Ancora una volta, come ripetutamente denunciamo da sempre Poste Italiane non è disposta al confronto. In continuità col passato registriamo l'acuirsi dei criteri guida nei processi di privatizzazione: Aumento della flessibilità; calo occupazionale e servizi sottratti agli utenti. La carenza cronica negli organici, ritmi e carichi di lavoro insostenibili, recapito a giorni alterni, trasferte di addetti della sportelleria, costretti a spostarsi per garantire l'apertura degli uffici postali, " utilizzo "  del personale C.T.D. senza regole e orari, costantemente sotto ricatto per una riconferma contrattuale ci inducono a continuare con lo sciopero dello straordinario in tutti i settori di Poste Italiane.  

UNO SCIOPERO GLOBALE PER DIRE BASTA A FEMMINICIDI, STUPRI, VIOLENZA DOMESTICA E SCHIAVITÙ SESSUALE,

ricatti, molestie e discriminazione sui posti di lavoro, dove le lavoratrici che denunciano devono essere tutelate e non perseguite.

e PERMESSO DI SOGGIORNO CONDIZIONATO AL MATRIMONIO.

e ATTACCHI ALLA LIBERTA DI SCELTA IN MATERIA DI PROCREAZIONE E OSTACOLI ALLA PIENA APPLICAZIONE DELLA 194

e PRECARIETÀ CHE NON PERMETTE PROGETTI DI VITA E SALARI SPESSO INFERIORI A QUELLI DEI COLLEGHI UOMINI. ;

e UN WELFARE, ORMAI INESISTENTE, CHE APPESANTISCE SEMPRE PIU LA VITA DELLE DONNE, IN PARTICOLARE DI QUELLE PROLETARIE. . e DECRETO SICUREZZA CHE ATTACCA GLI IMMIGRATI E CRIMINALIZZA LE LOTTE PIU RADICALI, CHE PREVEDE FINO PENE SEVERISSIME ANCHE PER SEMPLICI BLOCCHI STRADALI!

e DISEGNO DI LEGGE PILLON, DI QUESTO GOVERNO FASCIO-CLERICALE CHE, CON LE SUE PAROLE D'ORDINE “DIO, PATRIA, FAMIGLIA, RAZZA" VUOLE DIFENDERE L'ISTITUZIONE DELLA FAMIGLIA PERSINO NEI CASI DI VIOLENZA DOMESTICA, RESTAURANDO UN MODELLO DI FAMIGLIA AUTORITARIA E PATRIARCALE, CANCELLANDO LE MISURE A TUTELA DI DONNE E BAMBINI.

Noi, lavoratrici/ri delle Poste, certo non siamo messi troppo bene, siamo al limite del sopportabile in tutti gli ambiti, CMP BANCOPOSTA, ma soprattutto nel RECAPITO dove l'ultima ristrutturazione (Piano Deliver 2022) con la consegna a giorni alterni ci costringe a lavorare a ritmi frenetici e con la corrispondenza che giace e ci circonda da tutte le parti, siamo nel caos a causa della più completa disorganizzazione e tagli di zone con aumenti esponenziali dei carichi di lavoro, in condizioni igieniche pessime e strumenti insicuri.

E' chiaro che tutto questo logora, causa infortuni, spesso anche mortali, visto che il nostro lavoro si svolge per strada, siamo sempre più stanchi e ammalati. Per le donne a tutto questo si aggiunge anche il carico della cura familiare:

È PROPRIO IL CASO DI GRIDARE BASTA!

Per tutte queste ragioni, anche noi in POSTE ITALIANE, SCIOPERIAMO e saremo in piazza perché essere contro le discriminazioni di genere significa lottare contro tutte le diverse forme di oppressione e i loro intrecci: le discriminazioni e la violenza di genere, lo sfruttamento del lavoro, il razzismo, la violenza del capitalismo che si esprime anche nella distruzione dell'ecosistema nel quale viviamo.

