Alcune considerazioni sull’evento organizzato da Poste meritano di essere

fatte:

Nell’invito, innanzitutto, si dice che “ Poste Italiane incontrerà i sindaci di

5.500 piccoli comuni”, sotto i 5000 abitanti, “che rappresentano il 15% della

popolazione italiana, per illustrare le iniziative dell’azienda in favore delle

Pubbliche Amministrazioni Locali”. L’incontro consentirà anche, nel dialogo

costruttivo già avviato, l’intendimento di questa azienda di non procedere ad

alcuna razionalizzazione degli uffici postali dei suddetti comuni

salvaguardandone, pertanto il carattere di prossimità.

Il che significa che Del Fante proporrà nuovi servizi dedicati alla pubblica

Amministrazione a pagamento chiaramente e propaganderà lo stop alla

chiusura degli uffici postali nelle piccole comunità come una concessione, un

venire incontro alle ragioni delle lotte di queste comunità, per far meglio

digerire a quest’ultime la “necessità” del recapito a giorni alterni ed

il disastro che esso comporta per i cittadini ed i lavoratori,

mistificando sul fatto che è stato costretto a questo passo anche grazie alla

legge 158, detta legge “Salva Borghi”, nata dalle stesse rivendicazioni dei

piccoli comuni, per salvaguardarli dallo spopolamento, ma che chiaramente

contiene anche elementi cari al mercato come la banda larga. 

COMUNICATO-STAMPA

DEL SINDACALISMO DI BASE DELLE POSTE:

L'OPPOSIZIONE AI PIANI DI POSTE E' VASTA E POGGIA SU BASI POPOLARI

POSTE PUO' CONVINCERE I MERCATI MA NON I PICCOLI COMUNI

 

Lunedì 26 novembre 2018 l'AD di Poste Italiane SpA, Matteo Del Fante, incontrerà i Sindaci dei Piccoli Comuni e delle comunità montane, che da subito si sono opposti ai piani aziendali che mirano a tagliare i servizi, con mobilitazione dei cittadini e persino con ricorsi ai tribunali per impedire la soppressione degli ultimi presidi pubblici in aree periferiche e disagiate e a cui Poste vuole togliere anche l'Ufficio Postale, spogliandoli definitivamente.

In questa lotta, che dura anni, i Piccoli Comuni contestano la soppressione e/o l'apertura a singhiozzo degli uffici postali nelle loro comunità, il servizio dimezzato dal “recapito a giorni alterni” . Emblematica in questo senso è l’approvazione, di mozioni dei consigli comunali all’unanimità affinchè sia salvaguardato il servizio pubblico postale, garantito il recapito giornaliero di tutta la corrispondenza , su tutto il territorio, a tutti i cittadini e alle medesime condizioni.

 Lavoratori e cittadini si trovano “naturalmente” alleati in una comune battaglia perchè il Piano non ha nulla di progressivo (dimezza il servizio di recapito) niente di industriale (riduce il presidio territoriale) zero di sociale (aumenta tariffe e prezzi): è semplicemente ispirato alla pura logica del profitto; é questa la intima coerenza reazionaria alla base delle scelte: tagliare migliaia di posti di lavoro all'interno e sopprime il servizio all'esterno. Pura finanziarizzazione.

 

E' per queste ragioni che il sindacalismo di base può così sintetizzare il corso della privatizzazione:

10 anni di profitti! 10 anni di tagli all'occupazione, di riduzione di  servizi e di chiusure di uffici postali!

Cosa proporrà nell'”evento” l'AD? Nuovi investimenti per uffici postali in località periferiche e socialmente isolate? Un servizio di recapito quotidiano? pagamento di pensioni e bollettini nel proprio paese? O, col sorriso del banchiere e di chi tira fuori il coniglio dal cilindro, nuove App?

 

I LAVORATORI DELLE POSTE PROSEGUONO LA LORO LOTTA CONTRO LA RIORGANIZZAZIONE DEL RECAPITO A “GIORNI ALTERNI”, TROVANDO  NELLE PICCOLE COMUNITA' I PRIMI ALLEATI.

 

VIA IL RECAPITO A GIORNI ALTERNI

VIA I PRIVATI DAI SERVIZI PUBBLICI

VIA DALLE PRIVATIZZAZIONI