Poste fa abuso del lavoro precario sistematicamente da molti anni ad oggi, le assunzioni in programma sono insufficienti e il rischio che venga “privata” ai cittadini è sempre più evidente. Di migliaia di lavoratori precari ne verranno assunti poco più di mille entro giugno 2019, con il requisito del diritto di precedenza, che ha validità di un anno, che  preclude l’inserimento nelle graduatorie di molti lavoratori precari.

La certezza di avere un’azienda più povera di posti lavoro si sta concretizzando, se consideriamo gli accordi firmati contestualmente al rinnovo contrattuale che stabiliscono un ripristino del turn over al 40%, e, recentemente, l’a.d. Del Fante ha dichiarato che nei prossimi 10 anni andranno in pensione 70000 mila persone che saranno rimpiazzate da 10000 assunzioni. Questa è la decantata “ottimizzazione” delle politiche occupazionali, che non rappresenta altro, se non lo sfruttamento dei lavoratori superstiti, con turni di lavoro previsti anche il sabato e la domenica. A tal proposito è stato firmato un accordo Tra Amazon e poste per le consegne del weekend.

Nessuna certezza sui trasferimenti, per chi da anni vive lontano dai suoi affetti e attende risposte sulle disponibilità. Considerando le carenze strutturali, sempre più diffuse in tutto il territorio nazionale, possiamo affermare che  l’atteggiamento aziendale è volto a reprimere i propri dipendenti per renderli più deboli e asserviti.

Nessuna assunzione nel sud

Le assunzioni non avverranno in tutto il territorio nazionale, ma secondo le disponibilità aziendali.. In questo primo step di assunzioni i lavoratori precari possono candidarsi a lavorare solo per la regione Lazio e per le regioni del Nord Italia, e tale sistema aumenterà le situazioni di fragilità per i precari del sud che saranno costretti a rinunciare alla loro famiglia ed alle loro abitudini.

Noi immaginiamo Poste Italiane come azienda pubblica  che abbia a cuore la riqualificazione di tutto il territorio nazionale, e che sia un ponte tra il cittadino e lo stato specialmente là dove lo stato è carente, ed invece Poste Italiane si dimentica del sud con la complicità dei confederali, non assumendo nessuno in territori molto popolati e già flagellati con la consegna a giorni alterni e la chiusura di uffici postali. Che gli interventi occupazionali si facciano per migliorare la vita sociale di lavoratori e cittadini in tutto il territorio italiano e non per soddisfare le esigenze di “Grandi Utenti”.

ANCHE PER QUESTI MOTIVI ABBIAMO INDETTO LO SCIOPERO NAZIONALE DELLE PRESTAZIONI AGGIUNTIVE E STRAORDINARIE IN TUTTI I SETTORI DELL’ AZIENDA

DAL 23 LUGLIO AL 23 AGOSTO       

LE REGIONI MOLISE, EMILIA-ROMAGNA E SICILIA TERMINANO IL 22 AGOSTO

LA DIFESA DEL POSTO DI LAVORO E DEL SERVIZIO PUBBLICO passa anche dalla stabilizzazione del lavoro precario, in questo periodo estivo poste utilizza le prestazioni straordinarie e aggiuntive per sostituire le ferie. SCIOPERANDO TUTTI , oltre che essere meno asserviti,  contringeremo l’azienda ad attuare interventi occupazionali.