sportellisti, addetti alla ripartizione, che in questi giorni continuano ad astenersi dalle attività lavorative a causa della negligenza aziendale che prevede, ma all’atto pratico non provvede a fornire, i sistemi minimi di protezione per gli operatori.

In molti uffici, difatti, non è stata fatta alcuna sanificazione degli ambienti, delle apparecchiature e dei mezzi e non sono pervenuti guanti, gel disinfettante e mascherine in quantitativo adeguato da poter garantire la sicurezza dei dipendenti lasciati esposti ad un altissimo rischio ed alla conseguenziale e potenziale ripercussione negativa in termini di contagio agli altri cittadini.

 

Il Cobas Poste denuncia da settimane agli organi competenti la negligenza aziendale che a fronte del momento di emergenza nazionale seguita ad operare nell’interesse del proprio profittoa scapito della sicurezza dei lavoratori, dei loro familiari e di chi ne viene a contatto. Due sono i colleghi deceduti ed in costante aumento i contagiati positivi e quelli in quarantena precauzionale, così come riportato dalle tabelle di sintesi dell’azienda.

 

Pertanto è nostro auspicio che i lavoratori tutti continuino nelle forme di astensionismo individuale e collettiva adoperate finora a tutela esclusiva della propria ed altrui incolumità. continueremo pertanto ad insistere sulla necessità di chiusura totale, per almeno tre settimane, di tutte le attività di Poste Italiane.

 

COBAS poste