20 maggio 1970 - 20 maggio 2018:

PEGGIO DI COSÌ NON POTEVA ANDARE.

e non finisce qui se restiamo a guardare.

 

Stiamo vivendo un lungo periodo nel quale la nostra esistenza è continuamente stravolta da inaccettabili ricatti che provengono da una combriccola di esaltati sopraffattori, con insaziabile fame di potere ed irrefrenabile desiderio di ricchezza. É dalla notte dei tempi che i lavoratori per ottenere migliori condizioni, difendere la propria dignità e rivendicare una giusta retribuzione hanno dovuto necessariamente costruire, attraverso una straordinaria aggregazione di massa, sbarramenti significativi all'avanzata delle politiche governative e del libero abuso padronale.

Non fu impresa facile costringere il parlamento italiano, che non ha mai rappresentato gli interessi della collettività e tantomeno un'idea di società completamente opposta a quella che ben conosciamo, ad approvare una legge come lo statuto dei lavoratori (legge del 20 maggio 1970 n.300), bersagliato a raffica nelle recenti legislature.

Nell'ultimo ventennio le politiche attuate dall'alternanza di governi reazionari, senza differenza alcuna fra i vari schieramenti, assieme al connubio fra organizzazioni degli industriali e confederazioni sindacali (confindustria e cgil-cisl-uil-ugl-cisal-confsal), hanno riportato indietro di molti anni il processo di emancipazione dei lavoratori. Difatti, quanto ottenuto con una lunga stagione di scioperi tra la fine del '68 e gli inizi del '69 intrapresa con determinazione dagli operai della fiat mirafiori è stato cancellato da massacranti manovre effettuate dai rappresentanti delle istituzioni italiane sotto dettatura dei soloni europei della new economy per colpire la classe lavoratrice di ieri e di oggi, così come l'intera fascia sociale più vulnerabile. A quella sequenza di scioperi, però, dobbiamo il giusto riconoscimento in quanto provocò un arretramento dell'operato borghese con l'indigesta approvazione del famoso statuto, necessario per spostare l'ago della bilancia verso le ragioni del lavoro subordinato. Fu un importante risultato conseguito dall'azione collettiva e conflittuale originata dal mondo operaio, seppur con ampi margini di miglioramento che soltanto la continuità delle lotte unitarie avrebbe colmato. Ma è proprio la disgregazione di quel mondo che negli anni avvenire ha nuovamente spianato la strada al capitalismo nazionale assoggettato ai parametri di Maastricht. In definitiva, tale sgretolamento ha riconsegnato di fatto alla parte avversa quanto questa a suo tempo dovette cedere perché messa all'angolo dalla maggioranza dei lavoratori.

Fu, incontrovertibilmente, la grande forza espressa dall'unità di classe a piegare la testa dei potenti in casa loro, in entrambi i rami di quel parlamento. É quella stessa forza che bisogna ritrovare perché la situazione agghiacciante nella quale siamo ripiombati può addirittura peggiorare, può definitivamente cancellare ogni speranza di migliore condizione umana.

Il sindacalismo di base in poste italiane è impegnato in prima linea a contrastare l'arroganza di un sistema marcio che sta letteralmente distruggendo una realtà lavorativa di rilevante importanza pubblica e sociale.

Ovviamente, allargando l'orizzonte in senso lato e valutando nella piena totalità il contesto generale. Siamo profondamente convinti che da una simile condizione si debba e si possa uscire, ragion per cui è fondamentale la massima concentrazione di ogni energia che non intenda cedere alla rassegnazione e che rimetta al centro della propria azione la riconquista dei diritti rubati non solo a chi lavora ma alla comunità nel suo insieme, ormai privata dall'economia di mercato dei servizi essenziali di pubblica utilità.

In questi ultimi giorni abbiamo elencato e approfondito le questioni che sono alla base della nostra lotta, quale importante inversione di tendenza con l'unico obiettivo di porre fine alla privatizzazione della nostra azienda ed a tutte le privatizzazioni poiché trasformano l'utente in cliente, producono disservizi, generano discriminazioni, distruggono il patrimonio collettivo, cancellano ogni speranza di futuro migliore.

Sciopero nazionale dell'intera categoria, ad eccezione del Molise per causa forza maggiore, il giorno 25 maggio 2018.

Per dare a tutti la possibilità di far sentire la propria voce e di esprimere la propria rabbia contro lo stato di cose presenti. Per rafforzare l'unità del sindacalismo di base e di tutti i lavoratori nell'affrontare le battaglie di oggi e quelle di domani. Per la costruzione di un grande sciopero sociale.