WELFARE AZIENDALE

Già nel precedente contratto avevamo avuto un assaggio dei benefit in sostituzione di una parte di aumento salariale, ora, grazie all’accordo interconfederale sulla contrattazione collettiva, vedremo sempre più soldi sottratti al salario per sostenere la crescita del WELFARE AZIENDALE. Che altro non è se non la progressiva sostituzione nella gestione privatistica di quel WELFARE STATE che garantiva a tutti pari diritti nella fruizione dei servizi minimi, vitali e necessari ad una esistenza dignitosa. Quello STATO SOCIALE teso a ridurre le disuguaglianze e che in pochi decenni, governi neoliberisti col supporto di sindacati venduti alle logiche dell’interesse economico e della perpetrazione dei propri privilegi, hanno smantellato di proposito per giustificare l’ingresso di logiche e capitali privati il cui unico fine è quello del profitto ad ogni costo, tanto i costi gravano solo sui lavoratori e sugli ultimi della società. Questi ultimi, si troveranno a pagare due volte gli stessi servizi. Una volta allo stato con le tasse e una volta all’azienda con la sottoscrizione del reddito. Con l’aggravante paradosso che le tasse concorrono a finanziare, grazie alla legge di stabilità, le agevolazioni fiscali per le aziende che concedono servizi privati e dunque contribuiscono all’ ulteriore smembramento dell’apparato assistenziale pubblico.

FLESSIBILITA’

Il lavoro domenicale per una società sempre più tesa al consumo e al profitto, gli incentivi al profitto individuale e l’aumento del pagamento delle ore di straordinario comprese nel TEC (trattamento economico complessivo) a discapito del TEM (trattamento economico minimo, ovvero salario), renderanno i lavoratori rivali tra loro e sempre più flessibili verso l’azienda. Condizioni di flessibilità che erano già peggiorate dopo gli ultimi accordi in tutti i settori ed in particolar modo nel recapito con l’introduzione delle linee business ed i nuovi sistemi di sostituzione dei portalettere assenti. Nel settore si registra una crescita sostanziale di lavoratori precari ed una drastica contrazione occupazionale.

DIGITALIZZAZIONE

Questo processo, imposto dalle politiche neoliberiste, servirà per ridurre ulteriormente l’occupazione automatizzando i processi lavorativi; più macchine e meno lavoratori per avere una popolazione più assuefatta e lavoratori schiavi di algoritmi ed intelligenze artificiali. Noi riteniamo che le macchine dovrebbero servire per agevolare le collettività e migliorare la qualità della vita di lavoratori e cittadini nella salvaguardia del pianeta (da considerare anche l’inquinamento elettromagnetico), ed invece saranno solo i padroni a cogliere la ricchezza prodotta.

Il rischio che corriamo, se li lasceremo fare, è la sudditanza culturale, politica e “morale”, a padroneggiare termini e concetti saranno ancora una volta i padroni, vendendo i loro bisogni come esigenze insopprimibili per il paese mentre stenta ad affermarsi una idea di modernità e tecnologia che passi anche dalla riduzione degli orari di lavoro a parità di salario, dalla crescita dei posti di lavoro. E' questa la sfida da raccogliere attorno a Industria 4.0: lavorare meno ma lavorare tutti.

CESSIONE RAMI D’AZIENDA

Per i nuovi assunti è previsto il rischio di seguire le eventuali cessioni di rami aziendali ed essere esternalizzati, ceduti ad altre società, e di ritornare alla condizione di precarietà. Ci sono già centinaia di casi in Italia e migliaia di lavoratori subiscono l’umiliazione della precarietà a causa dell’abuso che i datori di lavoro fanno delle norme che regolano gli appalti, un abuso che viene perpetrato a causa di norme spesso evasive e non chiare, che anziché tutelare i diritti dei “prestatori di lavoro” sono sfacciatamente sbilanciate in favore dei datori di lavoro, i quali non si fanno scrupolo di piegare la norma legale al fine di sfruttare al meglio i propri dipendenti.

 

SOSTIENI LO SCIOPERO STRAORDINARI E PRESTAZIONI AGGIUNTIVE DAL 15 DICEMBRE AL 15 GENNAIO

ESCLUSO IL 16 DICEMBRE PER SCADENZA PAGAMENTO IMU

LA REGIONE PUGLIA INIZIA IL 17 DICEMBRE

 

Siamo consapevoli, che per difendere il lavoro, il servizio pubblico, per salvaguardare diritti e porre fine al precariato, occorre che cresca la partecipazione conflittuale dei lavoratori, diversamente saremo in balia di questi disegni che snatureranno la funzione originaria di Poste come fornitore di un servizio di pubblica utilità, che non può essere condizionata dalla sete del profitto a tutti i costi. Anche se i tempi, sempre più stretti, richiederebbero fin d’ora una partecipazione diretta dei lavoratori, noi ci siamo con la convinzione che senza lotta queste trasformazioni in negativo si realizzeranno.

