Ultimamente è tornata in auge la questione della pensione complementare, dei fondi pensione, in quanto i sindacati, con l’avallo della politica, stanno cercando di renderla obbligatoria per legge. In passato i cobas, anche alle poste, hanno fatto una campagna contro i fondi pensione e a favore del mantenimento del TFR in azienda che dà luogo ad interessi certi ogni anno, mentre i fondi pensione soggetti alle leggi del mercato finanziario, alle obbligazioni non danno, né davano, la certezza di una rivalutazione reale e concreta. 

Negli ultimi tempi, una trasmissione di la7 ha pubblicato un servizio dal titolo “ecco chi ci guadagna sui vostri fondi pensione”, dove ha indagato su gli stessi e sul fatto che i sindacati stanno diventando veri e propri imprenditori finanziari, investitori di borsa nei mercati finanziari mondiali.

I consigli di amministrazione di questi fondi, gestiti al 50% dalle associazioni datoriali e dai sindacati concertativi, amministrano, sempre secondo questa trasmissione, circa 42,546 miliardi di euro di risparmi dei lavoratori. Sono i fondi di previdenza complementare finanziati con i contributi dei lavoratori.

I lavoratori comunque hanno dimostrato chiaramente che non si fidano di questi fondi Infatti solo il 24% di essi vi hanno aderito e così i sindacati hanno pensato bene di obbligarli a farlo.

Dal prossimo luglio infatti, con il rinnovo contrattuale, gli autoferrotranvieri, dovranno obbligatoriamente versare € 90 l’anno ai fondi pensione che verranno sottratti agli aumenti contrattuali (meno salario più fondi pensione). E tutti i più recenti rinnovi contrattuali mostrano questa tendenza. Non sarà da meno quello prossimo dei postali che prevederà quote sempre crescenti di reddito diretto sottratto al lavoratore e trasformato in benefit, ovvero in servizi che dovrebbero essere garantiti dallo stato in cambio delle tasse che paghiamo e che ci vengono sottratti con lo smantellamento funzionale agli interessi dei privati che ad esso si sostituiscono. 

Un approccio in tal senso si è già avuto col verbale di accordo del 19 luglio 2017 tra azienda e sindacati concertativi dove è prevista la facoltà, per ora, del dipendente di destinare parte o tutto il premio di risultato a fondo poste o altri fondi pensionistici complementari.

Sempre nella trasmissione sono state sottolineate le scelte più eclatanti, in senso negativo, di come sono stati utilizzati in passato questi fondi: 

1)      INPG (fondo giornalisti) cui l’ex presidente ex sindacalista Camporese è sotto processo per truffa e corruzione 

2)       Enasarco (fondo agenti commercio) che ha acquistato un derivato finanziario per 780 milioni di euro dalla banca americana Lehman Brothers, fallita nel 2008, che ha comportato una perdita di mezzo miliardo di euro 

3)      Fondo complementare Casella, dedicato ai poligrafici, che negli ultimi 10 anni ha perso 110 milioni di euro e ha praticamente dimezzato le prestazioni ai suoi scritti.

Queste sono le rappresentazioni più evidenti dei rischi per i lavoratori che i loro soldi corrono in mano a questi “neofiti della finanza”. È chiaro che al sindacato e ai datori di lavoro conviene gestire questa enorme quantità di denaro mentre lavoratori sono chiamati solo a finanziare con il proprio lavoro queste attività speculative, i primi ci guadagnano senza di fatto rischiare nulla, i lavoratori rischiano invece i propri soldi, i propri aumenti contrattuali senza avere nessuna partecipazione diretta.

Questo del fondo pensione complementare è solo una parte del fenomeno più complesso e articolato denominato WELFARE AZIENDALE, che altro non è se non la progressiva distruzione dello stato sociale e del suo principio egualitario quale elemento fondamentale per affrontare dignitosamente
il vivere quotidiano.

L’ultimo coefficiente di rivalutazione del TFR per il periodo dicembre 2016-settembre 2017 è risultato uguale a 1,723205 quindi si è rivalutato di questa percentuale senza correre alcun rischio e “astraendo” senza impegnare gli aumenti salariali che purtroppo invece sono stati decurtati per la parte percentuale che sovvenziona l’azienda.

 Alcune precisazioni per la conoscenza dei lavoratori:

  • L’ammontare del TFR annuo si calcola prendendo la retribuzione lorda annua dividendola per 13,5, il totale meno lo 0,5% trattenuto dall’INPS come contribuzione previdenziale. 

             Semplificando basta calcolare il 6,91% della retribuzione lorda annua;

  • al 31/12 il risultato di ogni anno andrà rivalutato aggiungendogli un coefficiente percentuale ricavato moltiplicando per 0,75 il tasso di inflazione dichiarato dall’ISTAT ed incrementando il prodotto ottenuto di 1,5%. Questa serie di operazioni andrà ripetuta ogni anno e la somma dei singoli risultati darà l’ammontare complessivo del TFR;
  • da marzo 2015 è possibile per i dipendenti richiedere il TFR, mensilmente, in busta paga, tale scelta sarà irrevocabile fino al 30 giugno 2018. Unica cosa da sottolineare è che questa forma non è conveniente poiché soggetta ad una tassazione superiore. 

Infatti:

  1. a)      TFR in busta paga mensilmente, tassazione al 27%;
  2. b)      TFR in azienda, tassazione al 23%.

Fabio è morto.

 

Un altro colpo al cuore, un altro compagno che se ne va prematuramente e velocemente stroncato dal male “incurabile”.

Un giorno triste, terribile ed angoscioso, che ti stronca le parole in gola.

Pur straziati di Fabio dobbiamo parlare, dire del suo notevole impegno profuso nelle poste, per i lavoratori e la cittadinanza, dove i Cobas hanno fatto il possibile contro la privatizzazione, che sta distruggendo occupazione e servizio universale.

Del contributo di idee e partecipazione alle attività sindacali, sociali,solidali, che Fabio metteva in ogni circostanza.

La particolare attenzione e affinità per la causa curda, con cui ci siamo ritrovati in molteplici occasioni di piazza e riflessione.

Sarà dura la sofferenza di non scorgere più la tua persona, ma stai ben sicuro che sarai sempre tra noi: Addio Fabio, compagno gentile, affidabile e risoluto, impossibile dimenticarti!

Alla tua famiglia il cordoglio e la nostra vicinanza.

Alle/ai compagne/i del Cobas Poste e a tutte/i noi il coraggio di continuare a mantenere alti i propositi e gli ideali per cui Fabio si è speso.

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