I padroni non hanno mai digerito le feste operaie:

l’azienda  Poste organizza, nel recapito, il lavoro straordinario nella giornata del 25 aprile!

E' l'avanguardia del crumiraggio!

 

La “notizia” arriva dai lavoratori di Firenze, città dove l'azienda sta partendo con il famigerato progetto del“recapito a giorni alterni” ,l'ultima trovata per tagliare migliaia di posti di lavoro e imporre un'organizzazione del lavoro che fa acqua da tutte le parti, che è destinata al fallimento. Noi ribadiamo la qualità di un servizio di recapito quotidiano, non  a singhiozzo, organizzato per servire tutta la cittadinanza ovunque risieda, senza divisioni tra cittadini di serie a e cittadini di serie b.

Ma i capi si ostinano nella furia organizzatrice e pensano di superare gli ostacoli ricorrendo agli straordinari, non più solo al sabato, la domenica ma addirittura il 25 aprile, che non ha riguardato solo la lavorazione interna ma anche la consegna con l'ausilio di squadre provenienti da altre località e di capetti sempre solerti: giustamente i cittadini hanno risposto con ilarità all'arrivo il 25 aprile di lettere mentre la stessa puntualità non si ha nei giorni normali! Un paradosso che la dice lunga sulla confusione aziendale e le insuperabili contraddizioni.

E questo si spiega col fatto che all'origine di questo nuovo modello di consegnare la corrispondenza, appunto a “giorni alterni”, non c'è alcun serio piano industriale ma solo la preventiva decisione, la ferrea volontà di tagliare posti di lavoro, fare cassa, meglio profitto, scaricando il disastro tanto sui lavoratori quanto sui cittadini.

La provocazione poi, di lavorare in straordinario il 25 aprile, è figlia del clima di potenza di cui sembra essere investita l'azienda che ha al suo fianco sindacati “disattenti” anche davanti al crumiraggio organizzato.

 

Per l'unità del sindacalismo di base e dei lavoratori

CUB Poste            COBAS Poste           SICOBAS Poste

 aprile 2018

25 aprile e  1°maggio


Queste due giornate di enorme significato storico-politico non possono in alcun modo essere confuse con le altre feste nazionali di marca istituzionale per il semplice fatto che entrambe nascono dalla lotta antifascista e anticapitalista, ancora oggi di grande attualità, base per un mondo diverso e migliore.

Se per il 1° maggio è scontato e risulta evidente il richiamo alle lotte di emancipazione dei lavoratori, così non è per il 25 aprile in cui prevale il momento “militare”, la lotta di liberazione partigiana contro gli occupanti nazisti e i fascisti collaboratori. Poco invece ci si sofferma sul ruolo, decisivo e determinate, delle lotte della classe operaia, a cominciare dai grandiosi scioperi del '43 a Milano, in piena guerra e pieno regime fascista.

Sono gli scioperi operai che segnano l'inizio dell'incrinatura di massa al regime inimmaginabili solo pochi mesi prima; inimmaginabile cioè che i lavoratori si organizzassero e manifestassero apertamente la loro ostilità ad un regime di privazioni, miseria e guerra che teneva sotto il suo tallone un intero popolo. Questo è stato l'elemento decisivo che ha aperto a strati sempre più vasti di masse la via e la lotta per mettere fine alla dittatura fascista.

La lotta antifascista senza l'intervento e l'apporto degli scioperi operai era cosa monca, parziale: l'intervento operaio ha immesso nella lotta antifascista il contenuto di classe che gli mancava, l'ha completata, allargando le basi della lotta stessa, contribuendo alla sconfitta anche militare degli occupanti e complici.

Questo è per noi un esempio, una lezione di cosa è la forza dei lavoratori che nonostante molti decretino la sua morte, rimane immensa, capace di tutto. Oggi il movimento operaio è diviso, frammentato, scisso in partiti e partitini che si contendono ognuno la sua parrocchia, il suo pezzettino. E così restiamo divisi come ci vogliono le classi dominanti per continuare le loro politiche di saccheggio sociale.

Per questo combattiamo così duramente chi ostacola la ricostruzione di un movimento dei lavoratori; per questo combattiamo così duramente il sindacato che ha abolito l'art. 18 liberalizzando i licenziamenti; accettato il precariato; innalzato l'età pensionabile; immiserito i salari; scelto le privatizzazioni; accettato la disoccupazione...

Noi ricordiamo il 25 aprile e 1° maggio come un esempio che anche davanti ad una situazione disperata il movimento dei lavoratori sa che c'è sempre una via d'uscita. È questa volontà che va coltivata, promossa, affermata.

Senza l'intervento dei lavoratori, senza l'intervento della classe che produce la ricchezza di cui tutti godono, niente è possibile – a meno di una società fondata sulla crescita delle diseguaglianze sociali, cioè minata alle radici.

 

PER L’UNITÀ DEL SINDACALISMO DI BASE E DEI LAVORATORI


 CUB Poste                                     COBAS Poste                                     SI COBAS