ROULETTE RUSSA NEI NOSTRI LUOGHI DI LAVORO: CHI LA/IL PROSSIMA/O?

 

Azienda e sindacati concertativi vogliono farci credere che siamo tutti sulla stessa barca, impegnati a portare avanti un servizio ritenuto essenziale tanto dalla maggioranza che dall’opposizione parlamentare nonché dai vertici aziendali.

Invece questa situazione emergenziale mette in evidenza il vergognoso opportunismo di questa classe dirigente che al riparo da reali rischi, da esposizione al contagio, ben protetta e comodamente seduta in quelle stanze dove esplica la gestione strategica, spinge - a suon di comunicati confortanti sulle misure di sicurezza “adottate e rafforzate” - i lavoratori costretti in prima linea a continuare “orgogliosamente” a svolgere il proprio ruolo. E, logicamente, non mancano i ringraziamenti di circostanza nell’ipocrisia più sfacciata.

In verità, come da continue segnalazioni dai vari territori, la condizione di molti operatori (cmp - recapito - sportelleria) resta a tutt'oggi decisamente critica per le forniture insufficienti dei dpi o non consone (mascherine monouso in confezioni famiglia e non singole e sterili) e fatiscenti sanificazioni degli ambienti di lavoro non coerentemente in linea con le relative norme. Intanto si continua a lavorare con la tensione alle stelle ed il pericolo dietro l'angolo che incombe giorno dopo giorno. Infatti già si cominciano a contare a decine i contagiati e, purtroppo, i primi morti. La “falsa normalità” non è l’arma contro questo contagio, ma il restare a casa modello Cina.

I vertici aziendali hanno letteralmente fallito col trattamento riservato ai lavoratori. Le burocrazie sindacali hanno letteralmente fallito col fiancheggiamento ai potenti di turno. L’unità di azione della classe lavoratrice è l’unica arma in difesa di un diritto che è per definizione inviolabile e perciò inalienabile: “la salute e l’incolumità personale (e non solo)”. Ancor di più oggi in piena pandemia.

Non è certamente questo il momento di divisione fra i lavoratori, le differenti appartenenze alle organizzazioni sindacali lasciano il tempo che trovano. È il momento di agire uniti nell'interesse collettivo che significa anche difendere ciò che appartiene alla sfera individuale.

Nel proclamare lo sciopero nazionale di categoria ci troviamo oggi di fronte ai divieti imposti dalla commissione di garanzia quale autorità istituita nel 1990 con la legge n. 146 per la regolamentazione di tale esercizio nei servizi pubblici essenziali.

Siamo comunque pronti e preparati a contrastare ogni inadempienza di Poste in merito alla salvaguardia della salute dei lavoratori, con interventi e denunce anche su vostre segnalazioni, senza estromettere la ripresa del conflitto attraverso la pratica dello sciopero in concomitanza dello sblocco di questa inaccettabile restrizione

Nei nostri comunicati abbiamo espresso a chiare lettere che Poste Italiane Spa non eroga alcun tipo di servizio che si possa ritenere essenziale nel contesto di una pandemia planetaria molto difficile da controllare e contenere, escludendo quei pochi giorni di pagamento pensioni e che è necessario arrivare in tempi brevissimi alla chiusura totale di Poste Italiane.

Non sono gli scioperi a propagare la pandemia ma la circolazione delle merci e dei lavoratori che non svolgono attività indispensabili per la sopravvivenza del genere umano. È del tutto evidente che tale decisione rappresenta la volontà del potere politico e legislativo di fermare il megafono dei Lavoratori ponendosi in aperto sostegno alla voce dei padroni, di confindustria, dei banchieri e spregiudicati di vario genere, col beneplacito dei sindacati concertativi, che antepongono il profitto alla salute.

Per cambiare questo stato di cose presenti abbiamo bisogno della capacità critica e della volontà di noi lavoratori. Abbiamo necessariamente bisogno della nostra forza. Uniti per un cambiamento radicale. Le Bastiglie le abbattono i popoli.

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