Perciò vogliamo esserci con le operaie, le maestre, le studentesse e con le lavoratrici, spesso immigrate, che già lottano nei propri posti di lavoro, ed essere protagoniste di questa nuova giornata, quanto mai necessaria per essere più forti e più uniti contro gli attacchi di padroni e governo.

Le lotte delle lavoratrici (Italpizza, Montello) hanno dimostrato come le donne non arretrano, ma si espongono coraggiosamente per rompere le doppie e triple catene che il potere patriarcale da sempre ci vuole imporre. Per questo chiamiamo i lavoratori a sostenere attivamente e concretamente, sia in casa che nei posti di lavoro questo sciopero che non fa richieste economiche, ma vuole migliori condizioni di vita e dire basta allo sfruttamento.

Questa giornata di sciopero non vuole essere un traguardo, ma l'inizio di una serie di lotte contro la discriminazione di genere!

CUB Poste - COBAS Poste - SICOBAS Poste - SLG-CUB POSTE

 

vv

                                                                           Spett.le Sindaco di Lipari

                                                                                                                     Marco Giorgianni

                                                                                                                     [email protected]   

 

Lipari  19 novembre 2018

Le scriviamo per informarLa che Poste Italiane, già da qualche anno, ha intrapreso un percorso di privatizzazione che sta portando numerosi disservizi in tutto il territorio nazionale dove il recapito a giorni alterni è il passaggio più emblematico in tal senso. Il nuovo modello di recapito, dove è già in vigore, ha comportato notevoli disagi sia per i lavoratori che per la cittadinanza. Le ripercussioni più evidenti riguardano i territori isolati e disagiati, come le isole, i piccoli comuni, le comunità montane. Anche le isole  Eolie risentono fortemente di queste politiche disastrose per le quali abbiamo già denunciato gravi criticità e dove, purtroppo, non è stato attuato ancora nessun intervento, basti pensare che fino a poco tempo fa nell'isola di Lipari vi erano applicati 6 postini ed ora sono la metà.

L’isola di Lipari, nonostante i circa 15.000 abitanti residenti, ha soltanto  3 postini applicati, più 2 unità che fanno le isole a giorni alterni (Panarea, Stromboli – Vulcano, Filicudi). Quasi tutti i giorni vengono richieste prestazioni straordinarie ai dipendenti e nonostante ciò, nell’ufficio di Lipari, c’è molta giacenza di corrispondenza, tant’è che l’utenza è costretta a recarvisi  di persona per riceverla, questo perché i carichi di lavoro sono eccessivi in special modo nel periodo estivo con l’aumento esponenziale della popolazione e di conseguenza della corrispondenza ed in particolare dei pacchi Amazon. Si dovrebbe intervenire con  un adeguamento del personale poiché l’isola di Lipari presenta, tra l’altro, anche molte consegne scomode, arroccate in montagna, da fare per forza a piedi con scalinate interminabili e strade in salita anche queste a piedi, sotto il sole e con carichi consistenti di corrispondenza.

L’enorme carico di lavoro, di cui sopra, in un territorio difficile e popolato, come il suo comune, grava tutto su pochissimi portalettere che, per quanto possano prodigarsi, non riescono a smaltire tutto l’arrivo quotidiano, e questo comporta un servizio approssimativo ed indecoroso per gli abitanti che, di conseguenza,  incalzano gli incolpevoli operatori del recapito con continue lamentele per i ritardi costanti, in un territorio già penalizzato con la consegna a giorni alterni.

L’ Isola di Lipari, per i vari motivi citati, è un territorio complesso, che prevede delle spese maggiori rispetto agli altri territori e scarse opportunità per le tasche di investitori privati, tant’è che stanno pensando di lasciarlo morire. Le disparità si evincono anche nelle circa 4.000 nuove assunzioni previste nel prossimo triennio ( a fronte di 15.000 “esodi incentivati”), la maggior parte nel Nord e centro Italia e per la Sicilia nessuna assunzione in programma.

