Comunicato stampa 19 Marzo 2020

 

Moltissimi sono i lavoratori di Poste Italiane, portalettere, sportellisti, addetti alla ripartizione, che in questi giorni continuano ad astenersi dalle attività lavorative a causa della negligenza aziendale che prevede, ma all’atto pratico non provvede a fornire, i sistemi minimi di protezione per gli operatori.

In molti uffici, difatti, non è stata fatta alcuna sanificazione degli ambienti, delle apparecchiature e dei mezzi e non sono pervenuti guanti, gel disinfettante e mascherine in quantitativo adeguato da poter garantire la sicurezza dei dipendenti lasciati esposti ad un altissimo rischio ed alla conseguenziale e potenziale ripercussione negativa in termini di contagio agli altri cittadini.

 

Il Cobas Poste denuncia da settimane agli organi competenti la negligenza aziendale che a fronte del momento di emergenza nazionale seguita ad operare nell’interesse del proprio profittoa scapito della sicurezza dei lavoratori, dei loro familiari e di chi ne viene a contatto. Due sono i colleghi deceduti ed in costante aumento i contagiati positivi e quelli in quarantena precauzionale, così come riportato dalle tabelle di sintesi dell’azienda.

 

Pertanto è nostro auspicio che i lavoratori tutti continuino nelle forme di astensionismo individuale e collettiva adoperate finora a tutela esclusiva della propria ed altrui incolumità. continueremo pertanto ad insistere sulla necessità di chiusura totale, per almeno tre settimane, di tutte le attività di Poste Italiane.

 

COBAS poste                                                                                                                                         

 

 

 

13 marzo 2020

comunicato-stampa

 

LE ATTIVITA' DI POSTE VANNO CHIUSE IN TUTTA ITALIA

Vogliamo denunciare pubblicamente il “disimpegno” di Poste Italiane Spa sul fronte della tutela e sicurezza della salute dei lavoratori postali, la maggior parte dei quali, portalettere, sportellisti e operatori dei centri di smistamento postale non sono ancora dotati dei dispositivi minimi di protezione individuale (mascherine, guanti monouso, gel igienizzanti...) e vivono in ambienti non sanificati, dove non sono garantite neppure le distanze minime previste dagli stessi provvedimenti governativi e sanitari. Nei posti di lavoro c'è allarme vero, che non sappiamo quanto possa essere silente.

I lavoratori delle Poste, sono particolarmente esposti al contagio, e il contatto quotidiano con decine e centinaia di migliaia di persone al giorno, ne fa un veicolo di trasmissione eccezionale. In questa fase questo tipo di lavoro, in queste condizioni, non solo è pericoloso per noi ma per l'intera collettività, se l'obiettivo è limitare la diffusione dei contagi, e contenere l'epidemia.

Nè possiamo aspettare i tempi di fornitura di DPI o sanificazione ambientale, perchè nel frattempo siamo esposti al rischio di contagio e l'epidemia guadagna terreno. Sanificano gli stadi di calcio ma i luoghi di lavoro, no.

Inaccettabile! Occorrono misure eccezionali che vadano oltre la consueta normalità.

Chiediamo pertanto la chiusura totale di tutte le attività di Poste Italiane o la riduzione al minimo delle prestazioni essenziali, così come previsto in caso di sciopero.

Ma dire questo non è fare tutto. Da respingere è che siano i lavoratori a pagare anche davanti ad un'emergenza indipendente da loro. I lavoratori che restano a casa per effetto della chiusura dell'attività di Poste vanno messi in permessi retribuiti e non ferie d'ufficio o recuperi. Nè possono perdere parti di stipendio: qualsiasi misura o strumento si usi deve corrispondere esattamente al vigente potere d'acquisto, cioè retribuzioni intere.

 

COBAS poste CUB poste SI COBAS poste SLG-CUB poste

                                                                                                                             Poste Italiane SpA

                13/03/2020                                                                                                       RUO-RI

 

 

Oggetto: indicazioni di autotutela dal rischio “coronavirus”, ai lavoratori e alle lavoratrici.

