CONSIDERAZIONI SULL'AUDIZIONE

In riferimento all’audizione del 14 novembre 2017 Matteo Del Fante, amministratore delegato di poste italiane, ha presentato come è e come sarà Poste Italiane, parlando di numeri, cambiamenti e rispondendo ad alcune domande della commissione presente. Noi abbiamo ritenuto doveroso esprimere le nostre considerazioni.

Matteo Del Fante di privatizzazioni se ne intende, il suo ingresso in Cassa depositi e prestiti, dove ha ricoperto il ruolo di direttore della finanza, coincide con la trasformazione della stessa in SPA e il conseguente ingresso nel capitale di 65 fondazioni bancarie, che tutt’ora speculano con i nostri soldi. Non ci stupisce che il nostro amministratore delegato quando parla di Uffici Postali si riferisca a Transazioni, Conti correnti e mai ad un miglioramento del servizio con riaperture di uffici chiusi e nuove forme di tutela per i piccoli risparmiatori. Non ci stupisce che quando parli di recapito, parli di pacchi e consegne a giorni alterni e fa l’esempio del “carretto gelati” che si traduce in un postino che attraversa i quartieri come un venditore ambulante, chiama la gente a prendersi la posta o a pagare bollettini

Noi, come sindacato sociale, abbiamo sempre lottato per un servizio pubblico e garantito. Abbiamo sempre individuato nell’unicità aziendale e nella sinergia tra i settori la migliore strategia per garantire la funzione sociale. Perché è proprio la presenza costante sul territorio della figura del portalettere e di un ufficio postale che hanno rappresentato la vicinanza ai cittadini, specialmente ai più disagiati, ed andrebbero attuati interventi migliorativi e non peggiorativi come la chiusura di uffici postali e il recapito a giorni alterni, il quale riteniamo essere anche discriminatorio perché divide i cittadini in due categorie, in funzione di dove risiedono, avranno un servizio diverso.

I due settori risultano da sempre essere complementari, ed al recapito, su cui l’AD evidenzia il 10% calo volumi ogni anno, e che le leggi del mercato ti spingono a competere con il resto d’europa che ha volumi più alti, andrebbe riconosciuta l’immagine e la pubblicità che gratuitamente esercita sul territorio dove finalizza tutti i prodotti del bancoposta e non solo (Vedi Poste Mobile,  Poste Impresa), e riteniamo errato ragionare in termini di bilancio di settore, ogni settore contribuisce alla crescita di Poste Italiane.

Ed a fronte dei numeri sbandierati durante l’audizione dal nostro AD, ci verrebbe da chiedersi come mai non si è intervenuti potenziando strutture e logistica che ad oggi risultano essere inidonee a sostenere il flusso di pacchi che sta avanzando? Lui stesso dice:  ”in futuro poca posta e molti pacchi”.  Come mai non si è intervenuti con nuove assunzioni a tempo indeterminato (ultime assunzioni programmate risultano essere del 2002)?

A questo è stata esaustiva la risposta dell’AD sull’incalzare delle domande dei componenti delle commissioni, circa l’utilizzo indiscriminato dei Contratti a tempo determinato che non vengono confermati e si creano disservizi dovuti al continuo avvicendamento e l’AD, con candore, ha detto: I ctd permettono servizi più flessibili che i lavoratori a tempo indeterminato, soggetti a contratto, non possono fare”.

Inoltre, rispetto alla chiusura di piccoli uffici, la commissione, in audizione, ha fatto notare che la nuova legge 158 sancisce che i comuni fino a 5000 abitanti devono avere tutti i servizi che sono appannaggio delle grandi città: banda larga, servizio postale capillare ecc ecc (art9). Non c’è mai stata condivisione con i territori (sindaci) nei tagli degli uffici postali e nel recapito a giorni alterni, come è previsto da questa legge. Quindi la chiusura di uffici postali va contro il dettato della legge 158, ed anche il recapito a giorni alterni va nella stessa direzione.

L’AD ha detto, in piena adesione a questa legge, che non chiuderà altri uffici postali, ma potrebbero esserci delle rimodulazioni di orario e le eventuali chiusure(79) riguarderà uffici non di piccoli comuni, valutando sovrapposizioni nel raggio di 1 Km.

Per ciò che riguarda invece i giorni alterni, sui disservizi si è espresso così “Il recapito a giorni alterni interessa l’11,5% della popolazione, mentre l’incremento dei reclami è al 9%...” come se fosse un risultato positivo senza tenere conto che un incremento del 9% dei reclami è un gran bel numero di utenza. Infine ha ribadito l’intenzione di completare la riorganizzazione dei rimanenti uffici, delle aree regolate con il recapito a giorni alterni.

Questo giustificando la cosa con il risparmio del costo di lavoro dichiarando, in termini di servizio, che “è meglio avere un recapito certo a giorni alterni che incerto tutti i giorni”.

L’AD si vanta inoltre della riduzione del costo del lavoro affermando che la decrescita occupazionale dal 2015 ad oggi è di 3000 lavoratori ogni anno sottolineando “concordata con il sindacato”.

L’AD si è vantato anche di aver fatto uno sforzo per permettere ai cittadini di prendere la posta inesitata all’ufficio postale prossimo e, per aver più efficienza, si cerca di rimodulare gli orari. “Là dove c’è il maggior numero di clienti (forse utenti?) l’ufficio chiude alle 18 00 e si garantisce lo smaltimento della clientela (forse utenza?)”. Lamentandosi però, che lo sciopero degli straordinari (unico strumento di lotta contro la richiesta continua di flessibilità) ha vanificato spesso tale scopo.

In definitiva si è parlato, visto che era una commissione mista, ambiente e trasporti, anche dell’utilizzo di mezzi meno inquinanti (elettrici e quant’altro), ma ciò che è venuto alla luce è soltanto la riduzione dell’occupazione e la politica discriminatoria dei giorni alterni.