 

Le consegne alle isole minori, causa gli orari dei collegamenti, si devono fare in pochissimo tempo, penalizzando di fatto il servizio, altrimenti il portalettere perde il traghetto di ritorno ed è costretto a restare sull’isola fino alle 18,30. L’approssimazione è tale che è lo stesso postino che deve procurarsi il biglietto e, soprattutto nei periodi estivi, questo potrebbe, per mancanza di posti, impedire il raggiungimento del luogo di lavoro; situazione che si aggiunge  alla consegna a giorni alterni e a tutte le difficoltà che comporta lo spostamento in traghetto (corse annullate per maltempo) che concorrono ad un servizio pubblico non consono ai dettami di universalità e tempestività al servizio dei cittadini. Fino a poco tempo fa ogni isola minore aveva il suo postino, mentre ora un postino deve dividersi tra Panarea e Stromboli, un altro tra Vulcano e Filicudi, è recentemente nelle isole di Panarea e Stromboli gli abitanti sono rimasti più di 15 giorni senza ricevere corrispondenza.

 

Altresì l ufficio postale e’ situato all interno dell’isola pedonale dove si puo’ circolare solo fino le 11,00 pertanto sorge il problema, soprattutto del rientro in ufficio; stante il divieto i postini dovrebbero lasciare i mezzi di servizio fuori dall’ isola pedonale e caricare tutta la corrispondenza rientrata a piedi fino all’ufficio in quanto sono state installate delle telecamere per la contestazione dell’infrazione che se infrante dovrebbe pagare il postino stesso e no poste italiane occorre quindi trovare una soluzione con gli organi amministrativi dell’isola.

 

Un servizio nato per essere pubblico, un bene essenziale per i cittadini, ma che questa logica privatistica sta affossando, sostituendolo con uno modello corriere espresso: priorità assoluta ai prodotti ad alto valore aggiunto, sfruttando all’estremo la flessibilità dei lavoratori, a discapito della corrispondenza “normale” di serie B, meno remunerativa e quindi trascurabile.

Stanno cercando di stravolgere il servizio pubblico, e lo stanno facendo a partire proprio  dai piccoli territori, snaturando di fatto l’identità aziendale con la consegna a giorni alterni ed i nuovi sistemi di flessibilità che inoltre tolgono al portalettere la sua antica funzione sociale come figura che presiede quotidianamente i territori a sostegno dei cittadini.

E’ evidente che questa situazione, oltre a destabilizzare l’equilibrio psico-fisico dei dipendenti, si ripercuote su tutta l’utenza con effetti negativi sulle collettività.

Per tanto La esortiamo ad intraprendere azioni a difesa degli interessi dei cittadini, ed a porre in essere tutte le interlocuzioni e le azioni possibili affinchè sia salvaguardato il servizio pubblico postale, garantito il recapito giornaliero di tutta la corrispondenza , su tutto il territorio, a tutti i cittadini e alle medesime condizioni.

Nel ricordarle che l’ azienda è ancora pubblica per il 60% , la invitiamo  a pretendere un servizio dignitoso con nuove assunzioni, che darebbe all’isola un risvolto positivo anche in tema occupazionale. Questa potrebbe essere senz’altro un’opportunità per ripartire dai territori più disagiati e dimenticati, dove un servizio pubblico efficiente rappresenta un percorso di riqualificazione, ripartire dai piccoli territori per riappropriarsi di un bene comune :il servizio postale.