 

Seguendola precedente diffida, del 10 u.s., inviata dalle scriventi OO.SS, al “DATORE DI LAVORO”, ai sensi del T.U. 81/08, e rilevata la persistente insufficienza e/o reticenza aziendale, nel fornire riscontri adeguati e porre in totale sicurezza i lavoratori e le lavoratrici, dal rischio di contagio da “coronavirus”, secondo le richieste delle scriventi, si comunica che, alla luce dei relativi decreti del Presidente del Consiglio dei Ministri e in mancanza delle previste e necessarie condizioniditutelaesalvaguardiadellasalute, i lavoratori e le lavoratrici si cauteleranno secondo le seguenti indicazioni sindacali:

 

  • senza le protezioni adeguate, come le mascherine, guanti monouso, gel disinfettanti per mani, nessuno si espone agli ambienti e/o alle condizioni a rischio contagio; in tal caso, i lavoratori interninonlavoranoeiportaletterenonescono,restando in posizione di autotutela, in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute.

 

  • Negli ambienti frequentati da più persone, e non sanitizzati, compresi gli impianti di aerazione, non si entra, e si resta in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute;

 

  • Negli ambienti in cui non si garantisce la distanza minima interpersonale di “un metro”, come spogliatoi, ambienti di lavoro, sale consulenze, bar, mense, area break, ecc. non si entra e si esce, anche all'aperto, rimanendo a distanza corretta e restando in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute; non si va a casa in ferie obbligate;

 

  • Inassenzadiasciugamanimonusooelettrici,oltreche di sapone disinfettante liquido per mani,non si lavora e si resta in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute.

 

  • Non si sale su auto, furgoni, muletti o altri mezzi che non siano stati prima sanitizzati, e si resta in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute.

 

  • Non si usano computer, roller cash, stampanti, palmari e le altre attrezzature di lavoro, che non siano stati igienizzati e sanitizzati a fondo e si resta in attesa di istruzioni aziendali, compatibili con la tutela della salute;

 

  • Si evita il lavoro straordinario. I lavoratori e le lavoratrici si asterranno aderendo allo sciopero dello straordinario, se in vigore, ovvero si appelleranno “al dichiarato e oggettivo motivo di impedimento”, previsto dall'art. 31, del CCNL, per evitare di prolungare ulteriormente il tempo di esposizione al rischio contagio. Inoltre, analogamente, si evitano i distacchi tra uffici postali, a titolo preventivo di garantire minore esposizione al contagio.

 

In tutti i casi di eventuali pressioni scorrette o minacce di ritorsioni, da parte di responsabili, i lavoratori, oltre a informare le scriventi OO.SS. possono chiamare anche il 112 o altri numeri necessari, a loro tutela, anche per chiedere chiarimenti o richieste di intervento.

 

Come premesso, la presente comunicazione segue, integrandola, la diffida del 10 u.s., esplicando       i comportamenti da attuare, da parte dei lavoratori e delle lavoratrici, secondo le esposte indicazioni sindacali, con logica, ragionevolezza, razionalità e coerenza alla serietà della situazione attuale,ancheai sensi dell'art. 20 del T.U. 81/08, nonché del CCNL, art. 47, nonché della relativa decretazione.

 

Cordiali saluti.

Colleghe e Colleghi,

l'azienda ha fallito. Ora dobbiamo agire Noi. Dobbiamo prendere in mano Noi la difesa della nostra salute.

 

I nostri vertici sapranno fare profitti sul lavoro ma quando si presenta un'emergenza sociale sprofondano. Hanno dato prova di...capitolazione. Ad un mese dal coronavirus, sono rimasti inerti, passivi, concentrati sul...business. Non una misura, che non siano...l'apposizione di locandine e ipocriti “insieme ce la faremo”. Sul versante concreto della sicurezza e della salute, neppure un vagito: dalle più elementari misure da adottare (mascherine – anche scadute!, gel igienizzante, guanti mono uso...) alle operazioni di contenimento (sanificazione di ambienti, filtri e areatori, alle superfici, ai computer, ATM e tutti gli strumenti di lavoro...).

