NO ALL'ACCORDO SUL RECAPITO

Il 2 marzo 2018, anche i 97 membri della delegazione nazionale RSU hanno approvato l'accordo sul Recapito dell' 8 febbraio 2018, come da disposizioni del Testo Unico sulla Rappresentanza che stabilisce la validità degli accordi sottoscritti da cgil-cisl-uil ecc. dopo ratifica delle rsu. Così, anche quest'ultime hanno svolto il loro compito. Intanto vediamo i contenuti dell'accordo sul Recapito.

Questo stabilisce l'estensione in tutto il territorio nazionale, salvo poche enclave, del “recapito a giorni alterni”; la riduzione di migliaia di unità; i turni pomeridiani, la consegna il sabato e, se serve, la domenica; l'ampliamento delle zone di consegna; lo spostamento continuo dalla propria zona; introduce il concetto della prestazione “a saturazione” dell'orario, non più quindi con criteri che mettono insieme numero pezzi, tempi necessari e spazi da percorrere, ma solo il criterio dei capisquadra/responsabili che ogni giorno determinano quanto “saturare” i lavoratori business, in una sorta di neocottimismo che ben si sposa con una flessibiltà senza limiti. Siamo davanti alla distruzione della prestazione lavorativa dei ptl: questa è la sostanza, al di là di quello che possono raccontare gli spiegoni filoaziendali per far digerire quella che è una vera e propria controriforma.

Il fatto che oggi si aggiungono ai firmaioli anche le rsu non toglie nulla alle nostre possibilità di lotta: le 97 rsu solo uno “stato maggiore”, piegato sulle posizioni dei sindacati firmatari, espressione di questi sindacati, privi di autonomia che tra l’altro hanno sottoscritto l’accordo senza neppure “sentire” i lavoratori, fatta alcuna assemblea, ricevuto alcun mandato!

Dunque quello che è uscito dalla porta con i sacrifici e le lotte dello scorso anno, rientra oggi dalla finestra. E ciò non ci deve meravigliare:in realtà la controriforma non è mai definitivamente uscita ma era in attesa (cambio AD, elezioni...) e sempre presente nei piani aziendali, per riproporsi, riprendendo un'offensiva che tenta ora l'affondo finale, con la complicità delle rsu.

Questa è la settima ristrutturazione negli ultimi 10 anni, e sarebbe un errore credere che l'accordo cada per contraddizioni interne, per esaurimento o muoia per anemia. Nessun accordo cade senza la lotta dei lavoratori: è' necessario organizzarsi  e ricominciare a lottare per far sentire la nostra voce fino ad arrivare allo sciopero generale della categoria; che rimetta al centro il servizio pubblico, la necessità di garantire un servizio puntuale ed uguale per tutti, e farlo a partire dalla stabilizzazione di tutti i ctd nessuno escluso e contro le continue pressioni e le politiche di massima flessibilita’ anche nel bancoposta con la sperimentazione dei nuovi turni 10,00 – 17,42 o addirittura 11,30 - 19,12 che decreteranno, come nel recapito, la fine della vita privata  impegnando i lavoratori dalla mattina alla sera.                                                                 

Marzo 2018

Per l’unità del sindacalismo di base e dei lavoratori

CUB Poste     COBAS Poste      SI COBAS

IN POSTE SI CONTINUA A MORIRE

 

E’ morto ieri un portalettere, un lavoratore ed anche se non lo conoscevamo personalmente questo ci basta per piangerlo e pensare alle persone a lui care.

Quello che invece non accettiamo è che venga archiviato come “ tragica fatalità” perché non lo è e non lo sono le migliaia di infortuni, più o meno gravi, che ogni anno si verificano in Poste Italiane.

L ‘Azienda fa partecipare i portalettere alla formazione sulla sicurezza, fornisce i DPI, ma nega nei fatti l’indissolubile legame tra infortuni ed organizzazione del lavoro che con i tagli dei posti di lavoro, il conseguente aumento dei carichi e le continue pressioni a cui i postini sono sottoposti, sono le cause principali dell’aumento dei ritmi, del conseguente calo dell’attenzione e quindi di maggior rischio infortuni.

E questa situazione peggiorerà ancora con la nuova riorganizzazione che partirà ad aprile, se poi pensiamo allo stato del parco motomezzi, vecchi e malfunzionanti il quadro è completo.

Costretta per legge ad illustrare le norme a cui i lavoratori devono attenersi per limitare il rischio infortuni, è la stessa Azienda a far pressione sui portalettere per smaltire la corrispondenza, sostituire le unità mancanti con gli abbinamenti cosi che i postini escono con motorini stracarichi, con lo stress di dover consegnare tutta la corrispondenza nell’orario previsto, e questo aggiunto alle condizioni climatiche diminuisce la soglia di attenzione al traffico ed alla strada. Anche per questo non si può accettare che vengano definiti “incidenti stradali” ma solo infortuni sul lavoro.

L’Azienda risponderà, insieme alle OO.SS. firmatarie, che la riorganizzazione si deve fare in nome del profitto anche a scapito però dell’occupazione, della sicurezza e della dignità di tutti i lavoratori.

Contro tutto questo, per non dimenticare, continueremo a lottare!

20 marzo ’18

Per l’unità del sindacalismo di base

CUB POSTE      COBAS POSTE       SI COBAS