Appello alle lavoratrici e lavoratori di Poste Italiane

 

Cara collega, caro collega di poste italiane, abbiamo deciso di rivolgerci personalmente a te perché siamo in un momento cruciale e di svolta della nostra vita lavorativa. L’attacco che sta portando avanti questa azienda non ha precedenti e quello che era stato prospettato già da tempo, ora sta entrando a grandi passi nella sua fase di realizzazione. 

I “cambiamenti”, o per meglio dire gli stravolgimenti, non sono indirizzati solo agli operatori del recapito, ma a tutta la categoria: dal bancoposta ai CMP, indistintamente a tutti i lavoratori di poste italiane.

Il costante taglio di posti di lavoro, gli aumenti dei carichi lavorativi, la scadente qualità del servizio e il ricorso a giovani lavoratori precari “utilizzati” senza prospettive future, la dicono lunga su quelli che sono i fini aziendali, fini che si racchiudono in un unico obbiettivo che si chiama profitto.

È in nome del profitto che tentano di stravolgerci la vita, mettendo a dura prova la nostra capacità e persino la nostra vita privata.  Stanno, di fatto, annientando il servizio pubblico: ritardi, consegne di bollette scadute e recapito a giorni alterni, fanno parte di una strategia che in futuro porterà con molta probabilità a una cessione di rami di azienda e il recapito è uno di questi, perche ritenuto improduttivo.

Intanto i vertici aziendali cancellano e riscrivono le normative, parlano di efficienza e “professionalità” che viene misurata dal numero di operazioni che riusciamo a svolgere, dai prodotti che riusciamo a vendere, dagli “investimenti” che riusciamo a proporre e da quante volte ci siamo alzati dallo sportello per andare al bagno. Stessa cosa per il recapito, nonostante continuino a ripetere che c’è un calo di corrispondenza, le operazioni svolte dai portalettere sono aumentate, cartelle esattoriali, tracciatura al civico, consegna di pacchi ecc., si aggiungono alle mansioni di sempre, il tutto in una tempistica ormai ridotta all’inverosimile.

E, nonostante l’impegno, lo sforzo profuso da ognuno di noi, per garantire il lavoro quotidiano e un servizio pubblico degno di questo nome, ci stanno con il fiato sul collo, siamo costantemente monitorati e controllati. Tanti lavoratori/ici si sentono costretti a rimanere in ufficio anche oltre l’orario, senza riconoscimenti e senza straordinario. Proprio perché il ritmo di lavoro che ci viene imposto non è più sostenibile, gli infortuni sono in costante aumento e ci si ammala anche di stress.

Quelli che oggi chiamano “clienti”, persone con le quali abbiamo relazionato per anni, uomini, donne, anziani che all’ufficio postale ci chiedevano consigli su come depositare i propri risparmi, le stesse persone che incontravamo in un paese di campagna o in città che ci accoglievano con un sorriso, alla consegna della posta e nelle giornate di freddo o di pioggia ci aspettavano con una bevanda calda, fanno parte ormai di un romantico passato poiché i ritmi attuali non concedono la possibilità di alcun rapporto con i nostri utenti.

In un’economia globalizzata, dove il mondo del lavoro cambia, le regole vengono riscritte e i diritti e le certezze vengono abbattuti, anche tra i lavoratori si comincia a credere che per mantenere un posto di lavoro bisogna essere “competitivi“…“bisogna mettersi in gioco“, essere “flessibili“…

Ecco come ci vorrebbero e come hanno disegnato il nostro futuro lavorativo: dei “tuttofare” con un misero salario da utilizzare a seconda delle esigenze, con turni e orari che non tengono in considerazione della vita personale di ognuno di noi.

È ora di finirla, non possiamo accettare che ci venga ripetuto (sindacalisti in testa) che bisogna accontentarsi perché da “altre parti si sta peggio”, seguendo questa logica perderemo sempre più diritti e diverremo sempre più schiavi.   È giunto il momento di arginare questa deriva, di delegittimare un sindacato filo aziendalista che fa a meno del confronto e delle consultazioni con i lavoratori/ici.

Caro collega, cara collega in questi giorni stiamo costruendo uno

SCIOPERO NAZIONALE IL 25 MAGGIO 2018

che interesserà tutti i settori, non solo il recapito e la sportelleria, per ribadire che bisogna dire basta a tutto questo. Crediamo che la tua partecipazione sia fondamentale, che sia l’inizio di un percorso che ci coinvolga direttamente, uniti per difendere il nostro futuro. Anche se deciderai di mantenere una posizione passiva e fare finta che non sta succedendo niente non sarai uno spettatore “neutrale“ perché in qualche modo comunque hai deciso da che parte stare.