Qui si sgonfiano le “classi dirigenti”. Non ci pensano loro, ci pensiamo Noi. Queste sono le condizioni di tutela e prevenzione che stiamo adottando:

 

  • Chi non ha mascherine o guanti monouso non esce;
  • Negli ambienti promiscui non sanificati non si entra;
  • In quelli dove non si riesce a garantire e assicurare la distanza minima di un metro, non si entra, si esce all'aperto e, sparpagliati, si resta in attesa di istruzioni; non si va a casa in ferie;
  • Non si sale su auto, furgoni, muletti che non siano stati prima sanificati;
  • Non si fa uso di computer, roller cash, stampanti che non siano stati igienizzati a fondo;
  • Le sale consulenza vanno chiuse perché non garantiscono la distanza;
  • Auspichiamo che nessuno venga chiamato a lavoro straordinario e supplementare, o a distacchi a titolo preventivo di esposizione al

 

Il virus non deve circolare. Lavoriamo solo in piena e totale sicurezza. Senza deroghe.

Ma ad un'altra questione dobbiamo prestare attenzione: ferie e malattia. Qui bisogna essere chiari: noi non ci dobbiamo rimettere né un centesimo dei nostri magri salari né un minuto del nostro mai sufficiente tempo di ferie e riposo, quindi permessi retribuiti. Sulla malattia intercorsa in questo periodo, bisogna congelare il computo per di diritto alla conservazione del posto di lavoro, così come “l'assenza” non può gravare sulla corresponsione del “premio”. Non dobbiamo, anche stavolta, pagare noi quest'emergenza. Poste, che vanta guadagni stratosferici, è ora che li metta a disposizione della collettività dei lavoratori, che sono quelli che rischiano di più. Chi  ha di più deve dare di più.

Consigliamo ai lavoratori, nei casi di contestazione che potrebbero sorgere coi dirigenti aziendali ai vari livelli e che scelgono di ubbidire alle disposizioni di servizio anziché alla salvaguardia della salute e sicurezza, di muoversi alla luce del sole, in presenza di testimoni così da cautelarci in caso di eventuali ricorsi disciplinari.

12 marzo 2020

 Cobas poste       Cub          Si cobas            SLG-Cub poste

IL “PACCO” EMERGENZA SANITARIA alle POSTE.


Nel prendere atto che le restrizioni imposte dal governo con il decreto “io resto a casa” per contrastare la diffusione del coronavirus sono essenziali e purtroppo inevitabili nella fase attuale, decisamente critica, contestualmente riteniamo che l'esclusione da tali misure della totale sospensione di ogni attività lavorativa svolta in Poste Italiane, che soltanto ora si riscoprono servizio pubblico essenziale, rappresenta una palese contraddizione.

La verità è che in questi ultimi anni, con l'avvenuto della trasformazione da servizio sociale a servizio sempre più bancario, il concetto di servizio pubblico è stato minuziosamente calpestato dalla politica, dalle burocrazie sindacali ed ovviamente, su larga scala, da avvoltoi spregiudicati. Per fare soltanto una breve considerazione, portiamo in evidenza le sciagurate scelte di tutte le forze politiche presenti nel parlamento italiano che fra una legislatura e l'altra hanno votato consistenti tagli alla sanità pubblica ed alla ricerca scientifica, bloccata sulla sperimentazione dei coronavirus già da oltre un decennio.

È il motivo per cui non si riesce concretamente a fronteggiare la seria minaccia del Covid-19, a tal punto che siamo ancor peggio diventati oggetto di assurde discriminazioni, dai reparti ospedalieri ai luoghi di lavoro. Per quanto ci riguarda, ciò che in sé ha carattere di assioma dovrebbe contenere, come nel caso specifico, aspetti persino più rigorosi poiché la tutela della salute pubblica non può essere subordinata agli interessi di una minoranza composta da ipocriti mercenari.                                                                  

Sul fronte governativo-padronale, dove nel corso degli anni si sono genuflessi i sindacati concertativi, in barba anche all'articolo 32 della tanto decantata costituzione sulla quale viene effettuato giuramento (la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività...), le decisioni ultime non vanno nella direzione dello stesso decreto e, pertanto, le condizioni dei lavoratori di alcune categorie, fra le quali c'è anche la nostra, sostanzialmente non cambiano rispetto alla evoluzione della complessa vicenda che sta assumendo proporzioni sempre più significative.   

Per tali ragioni, senza alcuna tregua, siamo fortemente determinati a contrastare ogni comportamento aziendale non pienamente attinente alla salvaguardia della salute di ogni singola lavoratrice e di ogni singolo lavoratore.

Non abbasseremo la guardia contro il virus della barbarie.

 

CHIUSURA SUBITO

 

COBAS posteSI COBAS posteSLG-CUB poste