PRIMI PASSI VERSO L’UNITÀ DEL SINDACALISMO DI BASE ALLE POSTE

A seguito dell’appello del 16 gennaio e quello conseguente del 29 gennaio del Cobas Poste si è tenuto il 24 febbraio a Roma un incontro interlocutorio con quanti hanno risposto positivamente alla necessità di intraprendere percorsi condivisi per l’unità del sindacalismo di Base alle Poste.

Presenti i compagni del CUB Poste da Milano, Padova; Cobas Poste di Torino, Milano, Firenze, Roma e Salerno; Un compagno iscritto e militante dell’SLG benché non a rappresentanza, colleghi intervenuti a titolo personale; hanno dato preventivamente la propria adesione le Organizzazioni: SI Cobas Poste; USI Poste, impossibilitate in tale data ad essere fisicamente presenti all’incontro ma comunque aperte nel dar seguito attivamente al proposito unitario. Anche SLG CUB, pur non partecipando, ha confermato la disponibilità “per iniziative di lotta secondo una visione comune” e si è detta favorevole al principio della strategia condivisa e a lungo termine. Al pari di queste, interessata all’intento è la Comunità Montana del Monte Amiata che negli anni ha mostrato, con azioni significative, particolare interesse teso alla difesa del ruolo sociale di poste. Il Cobaspt Cub-Usb ha risposto all’appello rinviando la possibilità di un incontro nel periodo post-elettorale.

La Parte Analitica dell’assemblea ha sottolineato ulteriormente, quanto già manifestato pubblicamente dagli astanti, la situazione categoriale a seguito del rinnovo del contratto e a pochi giorni dalla ratifica dell’accordo sulla ennesima riorganizzazione del PCL(Poste Comunicazioni e logistica) che non va solo criticato ma combattuto. Per noi del sindacalismo di base non è una partita ne persa ne chiusa.  La lotta, che vogliamo estesa in tutto il Recapito, avvicinando quanti più lavoratori possibile, ampliando al massimo il fronte dei lavoratori, non può che sfociare nello sciopero generale della categoria perché gli accordi non cadono da soli se non vengono abbattuti. In continuità col passato si registrano l’acuirsi dei criteri guida nei processi di privatizzazione: Aumento della flessibilità; contenimento salariale; vertiginoso calo occupazionale; trasferimento del servizio sociale in mano aziendale. Con lente ma inesorabili ricadute sulla condizione lavorativa, esistenziale e di salute dei lavoratori; di servizi sottratti agli utenti. In un susseguirsi di scelte politiche, governative e istituzionali che privatizzano sempre più la stessa economia pubblica, il contesto sociale che ne consegue diviene sempre più pesante; la stessa CDP(Cassa depositi e prestiti) divenuta a sua volta S.P.A. con al suo interno alcune Fondazioni bancarie (hanno il 18% di azioni) alimenta gli interventi  con logiche bancarie, c'è  infatti  un problema economico aperto dalle suddette scelte politiche  che di fatto non garantiscono  il risparmio dei cittadini e penalizzano gli Enti locali che appunto non avendo più il vecchio sostegno privilegiato della Cassa hanno difficoltà ad eseguire i lavori pubblici sui territori. In un contesto in cui i livelli occupazionali subiscono andamenti depressivi e la nuova occupazione è caratterizzata dalla dilagante condizione precaria.

Nello scenario in cui le coalizioni capital-governative-sindacali affinano le proprie tecniche coercitive per affermare sempre più i propri interessi, i tentativi di percorsi unitari del Sindacalismo di Base (‘Per un Fronte Unito del sindacato di Classe’, CONUP dei pensionati, ‘ancora in marcia’ assemblea unitaria degli autoferrotranvieri)  che timidamente si affacciano nell’ attuale mondo del lavoro sono da esempio e da ispirazione nello sperimentare un percorso inclusivo che metta a parte le frammentazioni e si unisca sul terreno comune della netta contrarietà agli intenti scellerati dell’azienda. Quella dell’Unità del sindacalismo in poste resta l’unica risposta possibile con l’auspicio che possa gettare le basi per una solidarietà attiva tra i lavoratori tutti e che possa congiungersi con le altre esperienze esistenti e divenire in futuro realtà intercategoriale.