Distinti Saluti

 
Sempre più disumano e disumanizzante è il risultato delle politiche liberticide attuate da azienda e sindacati
obsoleti che per il 2019 hanno siglato l'ennesima intesa sulla pelle dei lavoratori
 generando ulteriore peggioramento delle loro condizioni.
Evidenti ancor più e se mai ve ne fosse bisogno, con l'accordo sulle ferie
dello scorso mese di marzo che prende corpo nella sua piena forza irriverente
dei bisogni della stragrande maggioranza dei dipendenti postali
proprio in questi giorni post festivi già preventivamente scortati da cene e gadget sindacali.
Tanto per meglio ingoiare quest'altro amaro boccone.
Loro avranno qualcosa in più da festeggiare ma noi altri, invece, un
motivo in più per rispedire al mittente questo ulteriore sopruso che sfacciatamente
vogliono far passare comebuona gestione delle risorse umane.
Senza ombra di dubbio, non vi è alcuna umanità nei confronti dei comandati
ad attenersi alle disposizioni aziendali concordate con le oo.ss, pienamente ipocrite.
Difatti, per quanto ci riguarda,
è inconfutabilmente chiaro:
 
che viene appiattito il periododi fruizione delle ferie da 16 a 12 mesi
.
● che viene regalato alla dirigenza aziendale lo strumento delle ferie
d'imperio anche per ilgodibile dell'anno in corso.
 
● che viene condannato ogni lavoratore, già abbondantemente angosciato dagli esorbitanti
obbiettivi commerciali e dallo stravolgimento del servizio recapito, ad una esistenza
programmata in funzione degli interessi dei propri aguzzini.
● che alle richieste consegnate alla azienda entro gennaio, secondo calendarizzazione
forzata e stringente, non è prevista una solerte e altrettanto esatta tempistica per le risposte.
 
Gli artefici di questo nuovo ed incalcolabile danno verso chi fatica per arrivare a fine mese non hanno
certamente bisogno di programmare ferie poiché il lavoro feccioso che metodicamente svolgono (e non sanno
fare altro) non richiede recupero psico-fisico e non incide sulle questioni personali relative ad eventuali
imprevisti e/o estemporaneità che rendono indispensabile l'assenza giustificata dal luogo di lavoro.
I loro privilegi sono al sicuro, ben protetti nei palazzi del potere. Sono i nostri diritti ad essere sempre più in
pericolo, siamo noi a dover pagare forzatamente il conto dei loro ingiustificabili festini nei quali si brinda alle
varie assegnazioni dei posti di comando. Dove si favoriscono amici e parenti di burocrati e burocrazie nella
corsa alle comode poltrone per gli aspiranti carrieristi. Come si può accettare tutto questo, mentre alla forza la
voro non viene riconosciuto alcun aumento sostanziale in termini economici?
Come si può accettare tutto questo, mentre i nostri diritti vengono costantemente minacciati?
ogni cosa che per un lavoratore resta intoccabile, incedibile, inviolabile va difesa a
denti stretti sempre e comunque, e allora: se ribellarsi è giusto e se vogliamo mettere seriamente il
bastone fra le ruote a questa puzzolente carovana autoritaria,
mobilitiamoci tutti.
 
Non lasciamo nelle mani altrui l'organizzazione della nostra vita
 
Lottiamo uniti in difesa di ciò che ci appartiene.
 
Facciamo sentire le ragioni della protesta contro la logica delle privatizzazioni che anche in poste italiane ha mostrato infinita spregiudicatezza su questa storia e tante altre ancora,
puntualmente denunciata in ogni occasione dalle organizzazioni conflittuali.
 
DAL 21 GENNAIO AL 21 FEBBRAIO
 
sicontinua
con lo sciopero delle prestazioni aggiuntive e straordinarie.
Avanti con determinazione
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SCIOPERO NAZIONALE DELLE PRESTAZIONI STRAORDINARIE ED AGGIUNTIVE VALIDO IN TUTTI I SETTORI DELL'AZIENDA

Dal 6 DICEMBRE AL 6 GENNAIO

(ESCLUSO IL 17 DICEMBRE PER FRANCHIGIA PAGAMENTO IMU)

Poste Italiane prosegue nel suo piano strategico di smantellamento del servizio pubblico e di attacco alle condizioni di vita e di lavoro dei suoi dipendenti , da tutta Italia ormai è un susseguirsi di lamentele; poste, con metodi non proprio ortodossi, continua la sua campagna di “razionalizzazione” basata su ricatti e coercizione e questo sia che si parli di recapito che di sportelleria. I metodi adottati sono sempre  gli stessi: minacce e contestazioni disciplinari (bastone) e favori ed elargizione di straordinari ai più meritevoli (carota) in cambio dell’asservimento totale ed indiscusso. Chi lavora secondo le regole viene messo all’angolo, vengono addirittura usati gli stessi colleghi “asserviti” per perpetuare questo linciaggio anche morale. Tutto questo per portare avanti un piano fallimentare, dove non esiste più nessuna  certezza, solo quella che costi quel che costi il piano si deve affermare.