Per questo crediamo che non sia opportuno lasciarli fare.

PICCOLO VADEMECUM PER I NUOVI ASSUNTI……

 MA UN RIPASSO FORSE È PIÙ CHE NECESSARIO ANCHE PER I “VECCHI” ASSUNTI

É importante conoscere alcune regole fondamentali

  1. banconote false: non si è obbligati a ripianare la cassa nel caso in cui lo sportello non è dotato di apparecchiature idonee e certificate, come previsto dalla normativa vigente in materia. L'operatore ha facoltà di declinare eventuali responsabilità in quanto non può assolutamente garantire l'autenticità delle stesse, seppur "addestrato" da un semplice corso on-line (vedi disposizioni Banca D’Italia). Pertanto, sono illegittime le richieste aziendali di rifondere l’equivalente delle banconote false, tanto è vero che Poste ultimamente ha dovuto correre ai ripari e con nota aziendale datata 15 ottobre ’19 a firma del responsabile Nazionale di Risorse Umane e Organizzazione Relazioni Industriali, dott. Cocchiaro, è stata preannunciata la dotazione per gli UP di 23.000 rilevatori di banconote sospette a partire progressivamente da marzo 2020 (un apparecchio ogni 2 postazioni di sportello). Chiaramente, fin quando non viene posto in essere tale provvedimento rimangono attuali Le considerazioni di cui sopra
  2. Sciopero: è un diritto garantito dalla Costituzione (art. 40), tutti i lavoratori possono aderirvi indipendentemente dall'organizzazione sindacale promotrice. Non c'è bisogno, quindi, di essere iscritti al sindacato che l’ha indetto.
  3. Sciopero straordinario: nel caso dello sciopero dello straordinario, oltre chiaramente a non aderire alla richiesta di ore di straordinario bisogna anche lasciare la postazione di lavoro e chiudere le operazioni con la clientela: Turno antimeridiano ore 13,35/40 – turno pomeridiano 19,05/10. In entrambi i casi il tempo rimanente (30/35 min. circa) verrà dedicato alla chiusura della postazione con relativo versamento alla cassa generale della somma eccedente le 500,00 euro, come da disposizione aziendale. Sarà compito del direttore dell’ufficio informare la clientela tramite comunicazione da apporre all’ingresso dell’ufficio, che c’è uno sciopero in atto e che non è garantito lo smaltimento di eventuali code.
  4. Formazione: è coordinata da un ente bilaterale, ovvero un istituto che distribuisce poltrone tra manager aziendali e sindacalisti in giacca e cravatta, al fine, dicono, di accrescere le competenze delle risorse. Ma è soprattutto uno strumento per alleggerire l’azienda da responsabilità che ricadranno invece attraverso la formazione sui lavoratori. Per cui ogni attività di formazione, elearning, coi, corsi in aula, vanno fatti nella maniera più scrupolosa possibile, in contesti di tranquillità, impiegando le tempistiche necessarie a favorire l’apprendimento e soprattutto vanno fatti negli orari di lavoro. In assenza di questi criteri i corsi restano una farsa ad esclusivo vantaggio della dirigenza aziendale che scarica i propri obblighi mettendo a rischio di provvedimenti sanzionatori il lavoratore che di conseguenza assume l'intero carico di responsabilità praticando una pseudo formazione.
  5. Distacchi: là dove non vi sono accordi ed equilibri tra sportellisti presenti nello stesso ufficio prevale il principio della turnazione. Pertanto, gli stessi, possono impugnare eventuali e ripetuti distacchi nominativi disposti arbitrariamente dalla filiale di appartenenza.
  6. Mansioni Superiori: possono essere rifiutate non sussistendo il criterio di obbligatorietà. Difatti, una recente sentenza della cassazione ha stabilito che tale forzatura comporta maggiori responsabilità poiché coinvolge figure professionali non inquadrate nel ruolo specifico e pertanto il lavoratore interessato ha facoltà di rifiutare un ipotetico comando ricevuto e formalizzato per iscritto.

 

Conoscere i propri diritti e doveri è necessario, indispensabile per lavorare in sicurezza rispettando le regole e pretendendo così il rispetto dei propri diritti

fine terza puntata