BANCOPOSTA in caduta liberista.

 

Negli uffici postali non poteva esserci scenario peggiore dopo i duri colpi sferrati dalla privatizzazione,  e definirlo raccapricciante ci sembra che fotografi abbastanza bene la condizione reale.

Già da alcuni anni, ormai, siamo entrati nella fase più aggressiva di quel cambiamento fortemente voluto dal potere politico e finanziario con il lasciapassare,  degli stessi sindacati che ci hanno “regalato” l'ultimo CCNL rispettoso dei criteri fondamentali per il lancio alla seconda tranche di privatizzazione: contenimento salariale, flessibilità operativa, crollo occupazionale e introduzione di welfare aziendale (quest'ultimo merita un capitolo a parte in quanto introdotto subdolamente col preciso intento di cancellare totalmente e definitivamente il welfare state, quale garanzia di equilibrio sociale e benessere collettivo. troppo fastidioso per l'élite di potere).

L’avviata demolizione del servizio di recapito, con l'introduzione dei giorni alterni e il totale stravolgimento del lavoro, anticipa, non di molto, quello della rete sportelli e di tutti gli altri settori di poste che vengono sempre più spinti nel tritacarne della concorrenza e nell'asfissiante escalation della produzione ad ogni costo.

In una azienda che spinge per diventare sempre più banca penalizzando il piccolo risparmio, l’arroganza padronale si esprime attraverso continue pressioni commerciali, per un ventaglio sempre più ampio di prodotti da vendere e obiettivi da raggiungere tanto cari a capi, sottocapi ed altre squallide figure, al punto d’aver generato un sistema competitivo tra uffici e colleghi d’uno stesso ufficio che penalizza soprattutto l’utenza, ma anche gli stessi operatori di sportello che avvertono il peso di un sistema di controllo da remoto sulle operazioni con relativi rimproveri. 

La riduzione sistematica del personale, anche questa tesa a far sfregare le mani ai grandi azionisti, con un turnover quasi inesistente e con una lentissima conversione delle figure part-time, genera un sovraccarico di lavoro e ritmi snervanti che non tengono conto della delicatezza delle operazioni e della tranquillità necessaria per un normale svolgimento della mansione di sportellista. Il vano tentativo di allungare la coperta e coprire le tante e sistematiche mancanze, innesca continue richieste di distacchi e l’ormai assunto straordinario full-day, tutte componenti che hanno per conseguenza l’aumento dello stress correlato, ipocritamente contemplato nel decreto 81/08. Nuovi esperimenti sulla flessibilità operativa, necessari a bilanciare il calo occupazionale, si sono avviati grazie alle firme dei nemici dei lavoratori che prevedono, tra l’altro, turni che si piazzano nel centro esatto della giornata, a cavallo tra mattina e pomeriggio cosicché non restino ai lavoratori che pochi frammenti di vita reale. Ormai senza più l’opportunità di gestire al meglio le proprie ferie che con l’ultimissimo accordo scivolano sempre più tra le mani aziendali, fino a ieri diritto irrinunciabile che attiene al riposo psicofisico del lavoratore, ma anche questo venduto alla logica degli obiettivi a premi per i capetti, che oggi ne mutano la natura e l’originale funzione necessaria ad ogni lavoratore.

Questa, in sintesi, è l'amara realtà con la quale tutti siamo chiamati a fare i conti e se qualcuno ancora crede che ci si può fidare di chi ci ha venduto, questo qualcuno si sbaglia di grosso e vuole anche dire che a breve deve rifare i conti.Non ci sono soluzioni diverse dalla lotta per fermare tutto questo, il vento deve cambiare necessariamente direzione o non ci sarà scampo per i più deboli, il rischio di affogare nell'acquitrino del libero mercato è decisamente altissimo, mettiamocelo bene in testa.

Allora mobilitiamoci e costruiamo assieme una grande giornata di lotta:

SCIOPERO GENERALE DELL’INTERA CATEGORIA IL 25 MAGGIO

per il servizio pubblico, l’occupazione ed un lavoro dignitoso che lasci spazio alla vita privata di tutti noi