Nel recapito con la riorganizzazione a giorni alterni e il taglio di personale (esodo incentivato o meno, sempre taglio è) il disastro è conclamato, sia per i lavoratori che per gli utenti, su tutto regna un’ approssimazione senza precedenti si ricorre sempre più spesso a  tentativi tampone facendo uso di “squadre di pulitori”, spesso composte da lavoratori precari, che, ricattati e senza alcuna certezza per il futuro, dovrebbero far tabula rasa dell’immane quantitativo di corrispondenza non recapitata.

Nel bancoposta la riduzione sistematica del personale e le continue pressioni commerciali generano un sovraccarico di lavoro e ritmi snervanti che non tengono conto della delicatezza delle operazioni e della tranquillità necessaria per un normale svolgimento della mansione di sportellista. Il vano tentativo di allungare la coperta e coprire le tante e sistematiche mancanze, innesca continue richieste di distacchi e l’ormai assunto straordinario full-day, tutte componenti che hanno per conseguenza l’aumento dello stress correlato e la creazione di un clima di lavoro non più sereno.

Nei CMP ogni giorno di più aumenta l'età media dei lavoratori e le patologie di origine lavorativa di cui soffrono. Il turnover non è più garantito così come non vengono più rimpiazzati i trasferimenti, l'azienda supplisce a queste carenze ricorrendo a personale CTD e agli inidonei provenienti dal recapito che vengono tutti dirottati nei CMP. I ritmi sempre più pressanti dovuti alle nuove tipologie di lavorazione meccanizzata difficilmente vengono mitigati da una doverosa turnazione alle lavorazioni, tra quelle gravose e meno gravose, mettendo così  a rischio anche i pochi lavoratori idonei di contrarre delle patologie dovute allo stare sempre su lavorazioni pesanti.

Anche il diritto alle ferie, fino a ieri diritto irrinunciabile che attiene al riposo psicofisico del lavoratore con l’ultimissimo accordo scivola sempre più nelle mani aziendali anche questo venduto alla logica delle “esigenze di Servizio”, non più diritto, ma elargizione del buon padrone.

Mentre si erodono tutti i diritti e si incrementa la massima flessibilità si sta consumando la fine della funzione sociale dei postali. Noi contro tutto questo, per riaffermare i nostri diritti e quelli di tutti i cittadini continuiamo la nostra lotta,  su ogni direttrice con la denuncia, la mobilitazione, il coinvolgimento dell’utenza ed il ricorso importante, nonché irrinunciabile, alla lotta quotidiana con lo sciopero mensile delle prestazioni aggiuntive e dello straordinario.

Ribadiamo l’invito a tutti i lavoratori ad aderire, contro le politiche aziendali e l'abuso del precariato, per riaffermare un servizio pubblico GARANTITO uguale per tutti, TUTTI I GIORNI senza discriminazioni per l’utenza. Rendiamo evidente che senza questi strumenti di flessibilità, utilizzati oltremisura, non è possibile far fronte agli enormi carichi di lavoro ed alla ormai sempre più cronica carenza di personale  a tempo determinato. Questa vuole e deve anche essere una lotta contro il taglio occupazionale, per l’occupazione, per la stabilizzazione di tutti i precari

NON PERMETTIAMO CHE FLESSIBILITA’ E PRECARIATO DIVENTINO UNA CONDIZIONE NORMALE NEI POSTI DI LAVORO!S